IL MIO LIBRO "CRONOLOGIA CIVILE ED ECCLESIASTICA..." del 2008 oggi anche su Ebook

venerdì 28 febbraio 2014

Il nuovo Vescovo di Piazza

Il nuovo Vescovo di Piazza Armerina Mons. Rosario Gisana
Ieri alle 12:00 dopo il suono delle campane di tutte le chiese della Città è stata data la notizia. Papa Francesco ha nominato Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina don Rosario Gisana. Nato a Modica il 14 aprile 1959, nel 1985 è ordinato diacono a Noto e l'anno successivo presbitero a Modica e canonico del Capitolo della Cattedrale di Noto. Dopo essere stato docente di Scienze patristiche a Catania e di quelle bibliche a Noto, nel 1990 è Rettore del Seminario Vescovile sino al 2009. Nel 2010 è nominato Vicario Pastorale e Docente di Sacra Scrittura a Noto e dopo aver conseguito il Dottorato in Teologia a Roma è Docente incaricato di Esegesi biblica e Patristica a Catania. Due anni più tardi è nominato Vice Preside dello Studio Teologico S. Paolo di Catania e all'inizio del 2014 è Professore Stabile sempre nello stesso Studio. Il 27 febbraio del 2014 è eletto dal Santo Padre Vescovo di Piazza Armerina. (tratto da StartNews.it) Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

mercoledì 26 febbraio 2014

A càsa du massèr / 3

U cannìzzu
Macina in pietra
Occorrente per preparare la pasta e il pane
Nella casa du massèr oltre al locale per la notte, l'alloggio era composto da una cucina con tavolo e sedie per i pasti, un contenitore di canna intrecciata detto cannìzzu pieno di grano per il fabbisogno dell'intero anno, una macina in pietra, un forno a legna e tutto l'occorrente per preparare la pasta e il pane. Negli angoli di detto locale si trovavano da una parte tutte le stoviglie e dall'altra la cisterna con acqua piovana raccolta dai tetti destinata ai vari usi, non essendoci la conduttura dell'acqua corrente. Spesso nell'ambiente si appendevano a delle verghe, sospese al soffitto, degli aromi quali origano, alloro, semi di finocchietto e altro per accompagnare le vivande e attenuare l'odore sgradevole dei cibi in assenza di frigorifero. E infine si trovava la cantina, con la botte per il vino e tutti gli attrezzi destinati alla coltura dei campi, alla mietitura del grano, alla vendemmia e alla bacchiatura di mandorle e olive. (tratto dalla brochure Casa Museo del Contadino) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Visite alla Casa Museo del Contadino: ore 9-12 e 16-18, info 333 91 38 634

martedì 25 febbraio 2014

A càsa du massèr / 2


Filatoio in legno
Girello in legno
Cavallo giocattolo in legno costruito dal padre del fondatore del museo
Nella casa du massèr, al di là del tramezzo, si trovava un braciere con attorno delle sedioline destinate ai lavori femminili quali cardare la lana, tricottarla per realizzare indumenti per la famiglia. Attorno alle donne impegnate nei propri lavori, spesso i bambini di casa si dedicavano ai loro giochi. (continua) (tratto dalla brochure della Casa Museo del Contadino) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Visite alla Casa Museo del Contadino: ore 9-12 e 16-18, info 333 91 38 634

lunedì 24 febbraio 2014

Elenco "Oggetti misteriosi"

Per leggere l'argomento andare sul MESE corrispondente in "Archivio Blog" a dx della Home Page e cercare l'ARGOMENTO:

25 Febbario 2013 - Oggetto misterioso n. 1 (graffietto);
  2 Marzo        "   - Oggetto misterioso n. 2;
  7 Marzo        "   - Soluzione oggetto misterioso n. 2 (pressa ricarica cartucce);
13 Marzo        "   - Oggetto misterioso n. 3;
16 Marzo        "   - Soluzione oggetto misterioso n. 3 (macchina fotografica);
22 Marzo        "   - Oggetto misterioso n. 4,
23 Marzo        "   - Soluzione oggetto misterioso n. 4 (mannèra);
  1 Aprile        "   - Oggetto misterioso n. 5;
  3 Aprile        "   - Soluzione oggetto misterioso n. 5 (cornetto acustico);
  4 Aprile        "   - Oggetto misterioso n. 6;
  7 Aprile        "   - Soluzione oggetto misterioso n. 6 (astuccio gioco del Lotto);
  9 Aprile        "   - Oggetto misterioso n. 7 (martelletto accordatore pianoforti);
10 Aprile        "   - Oggetto misterioso n. 8 (disco antistress);
26 Aprile        "   - Oggetto misterioso n. 9 (leggio);
  1 Maggio      "  - Di che UFO si tratta? (pallina antistress);
  4 Maggio      "   - Oggetto misterioso n. 10 (yo-yo);
  6 Maggio      "   - Oggetto misterioso n. 11 (mentoniere per violino);
13 Maggio      "   - Oggetto misterioso n. 12;
16 Maggio      "   - Soluzione oggetto misterioso n. 12 (taglia canna da zucchero);
  7 Giugno      "   - Oggetto misterioso n. 13;
22 Giugno      "   - Soluzione oggetto misterioso n. 13 (spegnimoccolo);
14 Ottobre     "   - Oggetto misterioso n. 14;
16 Ottobre     "   - Soluzione oggetto misterioso n. 14 (argano per lampione a petrolio);
21 Aprile    2014 - Oggetto misterioso n. 15;
23 Aprile        "  - Soluzione oggetto misterioso n. 15 (portarotolo);
28 Luglio        "  - Oggetto misterioso n. 16;
29 Luglio        "  - Soluzione oggetto misterioso n. 16 (tsuba giapponese);


domenica 23 febbraio 2014

A càsa du massèr / 1

La camera da letto dei nostri antenati
Nella Casa Museo di Mario Albanese, in via Garibaldi, più che del contadino è stata riproposta la casa del massaro, â ciaccësa: du massèr, ovvero di un contadino (v'ddanu o v'ddàngh) un tantino più benestante e autorevole. U massèr era quella figura che godeva della totale fiducia del proprietario del fondo e per questo lo sostituiva in tutte le attività legate all'azienda. A lui il compito di assumere il personale necessario quali contadini, braccianti, pastori e garzoni, di tenere la contabilità, di corrispondere le spettanze dovute col metodo del baratto, facendosi altresì carico di stabilire gli orari di lavoro ricompensati con un solo giorno di congedo in occasione di un evento funebre in famiglia, del matrimonio del garzone e per la festa del Santo Patrono. La sua autorità era smisurata fin tanto da riservarsi il diritto a consumare la prima notte di nozze con la sposa del garzone, la famosa "ius primae noctis". Al massaro veniva dato un alloggio a titolo gratuito dal proprietario del fondo, consistente in una camera da letto divisa da un tramezzo con materasso reso soffice dall'uso di paglia d'orzo detto iazzu o giàzz (giaciglio), con su, sospesa e agganciata a due anelli metallici con una corda, la culla del neonato chiamata in gergo nàca o nàcca. All'interno dello stesso ambiente, ubicato in un angolo in corrispondenza del letto, vi si trovava un pitale in terracotta detto càndrucàntr per i bisogni, una bacinella con sapone (quando c'era) e asciugamani. Il muro del capezzale era tappezzato da immagini sacre, alle quali la famiglia del massaro era devota, e di fotografie dei cari estinti. (continua) (tratto dal dépliant della Casa Museo del Contadino) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Visite alla Casa Museo del Contadino: ore 9-12 e 16-18, info 333 91 38 634

sabato 22 febbraio 2014

Elenco "Aguzzate la vista"

Per leggere l'argomento andare sul MESE corrispondente in "Archivio Blog" a dx della Home Page e cercare l'ARGOMENTO:

18 Dicembre 2012 - Aguzzate la vista n. 1 (mètopa campanile Cattedrale);
19 Dicembre     "   - Aguzzate la vista n. 2 (stemma atrio biblioteca);
20 Dicembre     "   - Aguzzate la vista n. 3 (stemma ai Cappuccini);
22 Dicembre     "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 3 (stemma Crescimanno ai Cappuccini); 
23 Dicembre     "   - Aguzzate la vista n. 4 (stemma dipinto Cattedrale);
26 Dicembre     "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 4 (stemma Calascibetta/Trigona dipinto Cattedrale);
27 Dicembre     "   - Aguzzate la vista n. 5 (monumento ai Caduti);
31 Dicembre     "   - Aguzzate la vista n. 6 (monumento a Marco Trigona);
  5 Gennaio  2013  - Aguzzate la vista n. 7 (mascherone Demani);
  7 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 7 (mascherone Demani);
  7 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 8 (finestra Teatini);
  9 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 8 (finestra Teatini);
10 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 9 (vico Paternicò);
10 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 9 (vico Paternicò);
11 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 10 (chiesa di S. Lucia);
12 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 10 (chiesa di S. Lucia);
13 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 11 (stemma Jaci);
13 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 11 (stemma Jaci);
14 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 12 (scalino convento S. Pietro);
16 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 12 (scalino convento S. Pietro);
21 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 13 (stemma Sceberras);
23 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 13 (stemma Sceberras);
23 Gennaio       "   - Aguzzate la vista n. 14 (cappella chiesa S. Pietro);
29 Gennaio       "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 14 (cappella chiesa S. Pietro);
17 Febbraio      "   - Foto da decifrare (anno scolpito in via Monte);
10 Marzo          "   - Aguzzate la vista n. 15 (arco conceria);
12 Marzo          "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 15 (arco conceria);
16 Marzo          "   - Aguzzate la vista n. 16 (fontanella Atrio Fundrò);
17 Marzo          "   - Lancia in resta per la Soluzione n. 16 (fontanella Atrio Fundrò);
24 Marzo          "   - Aguzzate la vista n. 17 (stemma cavallo);
29 Marzo          "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 17 (stemma cavallo);
11 Aprile           "   - Aguzzate la vista n. 18 (blocco pietra);
12 Aprile           "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 18 (blocco pietra);
15 Aprile           "   - Aguzzate la vista n. 19 (monumento a Umberto I);
19 Aprile           "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 19 (monumento a Umberto I);
  2 Giugno         "   - Aguzzate la vista n. 20 (fontana Sottopontegalleria n. 1);
  3 Giugno         "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 20 (fontana Sottopontegalleria n. 1);
  8 Giugno         "   - Aguzzate la vista n. 21 (mascherone fontana Sottopontegalleria n. 2); 
19 Giugno         "   - Mezza Soluz. Aguzzate la vista n. 21 (mascherone fontana Sottop. n. 2);
20 Giugno         "   - Soluz. Aguzzate la vista n. 21 (fontana Sottopontegalleria n. 2);
29 Agosto         "   - Aguzzate la vista n. 22; (medaglione statua Marco Trigona);
31 Agosto         "  - Soluz. Aguzzate la vista n. 22 (medaglione statua Marco Trigona);
28 Maggio  2015  - Sotto i nostri occhi;
29 Maggio         "  - Ecco dov'era (l'anno scolpito presso l'Eremo di Piazza Vecchia);
17 Giugno          "  - Aguzzate la vista n. 23 (lapide scolpita);
22 Giugno          "  - Soluz. Aguzzate la vista n. 23;
30 Settembre     "  - Aguzzate la vista n. 24;
  4 Ottobre         "  - Soluz. Aguzzate la vista n. 24 (via Ferrante);







venerdì 21 febbraio 2014

Poesìa d' Mariu pu massèr

In un angolo della Casa Museo del Contadino il fondatore Mario Albanese ha messo ben in evidenza la sua poesia â ciaccësa dedicata a casa du massèr, ovvero alla sua mostra organizzata con materiale proveniente dalla sua vasta raccolta in tanti decenni.  
Eccovi la traduzione:

La casa del massaro

Ragazzi non c'è bisogno di andare lontano
L'abbiamo a portata di mano 
Il museo della casa del massaro
E' qui dietro e fa onore a Piazza per davvero

Si sono portati tutto da questo paese scarognato
Chi lo doveva dire che dovevamo fare la fine di Giufà
Ma per fortuna c'è sempre qualcuno onesto
Che lascia questa piantina rara a crescere

Questo qualcuno è paesano lo chiamano Albanese
Che ha fatto tutto di tasca sua senza alcun interesse
Per questo stavolta lo dobbiano aiutare
Ragazzi una cosa buona a Piazza deve restare

Dicembre 2013                       Mario Albanese

Visite alla Casa Museo del Contadino ore 9-12 e 16-18, info 333 91 38 634  



giovedì 20 febbraio 2014

Lo scrigno-museo

Il fondatore del museo Mario Albanese
Da qualche settimana Piazza, oltre alla Pinacoteca, alla Mostra del Libro Antico e alla Mostra Mineraria, può annoverare tra i suoi gioielli anche la Casa Museo del Contadino in via Garibaldi 56 (Atrio Crescimanno). Il fondatore di questo museo, che io considero uno scrigno a tutti gli effetti, è il piazzese Mario Albanese nato a Piazza Armerina nel 1945. Attualmente in pensione, dopo aver prestato servizio presso varie scuole della Città, per oltre un ventennio si è dedicato al restauro di mobili antichi e alla raccolta di oggetti della cultura agro-pastorale, della quale ne è un profondo estimatore. Nel 1993, Albanese inizia a esporre in un locale, ora parte integrante della casa museo, diversi manufatti raccolti negli anni. Iniziativa che riscosse fin da subito un successo lusinghiero nell'ambito scolastico e che fu sprono per il successivo prosieguo. Recentemente, acquisiti ulteriori due ambienti attigui al primo locale, Albanese con rinnovato entusiasmo è riuscito a ricostruire fedelmente, avendo particolare cura dei dettagli, la casa del contadino nell'Ottocento e inizio Novecento, realizzando così il sogno della sua vita. Lo scopo di tale iniziativa consiste nel fare rivivere al visitatore il contesto abitativo passato, non tralasciando l'esaustiva descrizione dell'uso dei vari e numerosi oggetti esposti direttamente dallo stesso fondatore. L'antica abitazione è degna di essere ricordata alle giovani generazioni perché molto diversa dall'attuale con comodità del tutto assenti. Personalmente consiglio la visita soprattutto a chi vuole ritrovarsi tutto ad un tratto nelle abitazioni dei nonni di 70/80 anni fa e oltre, sia in quelle di campagna che di paese. Erano proprio così! (tratto dal dépliant Casa Museo del Contadino) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Visite alla Casa Museo del Contadino ore 9-12 e 16-18, info 333 91 38 634

Nei prossimi giorni verranno proposte le foto da càsa du massér

martedì 18 febbraio 2014

La prof.ssa Zelarovich

La prof.ssa Angela Zelarovich classe 1892
Tra gli insegnanti nella foto di fine anno scolastico 1916/17 della classe III (corsi A e C) della Regia Scuola Normale Promiscua "F. Crispi" di Piazza Armerina, contrassegnata dal n. V, abbiamo individuato la prof.ssa di scienze Angela Zelarovich, della quale anche questa volta il cultore di storia patria Francesco Impallomeni ci fornisce alcune notizie. Angela Francesca Maria nasce il 3 settembre del 1892 a Militello Val di Catania dall'ingegnere Gustavo Zelarovich di anni 34 e da Teresa Gargano fu Andrea di anni 25. Angela ha un fratello che nasce nel 1896 ma che morirà aspirante ufficiale nella Grande Guerra nel 1917. Dopo aver conseguito nel 1910 il diploma presso il Regio Liceo Classico "M. Cutelli" di Catania, si iscrive presso la Facoltà di Scienze Fisiche Matematiche e Naturali della Regia Università di Catania (una delle 3 femmine su un totale di 59 iscritti). Nel luglio del 1914 consegue sia il Diploma di Magistero in Scienze Naturali sia la laurea in Scienze Naturali con la votazione di 110/110, discutendo la tesi Contributo alla conoscenza della fauna del mare di Catania desunto dal prodotto delle reti a strascico (di cui l'anno prima aveva pubblicato il libro Primo manipolo d'Animali marini catturati da alcune reti a strascico nel Golfo di Catania). Gli anni successivi, sino al 1918, è nominata assistente in sovrannumero presso l'Istituto di Zoologia dell'Università di Catania. Alla Regia Scuola Normale "F. Crispi" di Piazza Armerina insegna Scienze nell'anno scolastico 1916/17 durante il quale conosce il futuro marito, l'avvocato piazzese Pietro Crea. Nel 1922 da Piazza Armerina si trasferisce con la famiglia a Catania, dove insegnerà presso i Regi Licei sino alla conclusione della sua carriera scolastica. Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

domenica 16 febbraio 2014

Sculture sul campanile della Cattedrale

I trìglifi e le mètope nel cornicione del lato Sud
Le due mètope del lato Est
Per completare l'argomento "campanile" della nostra Cattedrale, non si può non parlare delle mètope (formelle di pietra scolpite a rilievo) inserite tra i trìglifi (blocchi di pietra qui con solo due scanalature centrali invece di tre) presenti nel grande cornicione che separa i primi due piani in stile gotico-catalano dagli ultimi due in stile rinascimentale-classicista. Il lungo fregio a ca. 30 metri d'altezza risulta poco visibile ed è per questo che sono pochi quelli che ne conoscono l'esistenza. E se anche la conoscono, non riescono a distinguere bene le figure scolpite a rilievo, se non in possesso di un binocolo o di un teleobiettivo. Il fregio con questi elementi architettonici si sviluppa non solo per tutto il lato Sud del campanile (foto in alto), ma dalla foto in basso ci accorgiamo che anche nel lato Est esistono altre due mètope. Questo ci fa supporre che il fregio doveva continuare per tutto il perimetro del campanile prima che venisse inglobato definitivamente. L'elemento decorativo del lato Sud presenta 13 trìglifi che racchiudono 12 mètope con le seguenti immagini da sx: 1^ rosone a cinque petali; 2^ rosone a cinque petali; 3^ viso racchiuso in un cerchio; 4^ viso di profilo posto dentro una mezzaluna; 5^ viso con copricapo; 6^ aquila con serpente tra gli artigli; 7^ rosone a cinque petali; 8^ mascherone con orecchie a punta e corna; 9^ viso circondato da sette foglie; 10^ stella a otto punte; 11^ rosone a cinque petali; 12^ rosone a otto petali in una corona. Quello appena visibile dal lato Est presenta due mètope: 1^ rosone simile a quello della 12^ del lato Sud; 2^ viso con bocca aperta, avvolto da due serpenti che s'incrociano sulla testa. Oltre a queste sculture a rilievo ne esistono altre due appena sotto l'ultimo cornicione degli ultimi due piani a Sud. Non si tratta di mètope bensì di sculture a rilievo su blocchi di pietra calcare bianca, dove sono rappresentati due mascheroni mostruosi con corna e orecchie appuntite simili a quello dell'8^ mètopa sottostante. La rappresentazione di maschere mostruose o demoniache, o di uomini zoomorfi con le orecchie appuntite e corna sulla fronte, fa riferimento all'iconografia dei satiri ed è associata a virtù magiche, propiziatorie e apotropaiche (per mantenere lontani gli spiriti maligni) oltre che a funzione decorativa vera e propria. Ma le sculture che compaiono dentro e fuori le chiese, quindi anche dentro e sui campanili, si rivelano depositarie di una sapienza che va al di là del fine decorativo o, se si vuole, anche genericamente narrativo. Faccio qualche esempio: la stella a otto braccia, o rosa dei venti, simboleggia lo Spirito di Dio che soffia sulle Acque originali della Genesi per operare la creazione; l'aquila regina dei volatili, emblema della percezione diretta della luce divina, essendo un rapace è nemica dei serpenti che strisciano sul terreno e quindi è un antagonista della materialità; la mezzaluna è il simbolo della notte.  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

giovedì 13 febbraio 2014

Violinista Edgardo Catalano

Il violinista piazzese Edgardo Catalano (1872-1927)
La foto di fine anno scolastico 1916-17 della III classe della Regia Scuola Normale Promiscua Superiore "F. Crispi" di Piazza Armerina, che vi ho mostrato qualche giorno fa, tra le 36 alunne e i 14 insegnanti, al n. IX ci ha indicato il volto del professore piazzese di Canto al quale è stata intitolata una via della nostra Città, quella tra il Teatro Garibaldi e il Cinema Ariston. Si tratta del prof. Edgardo Catalano, nato a Piazza Armerina il 28 ottobre del 1872 e morto l'11 luglio 1927 nella sua abitazione di Via Umberto. Il generale Litterio Villari nel suo volume Storia di Piazza Armerina* ci fa sapere che fu "insigne violinista e il primo assoluto in un concorso nazionale ed ebbe l'onore di suonare davanti alla regina Margherita". Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Nell'ultima edizione del libro del 2013 viene indicato erroneamente come anno di nascita il 1892, mentre in quella precedente (la II del 1981) è indicato erroneamente il 1827.

martedì 11 febbraio 2014

Bedda vacanza


Sino al 1977, l'11 Febbraio di ogni anno a scuola c'era vacanza. In quel giorno si ricordava il reciproco riconoscimento tra la Santa Sede e il Regno d'Italia avvenuto nel 1929, VII anno dell'era fascista. I Patti furono chiamati Lateranensi perché firmati presso il Palazzo di San Giovanni in Laterano a Roma, da Pietro Gasparri, cardinale Segretario di Stato per conto della Santa Sede, e da Benito Mussolini, capo del Fascismo e primo ministro italiano. La vacanza cadeva sempre nel periodo di Carnevale e per questo era doppiamente ben accetta. Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

La prof.ssa Vaccarella

Prof.ssa Elisabetta Vaccarella
Tra le insegnanti nella foto di gruppo della classe III (corsi A e C) della Regia Scuola Normale Superiore Promiscua "F. Crispi" di Piazza Armerina, del giugno 1917, abbiamo individuato al n. III l'insegnante Elisabetta Vaccarella. Nata il 20/12/1881 a Montemiletto (Av) la prof.ssa Vaccarella, dopo il conseguimento del Diploma di Magistero a Firenze nel 1905, quattro anni più tardi assume l'ufficio di segretaria, in sostituzione della titotare Verga Giuseppina, presso la Regia Scuola Normale Femminile "G. Turrisi Colonna" di Catania e qualche mese dopo a Roma sostiene gli esami di concorso per la cattedra di Italiano per le Scuole Normali del Regno. Nel 1915 è attiva nella Croce Rossa. Socia fondatrice della Sezione femminile della "Dante Alighieri" presta assistenza ai figli dei richiamati in guerra a Catania e a Piazza Armerina durante l'a.s. 16/17*, quando insegna nelle classi della foto di gruppo. Dall'anno successivo è trasferita sino all'a.s. 1951/52 alla Regia Scuola Normale, poi Liceo, "G. Turrisi Colonna" di Catania. Alla fine del conflitto mondiale l'11 novembre 1918 è incaricata dal Comando Militare a celebrare la Vittoria al Teatro Massimo di Catania. Oltre all'assistenza morale agli orfani di guerra la prof.ssa tiene conferenze artistico e letterarie a Catania e a Palermo per diversi anni. (Gaetano Masuzzo/cronarmerina da notizie fornite dal prof. Francesco Impallomeni, Catania)

*Della prof.ssa Vaccarella esiste, presso la Biblioteca Nazionale di Napoli, il testo monografico di 51 pagine dal titolo Commemorazione di giovani studenti piazzesi caduti per la patria, Ed. A. Vincifori, P. Armerina, 1917. Sul frontespizio l'Ente che l'ha promosso: "Unione generale degli insegnanti italiani, sezione di Piazza Armerina".

domenica 9 febbraio 2014

Il Campanile della Cattedrale

Il Campanile della Cattedrale (1517-1581)
Il nostro Duomo, dal 1817 Cattedrale (chiesa principale della Diocesi in cui ha sede la Cattedra Vescovile) ha un campanile alto 44 metri e largo 12 metri ca. che si presenta di stile gotico-catalano (o gotico-aragonese) nei primi due piani o ordini* e di stile rinascimentale-classicista negli altri due superiori. L'ideazione avvenne alla fine del Quattrocento, mentre l'effettivo inizio fu nel 1517, in coincidenza del notevole lascito (60.000 scudi) della nobile Panfilia Spinelli vedova di Giov. Andrea Calascibetta barone di Scalisa e Maloscristianello, morto nel 1508, di cui nella cripta voleva farne un degno luogo di sepoltura. Il materiale era in pietra calcarea bianca, come tutta la chiesa pre-esistente, chiesa madre già nel 1308 col nome di S. Maria Maggiore e nel 1349 dedicata a Maria SS. delle Vittorie**. Tra il Sei e il Settecento la chiesa precedente fu demolita per far posto a quella che vediamo adesso, ma del campanile prima del 1517 non si hanno notizie certe, ma è impensabile che per due secoli la chiesa madre non ne avesse avuto uno. Pertanto la posa della prima pietra nell'aprile del 1517, dovette avvenire quanto meno sul sito del precedente o su quello che ne rimaneva. Nel 1542 la costruzione venne interrotta per il parziale crollo a causa di un terremoto che interessò la Val di Noto. I lavori ripresero nel 1555 e gli ultimi due piani furono completati nel 1581, anno di posa della campana grande, ma con uno stile diverso, grazie al contratto stipulato col maestro scultore e architetto "fiorentino" Raffaele Russo, che dal 1558 si servì per la realizzazione dei lavori del maestro Nicola Calderaro di Petralia Sottana. Il nuovo stile applicato (simile a quello della contemporanea ricostruzione del Duomo di Enna) fu quello rinascimentale, con una naturale "metamorfosi" tra due linguaggi apparentemente inconciliabili, ma che il Russo seppe gestire applicando la pietra arenaria rosata, creando così una gradevole bicromia. Il restauro più recente risale alla prima metà del 2009 e in quell'occasione tanti abbiamo avuto l'opportunità di salire sino alla cella campanaria e vedere le enormi campane, oltre all'insolito e unico panorama. Voglio concludere con due curiosità: - nel progetto definitivo della nuova Chiesa Madre, realizzato dall'architetto Orazio Torriani nel 1627, era prevista la collocazione nel campanile di un orologio; - nel progetto di completamento della cupola dell'architetto catanese Francesco Battaglia nel 1767, era previsto l'innalzamento del campanile sino all'altezza della cupola che è alta 76,5 metri, pertanto doveva venire alto quasi il doppio di come lo vediamo oggi. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*In realtà nella parte gotico-catalana di piani ne possiamo distinguere ben 5. Il primo lo consideriamo lo zoccolo massiccio (la base vera e propria) di m. 2,30 ca. di altezza e di m. 13 ca. di larghezza che esce fuori dalla perpendicolare della torre di oltre mezzo metro per lato; il secondo e il terzo lisci, senza sculture o rilievi, separati da una cornice bombata; il quarto e il quinto di diversa altezza e con 2 finestre cieche in ognuno.
**Nonostante la proclamazione a Chiesa Madre nel 1349, il Vessillo continuò a rimanere custodito nella precedente chiesa madre di S. Martino sino al 1517.

venerdì 7 febbraio 2014

Fratello del Gen.le Cascino

Il prof. Salvatore Cascino (1875-1951)
In una delle mie ricerche, tra i tanti documenti e notizie, mi sono imbattuto nell'albero genealogico relativo alla famiglia del Gen.le Antonino Cascino. L'ho trovato nelle ultime pagine di un volume dello storico Litterio Villari e leggendolo sono venuto a sapere che il generale era il terzo di undici fratelli nati dal matrimonio fra Calogero Cascino e la moglie, Grazia Franzone. Il matrimonio avvenne poco prima della nascita nel 1859 del primogenito Giuseppe, chiamato, come si usava una volta, come il nonno paterno classe 1784. Dopo la seconda, Carolina, nacquero Antonino (il generale) e Calogero (avvocato e deputato al Parlamento dal 1904), altri tre maschi e una femmina sino ad arrivare al nono figlio nel 1875, Salvatore. Quest'ultimo è stato individuato recentemente al n. VIII tra gli isegnanti della foto* di gruppo relativa all'anno scolastico 1916-1917 della III classe della Regia Scuola Normale Promiscua Superiore "F. Crispi", poi Istituto Magistrale, di Piazza Armerina. A pagina 595 del libro del Villari, Storia della Città di P. Armerina, 2013, che io considero, a ragion veduta, l'Enciclopedia di Piazza, esiste una breve biografia del prof. Salvatore Cascino che riporto qui sotto:
<< Fratello del generale e padre del precedente**, nacque a Piazza nel 1875 e da giovane insegnò francese al Ginnasio ed agraria nel R. Istituto Normale (oggi Magistrale) della nostra città. Nel 1920 venne comandato presso il Ministero dell'Agricoltura per incarichi connessi all'insegnamento dell'agraria nelle Scuole Statali. Un anno dopo fu Commissario Governativo presso la Sezione del Credito Agrario del Banco di Sicilia di Palermo. Tornò a Roma per pochi mesi nel 1928 per dirigere una banca del Consorzio Nazionale del Credito Agrario; poi nel dicembre dello stesso anno raggiunse Firenze quale nuovo direttore Generale dell'Istituto Federale del Credito Agrario della Toscana, incarico che tenne fino al 1944. Morì a Firenze nel 1951. >> Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Questa foto fu fatta il 20 giugno del 1917, tre mesi prima della morte del fratello generale Antonino sul Monte Santo il 15 settembre dello stesso anno. La somiglianza col fratello maggiore è lampante.
**Si tratta del figlio Luigi, Avvocato Generale dello Stato (P.Armerina 1908-Firenze ?) riportato nella stessa pagina del libro.

mercoledì 5 febbraio 2014

Sant' Áita a Ciazza

Sito dell'ex Chiesa di Sant'Agata (u ciàngh Balilla)
Il culto di Sant'Agata a Piazza, come in tutta la Sicilia, risale al III secolo, sin da quando la giovane nobile siciliana rifiutandosi di ripudiare pubblicamente la propria fede cristiana, fu processata, fustigata, torturata con lo strappo delle mammelle con le tenaglie e, infine, sottoposta al supplizio dei carboni ardenti, che la portarono alla morte il 5 febbraio del 251 d.C. Tre secoli dopo, al tempo dei Bizantini, già nel nostro territorio si hanno cappelle o piccole chiese dedicate alla Santa. Per esempio in una contrada nei pressi di Mirabella Imbaccari ne esiste una che poi le darà il nome "Gatta". Nel 1334 le sorelle nobili piazzesi Bonadonna e Graziana Sparavayra fanno costruire la grande chiesa di Sant'Agata a poche decine di metri da quella di S. Maria Maggiore al Monte (il sito era quello nella foto, dove al centro si distingue molto bene l'interno di ciò che rimane del muro col portone d'ingresso principale). Due secoli dopo, nel 1530, la baronessa Costanza Colomba del Polino decide di trasformare il suo palazzo confinante con la chiesa di Sant'Agata in Casa di Ritiro spirituale per pie signore sotto il titolo della Santa. Nove anni dopo i Ritiro si trasforma in Monastero sotto la regola di S. Benedetto (è il III della Città). Dopo più di tre secoli, nel 1879, le suore del Monastero sono costrette a trasferirsi presso l'altro di S. Giovanni Evangelista, per la pericolosità delle fabbriche del loro edificio che passa in custodia del Comune. Nel 1885 il Sindaco di allora, Antonino Crescimanno, fa approvare una delibera con la quale essa viene destinata a pinacoteca e museo comunale. Restituita al Vescovo, molte delle opere d'arte in essa contenute sono trasferite in Cattedrale e finalmente, nel dicembre 2011, con l'apertura della Pinacoteca Comunale in via Monte, nell'ex Monastero Benedettino della Trinità, possono essere nuovamente ammirate*. La chiesa e monastero, invece, sono demoliti nel 1930, per dare luogo o ciàngh Balilla destinato dalle autorità fasciste a piccola piazza d'armi per l'istruzione paramilitare dei Balilla e degli Avanguardisti sino al 1945 e, successivamente, al mercato settimanale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Appena entrati nella Pinacoteca Comunale, nella nicchia in alto c'è la statua in pietra locale della Santa proveniente dalla chiesa abbattuta. Inoltre, nell'atrio della Biblioteca Comunale (chiostro dei Gesuiti) esistono i resti di un portale della chiesa con i blasoni delle famiglie piazzesi Calascibetta e Micciché che tanto avevano avuto a che fare con l'edificio religioso.

lunedì 3 febbraio 2014

Gli insegnanti della foto su "INCONTRI"

Foto di fine anno sc. 1916-1917 classe III Regia Sc. Normale "F. Crispi"
Elenco insegnanti della III Regia Sc. Normale "F. Crispi" a.s. 1916-17
L'elenco degli insegnanti, contrassegnati da numeri romani, è preceduto dal nome della Direttrice prof.ssa Alessandrina Garzaroli in Crea (al centro senza numero) e tra i 14 insegnanti troviamo al n. I Messina Rosaria Pedagogia, II Brusa Vittoria Pedagogia, III Vaccarella Elisabetta Italiano (1), IV Scelfo Carmelo Italiano, V Zelarovich Angela Scienze (2), VI Fisichella Santa Matematica, VII Arasio Michelina Disegno, VIII Cascino Salvatore Agraria (3), IX Catalano Edgardo Canto (4), X Armino Elisa Calligrafia, XI Paternicò Giuseppina ved. Iaci Ginnastica, XII Carducci Clelia maestra assistente di Lavoro femminile, XIII Scelfo Elena Francese, XIV Franchino Gaetana Direttrice Convitto Insegnante Scuola Elementare. In un altro documento relativo a una commissione di esame, allegato alla ricerca, troviamo inoltre Bottari Giuseppe supplente di Educazione Fisica, Di Carlo Concettina supplente di Lavoro manuale, Parisi Liborio supplente di Lavoro manuale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

(1) Vaccarella Elisabetta nata a Montemiletto (AV) il 20/12/1881. Di lei seguirà una breve biografia.
(2) Zelarovich Angela era stata una delle 3 femmine su un totale di 59 iscritti alla facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell'Università di Catania nell'anno accademico 1910-11 (L. Braciforte, Le donne nell'università di Catania - Percorsi, presenze, ruolo e condizione, CT, 2001, p. 46); nel 1915 era assistente in sovrannumero presso il Gabinetto di zoologia e anatomia comparata dell'Università di Catania, e due anni prima aveva pubblicato il volume "Primo manipolo d'Animali marini catturati da alcune reti a strascico nel Golfo di Catania".
(3) Cascino Salvatore (1875-1951) era il terzultimo dei 10 fratelli del Generale Antonino Cascino di cui parlerò prossimamente.
(4) Catalano Edgardo (1872-1927) era l'insegnante di musica e violinista a cui è stata intitolata la via tra il Teatro Garibaldi e il Cinema Ariston. A lui verrà dedicato un post nei prossimi giorni.

domenica 2 febbraio 2014

Le alunne della foto su "INCONTRI"

Classe III  (A-C) della Regia Sc. Normale Promiscua Superiore "F. Crispi" a.s 1916-17

Elenco delle alunne della classe III Regia Sc. Normale "F. Crispi" a.s. 1916-17

La foto che vedete in alto, è quella che ha dato lo spunto al collezionista e cultore di storia patria Francesco Impallomeni, per parlare di Clelia Carducci Marino, nipote del grande Giosuè, insegnante, moglie e madre nei primi decenni del Novecento nella nostra Città. La foto ritrae la III* classe (corsi A e C) della Regia Scuola Normale Superiore Promiscua "Francesco Crispi" di Piazza Armerina alla fine dell'anno scolastico 1916-17, in piena I Guerra Mondiale. Sul retro della foto (in basso) ci sono elencati le alunne e gli insegnanti di quella classe e oggi vi propongo soltanto l'elenco delle alunne. A parte la direttrice, prof.ssa Alessandrina Garzaroli (ancora preside nel 1937), le 36 alunne (anche se i numeri sono 37, il 21 infatti non è stato assegnato) hanno un numero arabo accanto, mentre i 14 insegnanti hanno quello romano, per meglio individuarli. Le alunne, che potrebbero essere delle nostre antenate, sono: 1 Cucuccio Giuseppina, 2 Balbo Rita**, 3 Sardella Filippa, 4 Giannuzzo Irene, 5 Abate Santa, 6 Sberna Laura, 7 Grasso Maria, 8 Ligotti Maria***, 9 Giglia Rosaria, 10 La Vaccara Orsola#, 11 Mastrobono Santa; 12 Rampulla Angela, 13 Lauria Carmela, 14 Crea Ersilia, 15 Rampulla Paola, 16 Mulè Letizia, 17 Santangelo Marianna, 18 Giampapa M. Antonietta, 19 Paternicò Maria, 20 Arena Laura, 21 (non assegnato); 22 Giambra Maria, 23 D'Asaro Maria Nunzia, 24 Giusto Francesca, 25 Prestifilippo Concetta, 26 Mulè M. Ida, 27 Catalano Letizia, 28 Scucchia Filippa, 29 Carbone Maria, 30 Vitale Elena, 31 Palermo Maria, 32 Maira Concetta, 33 Zitelli Angela, 34 Maugeri Giovanna, 35 Carbone Rita, 36 Malvica Giovanna, 37 Flamà Concetta. (continua domani con l'elenco degli insegnanti con qualche sorpresa) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Osservando attentamente la foto, si nota come le alunne di questa scuola superiore portassero il grembiule nero con le 3 strisce orizzontali sul braccio sx, a indicare la loro frequenza della classe III. Lo si distingue chiaramente nelle due alunne in prima fila in basso a dx. Questo segnale sui grembiuli scolastici venne usato sino agli anni '60 nelle scuole elementari, o sul braccio o sul petto a sx.
**Di Antonino nata a P. Armerina il 13/8/1898, probabilmente sorella del fotografo Antonio Balbo, allora ventinovenne. Guardando attentamente in basso a dx il cartoncino su cui è applicata la foto, si scorge il timbro blu oltremare col nome del fotografo che ha realizzato la foto, Angelo Salvatore Caponetti allora ventiquattrenne (1893-1963) di cui ho parlato nel post "I due fotografi" del 27 giugno 2013. 
***Sul registro degli esami è nominata Giuseppa.
#Nata il 27 settembre 1897, nell'a.s. 1919/20 si iscrive alla Facoltà di Scienze Matematica e Fisica della Regia Università di Catania.


sabato 1 febbraio 2014

Clelia Carducci su "INCONTRI" / 4

La maestra Clelia Carducci Marino nella foto* della III classe "F. Crispi", 1917
Negli anni 1866-1867, il governo centrale con l'applicazione della Legge Casati stabilì il reclutamento di nuovi insegnanti per le esigenze delle scuole elementari e superiori, e le autorità locali si prodigarono per farsi assegnare ottimi docenti. Ugo Antonio Amico, a seguito di accordi con gli amministratori del luogo, si rivolse a Carducci affinché indicasse insegnanti validi, e il poeta pensò bene di mandare nell'isola il fratello e un cugino di nome Valerio. Uomo di carattere eccellente, Valfredo, che visse per lunghi periodi in Sicilia, e gravitò per molti anni nel mondo della scuola, fu accolto con deferenza e stima dalla popolazione e dai notabili del luogo; rimase a Monte san Giuliano per circa dieci anni, e dopo, promosso ispettore scolastico, si trasferì dapprima a Noto e poi a Forlimpopoli, dove diresse per vent'anni (1890-1910) la Regia Scuola Normale Maschile, che in suo onore oggi ha nome il Liceo "Valfredo Carducci". Di tale scuola si parla spesso nelle biografie di Benito Mussolini, che la frequentò con mediocre profitto, e vi ebbe come compagno di studi il noto giornalista e scrittore Rino Alessi. Ultimata la carriera, Valfredo ritornò in Sicilia, e il 30 aprile 1919 morì a Piazza Armerina, dove ha voluto trascorrere gli ultimi anni di vita accanto alle amate figlie Clelia e Ildegonda. Le notizie riportate in queste righe fanno ipotizzare che anche Giosuè Carducci qualche volta sia venuto dalle nostre parti per far visita ai suoi cari, e che magari ne abbia approfittao per ammirare le stupende bellezze della nostra classica terra. Per la disponibilità e la cortesia ringrazio la vicepreside Debora Muscarà, Cinzia Mendolia e Calogero Nicotra ◘ (tratto da F. Impallomeni, INCONTRI la Sicilia e l'altrove, 2013) Gaetano Masuzzo/cronamerina

*Di questa foto, sorprendentemente, un amico qualche giorno fa me ne ha mostrato una copia ma senza numeri né nomi sul retro, dove, invece, c'è scritto che ne sono state fatte 20 copie a £. 5 cad.