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giovedì 17 ottobre 2013

Vita del Beato frat'Innocenzo / Cap. 7°

Il Convento di S. Marià di Gesù fondato nel 1430*
Vita del Beato frat'Innocenzo Milazzo

Capitolo 7°
 (Palermo, Castrogiovanni, Giuliana e Piazza, fine 1500)

Essendo in Palermo il Barone di Monica voleva andare con tutta la sua casa in Castro Giovanni; la Baronessa non le piacendo, andò da questo Servo di Dio pregandolo ad esortare il marito a non partire. Egli però disse al Barone, Signore, non badate alla Baronessa, partitevi presto, altrimenti vi avverrà cosa, che non vorreste: eseguì il Barone il suo conseglio, perche lo riputava uomo Santo. Pochi giorni dopo arrivò il nuovo Vicerè, e nella sua entrata cadde il Ponte, onde tutti i Cavalieri precipitarono nel mare, fra quali anch'egli si sarebbe trovato. Nell'anno 1590 predicando la quaresima in Giuliana nella predica del Giudizio universale disse agl'Uditori, che fra breve avevano da esser gastigati da Dio colla carestia, per la quale si ridurrebbero a mangiar erba come bestie; l'anno sguente fu si sterile, che non avendo pane si cibarono d'erbe, e morivano mirabilmente. Nell'istesso tempo predisse, che un'immagine del nostro Padre San Francesco nello Spedale di detta Terra aveva da fare molti miracoli. Nell'anno medesimo un giorno cominciò a diffondere dalle Stimmante un liquore come oglio, col quale seguirono moltissimi miracoli, risanando più infermi. Altre cose predisse, quali non furono notate, e delle notate molte si sono lasciate per fuggire la prolissità, conforme conviene far anco de' miracoli, che per mezzo di lui operò il Signore. In Palermo presso al Convento di Santa Maria di Giesù è un Giardino, in cui andato un giorno a spasso il Padrone detto per nome Matteo Fiorenza colla moglie, e figli, prese nelle braccia un suo puttino chiamato Antonino, ed alzandolo in aria disgraziatamente gli cadde in terra, e vi restò morto. Ciascheduno può pensare con che dolore viddero ciò il Padre, e la Madre. Andarono subito piangendo al Convento, e dimandato il Padre Frat'Innocenzo, gli raccontarono la sventura occorsali, e con prieghi lo condussero con loro al giardino, dove trovarono il figliuolino come marmo raffreddato, essendo più d'un'ora ch'era morto. Mosso a pietà il Servo di Dio di lui, e de' Genitori fè alquanto orazione, e posta la mano sopra il cadavere gli fece il segno della Croce, e subito risuscitò il figliuolino con allegrezza, e meraviglia di tutti. Visse poi, fu Sacerdote, e raccontava ad ognun il miracolo successoli. Nella Città di Piazza Don Giuseppe Trigona**, essendo stato per un mese continuo oppresso da dolori interni, e da una indisposizione, che non poteva rattener il cibo, un giorno andò a cavallo al Convento di Santa Maria di Giesù, dove allora abitava il Padre Frat'Innocenzo, ed arrivato si riposò sopra il suo povero letticciuolo, nel quale s'addormentò, e svegliato si trovò sano. Nella stessa Città Marco Trigona***, essendo aggravato da un male colico per quattro giorni continui, da Medici fu giudicato dover morire la seguente notte, onde i parenti andati al Convento dal Padre Frat'Innocenzo, lo raccomadarono alle sue orazioni, ed egli a loro disse, che tornassero allegramente a casa, che l'infermo era guarito, accertandoli, che non seguirebbe il detto de' Medici; tornati coloro trovarono l'infermo sano. (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Questa foto ci mostra il Convento com'è oggi, il 90 % in rovina, medesimo destino dell'altro meraviglioso chiostro francescano di S. Pietro. Lo troviamo come se fosse stato bersaglio di cannonate, quelle dell'ignoranza, che avrebbero provocato una breccia: come c'è a Roma "La breccia di Porta Pia" così a Piazza abbiamo "La breccia dell'incuria" o "La breccia dell'ignoranza" o "La breccia di S. Maria di Gesù".
**Si tratta di Giuseppe Trigona barone di Cimia nato nel 1552 e morto nel 1613 all'età di 61 anni, i cui resti si trovano nella III cappella a sx della chiesa di S. Pietro.
***Si tratta di Marco Trigona barone di Gatta, Alzacuda Sofiana e Ursitto (1546-1598) che lasciò in eredità oltre 100.000 scudi per l'ampliamento e rifacimento della Chiesa Madre della nostra Città.

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