IL MIO LIBRO "CRONOLOGIA CIVILE ED ECCLESIASTICA..." del 2008 oggi anche su Ebook

lunedì 31 marzo 2014

Aria di gemellaggio / 1

Capriate San Gervasio (BG)
In questi giorni sono arrivate voci di un probabile gemellaggio della nostra Città con una del Nord, precisamente della Lombardia e della provincia di Bergamo: Capriate San Gervasio. La cittadina di 8 mila abitanti si trova a ca. 20 Km. a sud-ovest del capoluogo ed è bagnata dal fiume Adda. Il longilineo territorio comunale è situato lungo la sponda sx del fiume ed è formato da tre "gradini", su ognuno dei quali si adagia uno dei tre storici insediamenti urbani: San Gervasio d'Adda a nord, Capriate d'Adda al centro e Crespi d'Adda a sud. Dopo i Celti, i Romani e Vescovi, investiti direttamente dall'Imperatore, il borgo vide notevoli scontri tra le opposte fazioni di guelfi e ghibellini che resero obbligatoria la costruzione di edifici atti alla difesa del territorio, tra i quali un castello. Il borgo fu segnato anche dagli scontri tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Inizialmente ebbe la meglio il primo, ma successivamente fu la seconda a controllare la zona dal XV secolo, garantendo stabilità per alcuni secoli. Dopo i Francesi, all'inizio dell'Ottocento subentrarono gli Austriaci sino all'unità d'Italia, dopo la quale il paese ha vissuto un'intensa fase di industrializzazione culminata con la costruzione del borgo chiamato Crespi d'Adda. Nel 1928 i primi due insediamenti, San Gervasio d'Adda e Capriate d'Adda, furono accorpati nel nuovo Comune di Capriate San Gervasio. (fonte wikipedia) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Nei prossimi giorni altri 3 post di approfondimento su Capriate San Gervasio  

sabato 29 marzo 2014

Fontana Torre di Renda / n. 28

Questa è la fontana che si trova presso l'Azienda Turistica Torre di Renda. L'edificio principale dell'Azienda, gestita dai fratelli Filippo e Ignazio Golino*, è un'antica costruzione del 1600 divenuta in seguito residenza estiva del VI vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, mons. Mariano Palermo (1825-1903). La contrada ove è situata la fontana è Torre di Renda, altrimenti conosciuta come c/da Palermi, in cui anticamente si trovava la chiesetta di S. Michele Arcangelo. Sempre questa contrada in passato era chiamata anche "Cappuccini Vecchi", in ricordo del convento che i frati francescani Cappuccini fabbricarono nel lontano 1538 in questa località. La modesta casa colonica e l'appezzamento di terra dove venne costruito il convento, l'avevano avuti in concessione dal nobile piazzese Giovanni Filippo Jaci, sino al loro trasferimento nella nuova sede accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie, al Piano Sant'Ippolito, nel 1606. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*L'Azienda Turistica dispone di camere comodamente arredate ed è possibile fare delle passeggiate nel bosco naturale e privato di oltre 150.000 mq. e delle nuotate nella piscina riservata ai clienti. Inoltre l'Azienda dispone di sala ristorante, sala conferenze e di ampio parcheggio. 

mercoledì 26 marzo 2014

I barbieri di via Marconi / 2

A sx il salone dei barbieri Orlando & La Porta in via/piazzetta Marconi
L'elenco dei barbieri di via Marconi continua con questi altri 14 nomi: Lo Tennero anche lui sfollato da Tripoli, Ribilotta abitante alla Castellina, Nando Sapone, Trupiano, Totò Commendatore, Bobò Parisi, Farinato, Peppino Ficarra & Cordaro, Filippo Minnella, Lo Giudice (poi parrucchiere per signora), Chiarito, Orlando & La Porta. Concludo con altri ricordi di un altro visitatore di questo blog:
"Il mio barbiere, da piccolo, era il sig. Orlando di piazza Marconi. Il locale era di pochi metri quadrati, con la spiritera per scaldare l'acqua... Ricordo ancora le scritte appese sui muri 'Vietato sputare per terra' e 'La persona educata non bestemmia'... I clienti parlavano sempre di donne e di politica... a me non veniva mai rivolta la parola. Entravo, aspettavo il mio turno ed uscivo come se fossi stato un fantasma. Mi facevano pena quei ragazzini mandati a lavorare e che spesso venivano presi a schiaffi perché non scaldavano bene l'acqua o non pulivano secondo gli ordini del barbiere-padrone." (H.)
Visto che anch'io frequentavo questo salone, mi ricordo che era così piccolo che spesso a noi ragazzi, specialmente nei mesi più caldi, per tagliarci i capelli ci facevano "accomodare" su uno sgabello posto in bilico sullo scalino davanti la porta, e il barbiere usava la macchinetta per lasciarci u còzz completamente rasato e liscio. Poi, contro le irritazioni e pruriti vari, il tutto veniva spruzzato da una nuvola di borotalco con quattro colpi della pompetta color rosso-mattone. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

In questo post verranno aggiunti gli altri barbieri più o meno anziani di Piazza che mi verranno segnalati: 
Cipriano Salvatore in via Roma; Torre sotto il cinema Ariston; Consiglio in piazza Garibaldi; Cascino in piazza Garibaldi; Abate Totò in via Vitt. Emanuele; Masuzzo Santino in via Mazzini.
 

martedì 25 marzo 2014

I barbieri di via Marconi / 1


Il sig. Tanino Bilardo all'opera nel suo salone di via Marconi
Dopo aver parlato dei barbieri siciliani in generale, oggi vi elenco i primi 14 nomi su 28, dei barbieri che avevano u salùn nella nostra via Marconi nell'arco di quasi mezzo secolo, dagli anni '30 ai '60. E' ovvio che il mio "archivio vivente e personale" ne avrà dimenticato qualcuno, e di questo me ne scuso, quindi se ve ne ricordate degli altri vi prego di comunicarmeli per aggiungerli. Iniziando dal tratto della via Marconi confinante con piazza Garibaldi: barbiere Interliggi Cono* di San Cono morto con tutta la famiglia per la frana sutta a costa d' S. Franciscu, Di Marco e fratello, Barbera poi sostituito da Pino Testa, Tanino Bilardo (nella foto**), Garigliano, don Catino Catalano, Ribilotta, i fratelli sfollati da Tripoli Gigino e Bastiano Rausa quest'ultimo bravissimo nel suonare il violino, Caminiti, forestiero (di Aidone), Carmelo Magro. Concludo questa prima parte riportando i ricordi di una lettrice del blog che simpaticamente ci riportano indietro negli anni:
"Io i barbieri me li ricordo ancora più remoti. Quando le donne passavano per via Marconi arrossivano, perché si sentivano scrutate dagli uomini che stavano seduti davanti le barberie, come se fossero i soci di un club. Allora il barbiere si pagava a mese o ad annata, mio padre lo pagava ad annata col grano che raccoglieva. Il barbiere veniva pure in casa a tagliarci i capelli e anche a cavarci i denti guasti. Mi piaceva l'odore del viso di mio padre la domenica, quando si sbarbava. Fino a quando stavamo a Piazza, mio marito si serviva da Pino Testa, il poeta. Le sue prime poesie gliele diede lui su fogli scritti a macchina. Altri tempi!" (R. M.) - Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

*Il cognome e il nome di questo barbiere mi sono stati segnalati sui "commenti" da Tanino Santangelo che ho già ringraziato. Però una parente, sempre attraverso i "commenti", me l'ha fatto correggere da Intraligi a Interliggi.
**Il figlio di Tanino Bilardo, Giuseppe, ci ha ricordato che la foto fu scattata da un turista di passaggio che poi gentilmente gliene spedì una copia in via Marconi 8.

domani la seconda parte

domenica 23 marzo 2014

Barbieri siciliani anni '50 e '60


IL BARBIERE DI SICILIA

"Con le ginocchia leggermente piegate, le braccia tese, l'unghia lunga e i gemelli d'oro, una tazza sulla testa del cliente mentre il fornellino a spirito scaldava l'acqua, il barbiere siciliano pettinava la vita e, senza saperlo, teneva a battesimo la questione meridionale che sulla lotta quotidiana tra pensieri e capelli è notoriamente fondata. Con la brillantina lucidava anagen, catagen e telogen, mentre la Storia e il Diritto venivano tranciati con i peli della barba perché tutto si poteva dire dal barbiere, tempio della insensatezza aggregativa. Poi con la lacca stabilizzava il mondo: capelli biforcuti e pensieri messi in piega contro Roma, contro il Piemonte, contro le banche, ma sempre con spensierata gratuità. E a volte il barbiere faceva partire la musica: improvvisazioni alla chitarra e al mandolino che allentavano il rancore sociale perché, prima che prendesse piede la democrazia - ma ha poi preso piede? -, il salone al Sud aveva la stessa funzione che al Nord avevano le bettole, quelle dove Renzo va a mettersi nei guai. Ed erano raschi di gola e vocalizzi da "amatore", battendo il tempo sul flacone del proraso e del prep in mezzo al chiasso ma anche alle pernacchie, spesso di stomaco, alle risate e agli scappellotti che i carusi prendevano dal mastru. L'ultimo dei carusi scopava ciocche e cicche ed era come spazzare via le ribellioni più strampalate perché niente aveva rigore dinanzi al rigore di una lama affilata. Al primo dei carusi l'onore di preparare la saponata, C'era, d'obbligo, la Domenica del Corriere e il sabato u mastru officiava il rito della schedina. Ed era un mondo tutto maschile, greve e caprone. Alzandosi dalla sedia girevole, il cliente si toccava con la mano a coppa. Il calendario profumato era "sexy" e non ancora "porno", e i baffi erano a camminata di furmicula, a cammino di formica, "perché i fimmini vogliono sentire la polpa, ma ci piace pure il solletico". Ogni tanto u mastru andava a radere un morto. "Baciamo le mani" scandiva chi entrava; "ragazzo spazzola!" era il saluto d'uscita, quando al caruso toccava, con lo scappellotto, anche la mancia." (tratto da Francesco Merlo, Il Barbiere di Sicilia, La Repubblica.it, 15/11/2009 - Foto di Lino Lateano; riproposto in facebook: Rivutura, 24/2/2014)  

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 16 marzo 2014

Stemma Accarigi alla Commenda

Stemma Fam. Accarigi: di rosso, seminato di gigli d'oro, alla banda attraversante dello stesso

Stemma di frà Giocondo Accarigi  all'interno dell'acquasantiera alla Commenda
Tra i tanti stemmi disseminati nella nostra Città c'è questo della foto in basso che riproduce a rilievo, dentro l'acquasantiera entrando a sx, quello della foto in alto. Si riferisce allo stemma di frà Giocondo Accarigi, originario di Siena, che fu nel 1623 beneficiario e commendatore della nostra Commenda di S. Giovanni Battista (quella di fronte la chiesa di S. Stefano). Nello stesso periodo frà Accarigi ricoprì gli incarichi di Segretario del Comun Tesoro della Lingua di Italia in Malta prima e di ricevitore di Licata dopo. Inoltre, da una nota nel libro di L. Villari, Storia Ecclesiastica, si viene a sapere che viene ricordato anche per aver condotto le ricerche di testimonianze sulla vita del Beato Gerlando, di cui ho già parlato nella ricerca che si trova in fondo alla home page di questo blog. I Commendatori all'inizio del 1600 non sono più i responsabili della gestione delle Commende viste come ospizi e ospedali per i pellegrini diretti in Terra Santa o per le popolazioni del luogo, com'è avvenuto sino alla prima metà del Trecento, bensì sono i curatori dei cospicui beni accumulati dall'Ordine, con l'incarico di inviare le rendite al titolare e le "responsioni" al lontano Gran Maestro. Nel contempo hanno l'importante missione di propagandare la religione dei Cavalieri Ospedalieri di S. Giovanni Battista, ai fini del reclutamento, tra la gioventù delle città in cui sono presenti, in questo caso nella nostra Platea*. Infatti è proprio all'inizio del '600 che si registra un grande interessamento dei giovani nobili della Città per questo Ordine Cavalleresco. Tra i nuovi Soldati della Fede della nostra Città troviamo giovani delle famiglie Crescimanno, Boccadifuoco, Trigona, Micciché, Sanfilippo, Episcopo, Catania e Barabarino. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Platea o Platia era il nome della nostra Città nel 1600 quando gli abitanti oscillavano tra i 16.000 (1583) e i 20.000 (1640). Il nome, prima di Piazza Armerina nel 1862, cambiò durante 7 secoli per ben 21 volte.  

venerdì 14 marzo 2014

Fontana Giardino Andrea Cursale / n. 27

Questa fontana, la n. 27 del nostro censimento, si trova in piazza Gen.le Cascino, nella villetta chiamata Giardino Andrea Cursale, assessore al verde pubblico nato nel 1972 e morto prematuramente nel 1996. La fontana, come tutti i sedili attorno, è stata scolpita qualche anno fa dallo scultore piazzese Salvatore Martello (1948-2008) e, specie in estate, è frequentata dalle colombe che ne approfittano per dissetarsi senza alcun timore. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 12 marzo 2014

I Mercedari a Palermo

Chiesa di Santa Maria della Mercede al Capo

Stemma dell'Ordine dei Mercedari
A volte si scoprono gioielli storico-artistici "grazie" anche alle piccole catastrofi. Il 18 febbraio scorso a Palermo ha fatto notizia il crollo di una palazzina in via Cappuccinelle, una delle tante vie nel cuore del mercato del Capo, tra il tribunale e la cattedrale. La palazzina disabitata di tre piani si trova, almeno quello che rimane, a dx della chiesa della Madonna della Mercede nella foto in alto. Il 7 novembre 2013 su questo blog vi avevo parlato dei Cavalieri Mercedari, Ordine Cavalleresco Spagnolo fondato nel 1233 in Aragona, regione della Spagna. Nel 1482, dieci anni prima della scoperta dell'America, per volere dei Cavalieri Mercedari sorse a Palermo, su un ampio terrazzo del Rione Seralcadio, la chiesa di Santa Maria della Mercede o Bedda Matri ra Miccè, forma dialettale derivante dallo spagnolo Mercè. Al terrazzo si accede tramite uno scalone che si diparte da un vicolo tra le putìe (botteghe) del Mercato del Capo, di cui vi parlerò un'altra volta. L'interno della chiesa è strutturato in una sola navata che si chiude con un luminoso presbiterio. L'edificio di culto nell'ultimo scorcio del XVII secolo accolse la Confraternita intitolata alla Madonna della Mercede, tuttora operante. Colgo l'occasione per ricordare che il Centro Storico di Palermo è, dopo quello di Roma, il più esteso d'Europa con i suoi 240 ettari ed è formato da 4 Quartieri o Mandamenti (La Loggia, Kalsa, Albergheria, Il Capo), che s'incontrano presso i Quattro Canti altrimenti chiamati Piazza Vigliena o Teatro del Sole. Secondo il mio modesto parere, prima di visitare i centri storici di altre città italiane o europee, consiglierei vivamente di conoscere i tesori più o meno nascosti nel Centro Storico della nostra Capitale, credetemi, rimarrete strabiliati*. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Vi consiglio di iniziare dalla Chiesa del Gesù, a poche centinaia di metri dai Quattro Canti: scendendo la via Maqueda verso la Stazione Ferroviaria, prendere la 2^ a dx, ovvero via dell'Università, dopo ca. 100 metri prendere a sx per il vicolo Casa Professa alla fine del quale trovate di fronte la chiesa del Gesù. Poi mi fate sapere...    

sabato 8 marzo 2014

La poetessa Severina La Vaccara 2

Severina La Vaccara Trigona (1884-1971)
Dietro segnalazione della prof.ssa Lucia Todaro, ho potuto recuperare una foto della poetessa piazzese Severina La Vaccara Trigona sposata Prestifilippo. Si trovava nel mese di Aprile del Calendàri â ciaccësa pubblicato nel 2012. Già alcuni anni fa, la prof.ssa Todaro, tra le numerose ricerche, ne aveva effettuato una abbastanza approfondita sulla poetessa sconosciuta ai più, e 'ndo calendàri a ciaccësa la ricorda a proposito della prima festa della musica a Piazza Armerina dedicata a Santa Cecilia, patrona della musica. La festa si svolse nel 1904 ntô ddargh Dovìgliu (piano Duilio), quando ancora non c'era il monumento al Milite Ignoto che verrà inaugurato alcuni anni dopo, nel 1925, in onore dei caduti nella I Guerra Mondiale. Di seguito vi riporto il programma di allora scr'vut â ciaccësa

"u prugràmma d' tann"

Vespri e méssa détta dû canòn'ch Mariu La Cara; banna pî stràti, d' mattìna; pòi a pruc'ssiöngh cu a stàtula d' Santa Cecilia, patröna dâ mùs'ca; â sëra: ntô ddargh Dovìgliu, lum'nà cu i c'talèni, l'orchestra dû maìstr Edgardo Catalano*, sòna pezzi d'òp'ra e inni scr'vùi d' Severina La Vaccara e dû d'ttör A. La Cara. Bummiàda a la fingh. Severina La Vaccara è a figghia d' B'n'dëtt La Vaccara e d'El'na Tr'gòna; num'nàda pî puisì e l'art dâ mùs'ca, nan sö a Ciazza, ma ntô ddibr d' l'artìsti dâ S'cìlia dû 1911.
(tratto da L. Todaro, Calendàri â ciaccësa, Avrìu 2012)

*Del maestro violinista Edgardo Catalano ne abbiamo parlato il 13 febbraio ultimo scorso.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina    

giovedì 6 marzo 2014

A proposito di Carnevale

A proposito di balli in maschera dei giovanottini di qualche anno fa, il nostro lettore Franco ci ha mandato questa foto nella speranza che qualche mascaratu vi si riconosca.  

mercoledì 5 marzo 2014

La poetessa Severina La Vaccara 1

Come si dice, una scoperta tira l'altra. Qualche giorno fa il prof. Francesco Impallomeni di Catania m'informa che tra le pagine del libro dello storico Santi Correnti (1924-2009), Donne di Sicilia. La storia dell'Isola del sole scritta al femminile, Tringale Editore - 1990 (nella foto) si trova il nome di una nostra concittadina nell'elenco dedicato, da pag. 140 a pag. 169, alle Poetesse in italiano siciliane contemporanee. Precisamente a pag. 145, dopo la piazzese Maria Giovanna D'Anca e prima di un'altra piazzese, Agata Libra, troviamo la poetessa in italiano Severina La Vaccara Trigona da Piazza Armerina (EN). Iniziata la non facile ricerca, scopro che si tratta della secondogenita del Deputato al Parlamento on.le Benedetto La Vaccara Giusti avuta dalla moglie Elena Trigona di Salvatore di Mandrascati. In realtà all'anagrafe risulta Saverina (come la nonna Saveria Giusto da parte di mamma) ma lei si firmava Severina, nata il 2 luglio 1884 in un palazzo del quartiere Monte. Sposatasi nel gennaio del 1921 con Domenico Prestifilippo dà alla luce due figli, Massimo nel 1921 e Paolo nel 1926. Oltre a queste notizie non ho potuto recuperare altro se non la data della sua scomparsa, 26 marzo 1971, e alcune sue opere edite e inedite di cui inizierò a parlare nei prossimi giorni. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 4 marzo 2014

Carnevale di una volta


Il sig. Valentino Alessandro al centro
Prima dell'avvento delle discoteche o dei locali più o meno privati (Royal, Selene, Villa Assunta) i giovani di belle speranze non stavano con le mani in mano. A Piazza negli anni '40, di sale da ballo, molto spoglie e con l'arredamento ridotto a poche sedie (tanto, si doveva ballare!), ce n'erano due. Qui l'impianto musicale e di amplificazione era affidato a pianoforti a rullo o a manovella. Le sale da ballo si trovavano una a metà della via Umberto, dove il "deejay" era un certo Giuffrida che, per il possesso di un carretto siciliano trainato da un cavallo super addobbato, era chiamato "Sètt p'nnàcchi". L'altra sala era in via Mazzini, dove sino a qualche mese fa c'è stato un negozio di abbigliamento per bambini, ed era gestita da un certo Prestifilippo che manovrava il primo pianoforte a rullo visto a Piazza. Successivamente in via Umberto, di fronte al palazzo Trigona di Mandrascate, ve ne fu un'altra con meno pretese ma con ballerini e ballerine, diciamo, più "leggeri" dal punto di vista della condotta e della reputazione. Durante il carnevale invece ci si organizzava nelle case, con la gente che si sedeva a giro, dopo aver tolto i mobili più ingombranti, per vedere ballare e allo stesso tempo tenere sottocchio i più giovani, in attesa del passaggio dî mascaràti*. Infatti, i giovanotti, anche quelli più in là con l'età, usavano travestirsi da uomini irriconoscibili e i più spregiudicati anche da donne alquanto formose, per poi andare nelle case dove si ballava a invitare qualcuno a farsi 'na balàda, facendo però attenzione a pronunciar parola. I ritmi più in voga erano màzùrchi, contradànzi, tarantelle, raramente i peccaminosi tanghi, del tutto sconosciuti quelli sulla mattonella. Il tutto avveniva al suono di  qualche chitarra e mandolino (i più richiesti per suonarli erano i barbieri) o, nelle case più attrezzate, dei grammofoni a manovella coi dischi a 78 giri. Successivamente venne anche il periodo che gli sposi ricevevano in regalo, per il loro matrimonio, l'enorme mobile radio-giradischi (nella foto), coi vani inferiori per le bottiglie dell'immancabile vermouth e per le bomboniere. Per rendere le serate più confortevoli si offrivano favi bùgghiuti, lupini, passuluni, scàcc, vìng e, se proprio si voleva strabiliare gli ospiti, puzzuddàti e cassatèddi. Dopodiché i mascaràti o si toglievano le maschere, facendosi riconoscere, o se ne andavano per continuare il loro giro. I benestanti si riunivano nei circoli al suono delle orchestrine, mentre le sfilate delle maschere avvenivano o al teatro o in piazza Garibaldi, sopra il grande marciapiede centrale costruito da poco e chiamato tabarè, per la forma che ricordava un vassoio. A due passi c'era il negozio "Valentino magazzino per tutti" che vendeva giocattoli, maschere, coriandoli, stelle filanti, gratta-gratta, borotalco e altri scherzi più o meno pesanti. Inoltre il sig. Valentino Alessandro (nella foto in basso) era solito organizzare delle gare di ballo in maschera di fronte il proprio negozio, che era considerato da tutti noi ragazzi un luogo fantastico e da sogno. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Mascaràtu era anche un termine per indicare bonariamente un imbroglione o un impertinente. Se ricordate, anche nel film Baarìa una interprete esclama: "Eh mascaratu!".

domenica 2 marzo 2014

L'On.le Benedetto La Vaccara

La via intitolata all'On.le Benedetto La Vaccara Giusti (1848-1915)
A Piazza se ci pensate ci sono due vie che hanno quasi lo stesso nome, via La Vaccara Giuseppe e via La Vaccara Benedetto. La prima da Piazza Boris Giuliano porta a via Torquato Tasso, la seconda collega viale Gen.le Ciancio con la via Gen.le Muscarà (nella foto). La Vaccara Giuseppe era un sacerdote, prevosto della Cattedrale, nato nel 1874 e morto nel 1960, fra i fondatori dell'attuale Liceo Classico "Gen.le Antonino Cascino". Benedetto Maria La Vaccara, invece, fu uno dei cinque deputati al Parlamento Nazionale che la nostra Città ebbe tra l'Ottocento e il Novecento. Figlio unico dell'avv. Pasquale e Angela Giusti, Benedetto Maria nacque a Piazza il 13 agosto 1848. Studiò da avvocato e nel 1878 si sposò con Elena Trigona, figlia di Salvatore di Mandrascati, dalla quale ebbe tre figli, Angiolina, Saverina* e Pasquale. Dal 1879 al 1882 fu Sindaco della Città e, politicamente di destra, professò ideali liberal-massonici propri degli uomini del Risorgimento. Quando nel 1892 Piazza Armerina ottenne un proprio collegio elettorale, comprendente anche i comuni di Aidone, Barrafranca e Valguarnera, l'avv. Benedetto Maria La Vaccara Giusti fu eletto alla Camera dei Deputati per la XVIII legislatura (dal 1892 al 1895). Il La Vaccara viene ricordato anche per essere stato umanista e poeta che, oltre a scrivere una relazione-trattato Sui bilanci della guerra e dell'istruzione pubblica, Tip. della Camera dei Deputati, 1894, scrisse tre opere in versi: Lampi e faville - sonettucci, Testo monografico, P. Armerina, Tip. Bologna-La Bella, 1902, Razzi e Petardi - versi, Testo monografico, P. Armerina, Tip. G. Bologna-La Bella, 1903, Caccia al dragone - rime, Testo monografico, P. Armerina, Tip. G. Bologna-La Bella, 1903. L'On.le La Vaccara morì nella sua casa di via Rizzo (quartiere Monte) il 19 marzo del 1915. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Nei prossimi giorni su questo blog parlerò della figlia Saverina, anche se si firmava Severina, poetessa in italiano dei primi Novecento

sabato 1 marzo 2014

VESCOVI DI PIAZZA

Per leggere l'argomento andare sul MESE corrispondente in "Archivio blog" a dx dell'Home Page e cercare l'ARGOMENTO:

23 Gennaio 2013  - Due Vescovi di Piazza (S. Rosso e V. Cirrincione);
  8 Febbraio  "      - Il Vescovo nominato Arcivescovo (M. Pennisi);
19 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 1 (1819 - G. A. Benso);
21 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / i primi 2 Delegati (Filippo Maria Trigona Bellotti e Gaetano Maria Trigona Parisi);
23 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 2 (1837 - P. Naselli);
24 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 3 (1844 - P. F. Brunaccini);
26 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 4 (1846 - C. A. Sajeva);
28 Agosto     "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 5 (1872 - S. Gerbino);
  2 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 6 (1887 - M. Palermo);
  7 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 7 (1903 - M. Sturzo);
10 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 8 (1942 - A. Catarella);
18 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 9 (1971 - S. Rosso);
23 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 10 (1986 - V. Cirrincione);
26 Settembre "     - Aspettando il nuovo Vescovo / 11 (2002 - M. Pennisi);
28 Febbraio 2014 - Il nuovo Vescovo di Piazza (2014 - R. Gisana);
  9 Marzo      "      - Prossima ordinazione del Vescovo;
16 Agosto   2015 - 1732 L'arcivescovo Matteo Trigona/1;
19 Agosto     "      - 1732 L'arcivescovo Matteo Trigona/2;
  3 Settembre "     - Data corretta per Matteo Trigona;