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venerdì 15 dicembre 2017

La Sicilia della Cerasuolo/2

Dopo la lirica GENTE DI SICILIA, sempre dalla raccolta Il fiore all'occhiello del 1987, eccovi DONNE DI SICILIA (a p. 78), I BIMBI DELLA MIA TERRA (a p. 77) e I VECCHI DELL'ISOLA (a p. 76) della poetessa Anna Maria CERASUOLO ZACCONE (P. Armerina 1917 - Vittoria 2002). Le liriche sanno cogliere in maniera semplice e chiara i tratti essenziali dei Siciliani. 

DONNE DI SICILIA

Languide e vibranti
nascondono
sotto ciglia di gazzella
il fuoco che le divora
e le rende
pavide e ansiose
al pensiero d'un bacio.
Ma non c'è fretta in loro.
Sanno tendere le reti dorate
ai sogni della vita
e pazienti attendere
l'ala che vi batterà contro
furtiva.
Poi non indulgono più ai giochi.
D'amore si può morire.

I VECCHI DELL'ISOLA

I vecchi sono solenni
come patriarchi.
Negli occhi spenti
si specchia la vita
e il cuore si scalda
al calore dei figli
che vigore hanno
di giovani querce.

Siedono taciturni
in placida attesa della morte,
e i ricordi s'alzano al vento
come le spirali di fumo
delle pipe di terracotta.
E guardano...

Volano uccelli nel cielo;
intrecciano speranze
i fervidi fanciulli.

I BIMBI DELLA MIA TERRA

I bimbi della mia terra
hanno gli occhi neri
e splendenti.
Razzolano come uccelli
tra i cortili e le strade
e trafficano,
seri e mocciosi,
coi loro giochi segreti.
La luce grande del sole
non li abbaglia:
essi stessi son luce.

Anna Maria CERASUOLO ZACCONE, 1987
cronarmerina.it

martedì 12 dicembre 2017

La Sicilia della Cerasuolo/1

Nella seconda parte del volume-antologia POESIE della poetessa Anna Maria CERASUOLO ZACCONE (1917-2002) troviamo a p. 74, nella raccolta Il fiore all'occhiello del 1987, la lirica GENTE DI SICILIA, nella quale lei fa un quadro reale, sincero e crudo di noi Siciliani.

GENTE DI SICILIA 

La mia gente porta,
su un volto di pietra,
solchi d'affanni
misteri di notti
fierezza di stirpi
disinganni di schiavi.
Gli occhi che ardono
indagano e dicono
senza che il labbro
n'abbia un sussulto.
Espressa da un suolo
di biade e di sterpi,
avvezza a tempeste
di vento sonoro,
sorrisa da cieli
battuta da mari,
conosce miserie
grandezze ed orrori,
deliri d'aranci
sommosse di cuori,
la terra che trema,
il fiume di lava.

La mia gente!
Tutto possiede:
e l'odio e l'amore,
l'antico retaggio
del bene e del male.
Tra solchi di grano
sorride una fiamma,
ai rovi di more
s'intreccia la rosa.
Le case aggrappate
su rocce scoscese,
bandiere di panni
svettanti all'azzurro
e l'afa che sbianca
la terra e gli ardori.

La mia gente!
Tutto essa vive:
il cuore che piange,
la mano che uccide,
l'obbrobrio di grinte
che affilano lame.
E luci improvvise
di zappe e d'aratri,
sudore di fronti,
sorrisi di madri.
Il pane fumante
su tavole nude,
il vino che ferve,
l'ulivo che tace.

Questa è la gente,
la mia gente che porta
su un volto di pietra
il cuore del mondo
e l'ansia del Cielo.

Anna Maria CERASUOLO, 1987

cronarmerina.it

martedì 5 dicembre 2017

La poetessa Anna Maria Cerasuolo/2

Ritratto¹ della poetessa Anna Maria CERASUOLO ZACCONE (1917-2002) nella IV di copertina della sua antologia POESIE del 2012
Seconda Parte
La biografia della poetessa Anna Maria Cerasuolo che si trova nelle NOTE della sua raccolta POESIE del 2012 continua così: <<A Milazzo, però, non c'era un ospedale, né civile né militare, sicché il giovane musicista venne ospitato - e curato - in casa di una famiglia del luogo, che, forse, era quella del medico condotto. Ciò fu causa di un mutamento radicale della sua vita, in quanto si innamorò della figlia di quel medico, la sposò e non tornò più né a Napoli né alla milizia garibaldina, ma rimase a vivere nelle terre del sud: per qualche tempo in Sicilia e, successivamente, in Calabria, ove riuscì a "creare" alcune "bande" musicali (a Tropea, Spezzano Albanese, Petilia Policastro, Cerchiara...) e, nello stesso tempo, a continuare la stirpe di maestri - direttori di quelle "bande" musicali che in molte cittadine del sud erano, allora, l'unica forma di cultura popolare - che si sarebbe conclusa col suo omonimo nipote, cioè col papà di Anna, che ebbe solo questa figlia, alla quale fu preclusa la cariera del padre, in quanto quella professione, allora, era riservata solo ai maschi>>. Anna Maria nasce il 12 settembre del 1917 in via Crocifisso² dal matrimonio tra il maestro di musica Giuseppe Cerasuolo³ e l'insegnante elementare Maria Eufemia Bonifacio. Dopo alcuni anni la famiglia si traferisce in Calabria e Anna Maria studia presso il Ginnasio "Galluppi" di Catanzaro. Poco dopo la famiglia ritorna in Sicilia e lei si laurea in Lettere all'Università di Messina. Nel 1941 incomincia a insegnare a Piazza e il 30 luglio 1947 si sposa, sempre a Piazza, con l'insegnante di Lettere al Liceo Classico e alla Scuola Media Lorenzo Zaccone, nato a Modica (RG) nel 1920. Dopo il matrimonio, nel 1958 si trasferiscono a Milano dove Anna Maria continua nell'insegnamento mentre il marito diventa preside in una Scuola Media sino al 1973, quando decidono di trasferirsi, per motivi di salute, a Siracusa, dove concludono la loro carriera. Ormai in pensione, Anna Maria e Lorenzo si trasferiscono a Vittoria (RG) a poche decine di Km dalla città natale di lui, dove trascorrono gli ultimi anni della loro vita. Lei muore il 29 aprile 2002, lui nel 2015. Sempre dalle NOTE apprendiamo: <<... la nostra poetessa dopo essersi laureata divenne un'ottima insegnante. Ma quando se ne presentava l'occasione (e si presentava spesso, data l'esuberanza della sua indole) metteva in mostra le sue straordinarie qualità musicali, come quella di saper suonare tutti gli strumenti (anche quelli a fiato) o quella di saper cantare, con una bellissima voce di soprano. Ci disse anche che sulla partecipazione del suo antenato alla spedizione dei "Mille", c'era la testimonianza di una lettera autografa di Garibaldi; lettera che oggi è conservata nel Museo di Piazza Armerina (città natale di Anna), insieme con il proiettile che, ferendo il suo bisnonno, divenne l'involontario "galeotto" dell'amore del musicista napoletano per la bella siciliana>>. La Cerasuolo ha dato alle stampe sei raccolte di versi: La strada che amo (1950), Melodie (1951), Inviolato mistero (1953), Il fiore all'occhiello (1987), Il cuore e la vita (1989) ed Essere donna (1994). Inoltre, ha pubblicato varie poesie in numerose antologie, anche scolastiche. È autrice di un romanzo breve, di novelle e di un libriccino scolastico, intitolato La Divina Commedia spiegata agli alunni della scuola media. Ancora nella NOTA n. 3 è ricordato il seguente aneddoto: <<Questa poesia (n.d.r. QUEST'ORA È SACRA) fu recitata dagli alunni della poetessa nel teatro di Piazza Armerina, durante una serata di arte varia organizzata dal Comune e dagli studenti della città, per raccogliere fondi da destinare alla popolazione del Polesine, colpita dall'alluvione del 1951>>.
¹ È l'unico ritratto trovato e risulta poco nitida perché è stata stampata così, probabilmente per mettere in risalto la poesia IL TUO PENSIERO.
² Il numero civico sull'Atto di nascita del 1917 non c'è, ma dall'indirizzo sulla busta della lettera ricaviamo il 17.
³ Direttore anche della banda musicale di Piazza.
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venerdì 1 dicembre 2017

La poetessa Anna Maria Cerasuolo/1

Quadro con lettera autografa di Sibilla ALERAMO in Biblioteca Comunale

Frequentando e osservando tutto quello che c'è nella nostra biblioteca, saltano fuori belle e interessanti scoperte. Nel quadretto (nella foto) appeso sulla parete di destra dell'ex Sala Del Coro dei Gesuiti, oggi Sala "Filippo Acquachiara" che ospita la Mostra Del Libro Antico di Piazza, esiste una lettera manoscritta del 1952 che inizia a essere quasi illeggibile, più chiaro invece è l'indirizzo sulla busta "Signora Anna Maria Zaccone Cerasuolo, Via Crocifisso 17, Piazza Armerina (Enna)". Sin qui nulla di eccezionale, ma a dx della busta c'è una dedica "Lettera autografa della scrittrice SIBILLA ALERAMO alla poetessa Anna Maria Cerasuolo - Dono di Lorenzo Zaccone¹ alla Biblioteca Comunale di Piazza Armerina". Tutto ad un tratto un quadretto quasi anonimo si trasforma in qualcosa di più importante, che ci fa scoprire un'altra piazzese poetessa e <<Scrittrice di notevole spessore culturale>>. La lettera autografa che la poetessa alessandrina Sibilla ALERAMO (1876-1960) scrive alla Cerasuolo nel 1952 è la seguente: <<Roma, 28 del 1952², Cara Anna, la sua lettera mi rimprovera con tanta dolcezza che è già un perdono. Vedeste quale mucchio di lettere attendono risposta qui sul mio tavolo. E sapeste quanti sono i miei impegni, che cerco di soddisfare nonostante la mia salute sempre meno buona. C'è il progetto d'un mio giro in Sicilia, a primavera, per dizioni di mie liriche. Se si effettuerà, cercherò di includere nell'itinerario anche Piazza Armerina, e allora ci vediamo, e discorreremo anche delle sue poesie, che ho  letto con attento cuore. Grazie per quanto mi dice dei miei libri. Veda di procurarsi l'ultimo, uscito in queste settimane, un esilissimo volumetto intitolato Aiutami a Dire. Sarò contenta se gli vorrà bene come agli altri. L'abbraccio e le auguro forze e serenità. Sibilla Aleramo>>. Da questa lettera traspare l'intenso rapporto che la settantaseienne poetessa famosa e affermata intrattiene con quella molto più giovane (35enne) nostra concittadina, appena affacciatasi sul panorama poetico-letterario. La biografia che segue, è tratta per la maggior parte dalle "NOTE" del libro/antologia che si trova anche nella nostra biblioteca Anna Maria ZACCONE CERASUOLO, POESIE, L. Pellegrini Editore, COSENZA 2012, p. 139. <<Il bisnonno di Anna Maria nel 1860 partì da una cittadina del Napolitano (Scafati) e si recò a Genova, ove (con quattro o cinque coetanei, che suonavano nella "banda" diretta da suo padre e che poi avrebbero formato la "fanfara" garibaldina), si imbarcò su una delle due navi che portarono Garibaldi e i "Mille" in Sicilia. Sbarcato a Marsala, quell'allora giovanissimo "maestro" (che si chiamava Giuseppe Cerasuolo, come il papà di Anna) partecipò, con la sua "fanfara", all'attività delle "camicie rosse" garibaldine, da Salemi a Milazzo, cittadina in cui fu costretto a fermarsi, essendo stato ferito durante il combattimento>>. (continua)
¹ Marito di Anna Maria Cerasuolo.
² Il mese non è specificato però, sapendo che il volumetto "Aiutami a Dire" fu stampato nel 1951, e siccome la scrittrice scrive "uscito in queste settimane... il progetto d'un mio giro in Sicilia, a primavera", si deduce che il mese in cui è stata scritta la lettera sia uno dei primi del 1952, o gennaio o febbraio.
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mercoledì 29 novembre 2017

Stemma dell'Accademia Studii di Piazza

Stemma del Regno Delle Due Scilie, Sala Mostra del Libro Antico, Biblioteca Comunale, Piazza Armerina

Nella Sala della Biblioteca Comunale¹ che ospita la mostra del Libro Antico, c'è uno stemma al quale, anche se di grandi dimensioni, i visitatori rivolgono soltanto un rapido sguardo, per poi continuare la loro visita. Non è completamente anonimo perché alla base c'è la grande scritta REALE ACCADEMIA DEGLI STUDII DI PIAZZA, ma non basta per far capire a cosa effettivamente si riferisca e quale importanza abbia avuto in passato soprattutto per i piazzesi. L'altro giorno, nell'ennesima visita ho fatto alcune foto, tra queste quella in alto, e subito è scattata la ricerca. È lo stemma del Regno Delle Due Sicilie scaturito dal Congresso di Vienna tra il 1814 e il 1815 e in particolar modo dal Trattato di Casalanza, a pochi passi da Capua (CE), nel 20 maggio 1815. Con quest'ultimo trattato l'imperatore d'Austria Francesco I d'Asburgo-Lorena (1768-1835) riconsegnò, dopo il decennio napoleonico, all'alleato Ferdinando I di Borbone IV di Napoli III di Sicilia² i Regni di Napoli e di Sicilia che, dal dicembre 1816, si riunirono col nome di Regno Delle Due Sicilie e per questo Ferdinando prese il nome di Ferdinando I re delle Due Sicilie. In quel periodo a Piazza dal 1780 esisteva la Real Accademia Degli Studii, erede dell'Università degli Studi di Piazza Chiarandà intitolata al piazzese don Antonino CHIARANDÀ e istituita nel 1689. Per 78 anni l'Università era stata condotta dai PP. Gesuiti sino al loro allontanamento dal Regno nel 1767. Dopo 13 anni l'Università venne riaperta col nome di Accademia ma a dirigerla non furono più i PP. Gesuiti bensì i Domenicani, che si trasferirono dal loro convento di S. Domenico (poi Seminario Vescovile) al Collegio³ che, nel frattempo, era diventato sede del Comune il quale dovette trasferirsi nel convento domenicano. L'Accademia aveva due corsi di studi, quello di filosofia o delle arti e quello di studi superiori con cattedre di teologia (5 anni), di medicina e di giurisprudenza (3 anni) che rilasciavano solo attestati di studio, mentre le lauree erano conferite dall'Università di Catania. Questa organizzazione scolastica durò sino al 1826, quando il re Francesco I soppresse nel Regno 5 Accademie tra le quali quella di Piazza, istituendo al loro posto i Regi Licei, veri e propri istituti medi superiori propedeutici agli studi univesitari. Pertanto, lo stemma nella foto, dipinto su una lastra di metallo ovale di cm 78 x 97, sicuramente fu affisso sul portone d'ingresso non prima del 1816 e fu tolto forse già nel 1826, sicuramente nel 1861, quando si ebbe il nuovo Regno d'Italia. Nello stemma che, oltre agli altri due sotto i portici, risulta essere il terzo stemma reale presente nel chiostro dei Gesuiti, vi sono rappresentati 17 tra regni e casate (per esempio: Castiglia, Aragona, Farnese, Medici etc.), e 6 ordini tra i quali c'è quello più in basso del Toson d'oro, massima onorificenza cattolica europea riservata ai monarchi. Se vi trovate dalle parti di Sant'Ignazio, fate una capatina in Biblioteca e date un'occhiata da vicino a questo stemma di 200 anni fa che, ultimamente, è stato affiancato da due pannelli descrittivi in quattro lingue.
¹ Ex Sala del Coro dei PP. Gesuiti poi Oratorio della Confraternita Dei Nobili che, nell'ottobre del 2016, è stata intitolata allo scomparso il 27 luglio 2016 Filippo Acquachiara, Vicepresidente del Consiglio di Biblioteca.
² È lo stesso Re che col nome di Ferdinando III di Sicilia soggiornò per qualche giorno a Palazzo Trigona della Floresta nel maggio del 1808, come ci ricorda la grande iscrizione sul portone d'ingresso.
³ Ecco perché nella parte alta del Collegio, quasi limitrofa al Castello Aragonese, esiste la stradina chiamata salita S. Domenico.
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domenica 19 novembre 2017

Le vie di Piazza/S parte 1^

Dal 20 ottobre 2016 ho iniziato ad elencare tutte le strade di Piazza Armerina, con scritto accanto da dove iniziano sin dove arrivano, per meglio localizzarle. Lo scopo principale è quello di far conoscere ai Piazzesi e non il nome sia delle strade conosciute, sia delle tante sconosciute ai più e con nomi particolari. Ogni post elencherà le vie in ordine alfabetico e, per quanto è possibile, è stato messo a chi è stata intitolata. Si accettano segnalazioni di eventuali vie sfuggite nella compilazione.

S/parte 1^
Via SAFFILA, (famiglia) da via Teatro a via Pietro Cagni
Via SALEMI, (famiglia) da Via Garibaldi a via dr. S. La Malfa
C.le SALERA, (famiglia) nella via Santa Lucia
Vico SALVAGGIO, (famiglia) nella via Stradonello
Largo SALVATORE, (chiesa trasf. in abitazione) da via Mazzini a Scalazza Salvatore
Via SANALITRO, (Modesto, caduto 1^ G.M.) da via S. Principato a via G. Verga
S.ta SAN DOMENICO, (per trasferimento PP. Domenicani alla direz. Collegio Gesuiti) da via Lo Re a via Vitt. Emanuele
Piano SAN FILIPPO, (chiesa) da via Celso a via Pocorobba
Costa SAN FRANCESCO, (chiesa e convento) da Via L. De Assoro a Sotto Rocca S. Martino
Via SAN GIORGIO, (chiesa trasf. in abitazione) da via Villarosa a via T. Tasso
Largo SAN GIOVANNI EVANGELISTA, (chiesa e monastero) da via Umberto I a via Barone Camerata
S.ta SAN GIOVANNI EVANGELISTA, (chiesa e monastero) da via Garibaldi a Largo S. Giovanni Ev.
Vico SAN GIUSEPPE, (chiesa) da via Fuardo a via Alessandro
Via SAN MARCO, (chiesa trasf. in abitazione) da via L. De Assoro a via Misericordia
Vico SAN MARCO, (chiesa trasf. in abitazione) da via S. Marco a via Pittà
Via SAN MARTINO, (chiesa) da piano Crocifisso a via Gesù Maria
Via SAN MARTINO CAMPAGNA, da via Catena a via S. Nicolò
Via SAN NICOLÒ, (chiesa) da via Monte a piano S. Martino
Via SAN PIETRO, (chiesa) da via Madonna Rocca a piazza Gen. Cascino
Discesa SANTA BARBARA, (chiesa) da via Roma a via Bologna
Via SANTA CHIARA, (chiesa e convento) da via Umberto I a via Pasqualino Cagni
Via SANT'AGOSTINO, (chiesa e monastero) da via Mazzini a via Miraglia
Via SANTA LUCIA, (chiesa) da piazza Regione Siciliana a via Scarpello
Via SANTA MARGHERITA, (chiesa trasf. in abitazione) da piano Carcere a via Muscarà
Via SANTANGELO, (Giacomo, cons. com. 1861) da via Fuardo a via Mazzini
S.ta SANT'ANNA, (chiesa e monastero) da via Vitt. Emanuele a via Sant'Anna
Via SANT'ANNA, (chiesa e monastero) da via salita Marco Trigona a via Floresta
Via SANT'ANTONIO POVERELLO, (chiesa trasf. in abitazione) da via Carmine a via Carmine
S.ta SANT'ANTONIO, (abate, chiesa) da via Garao a via Sant'Antonio
Via SANT'ANTONIO, (abate, chiesa) da via Roma a a s.ta Sant'Antonio
Vico SANT'ANTONIO, (abate, chesa) nella via Sant'Antonio
Via SANTETTA, (famiglia) da via T. Tasso a c.da Santetta/Castellina
P.zza SANTA ROSALIA, (chiesa e convento) da via Cavour a via Monte Prestami
Via SANTA ROSALIA, (chiesa e convento) da via Cavour a via Sant'Anna
Largo SANTA VENERANDA, (chiesa) nella via Santa Veneranda
(continua)
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giovedì 19 ottobre 2017

I sellai a Piazza

Un sellaio (badeddàru) al lavoro
                                                                   
                                                                     Sellai a Piazza
Come ho spiegato nei due post 1700 - Mezzi di trasporto turisti e non e 1800 - Mezzi di trasporto turisti e non prima dell'avvento e diffusione dell'automobile si usavano le cavalcature (asini, muli, raramente cavalli) e le lettighe per gli spostamenti e, ovviamente, anche per i lavori nell'agricoltura che rappresentava, sino alla metà degli anni '50, l'attività economica più importante delle nostre zone. Pertanto, erano diffuse le attività artigianali concernenti la manutenzione del mezzo di locomozione e trasporto come i 'nferrascècchi (i maniscalchi che, assieme ai fabbri, avevano a Piazza anche un Sodalizio) o i staffèri-sèrvi (gli staffieri-servitori che anche loro erano riuniti in un Soladlizio). Anche a Piazza sino agli anni '70, esistevano numerosi sellai che venivano chiamati bardeddàri (da bardèdda, diminutivo di bàrda, bàsto, sella) che vendevano, oltre che corde di tutte le qualità e misure, anche i finimenti che servivano a "vestire" il quadrupede e a condurlo o attaccarlo alle lettighe o ai carretti (briglie, capezze, staffe, testiere, redini, morso, imbragature, martingale e pettorali). Un giorno dello scorso agosto il sig. Filippo Taormina, che da giovane aveva lavorato con lo zio bad'ddàru, mi ha aiutato a ricordarne un buon numero, aggiungendo anche l’ubicazione del loro locale-magazzino. Eccoveli: Brischetta Calogero in via Roma, Capizzi in via Monte, Garao nella salita Trigona, Lo Bello in via Mendoza, Militello Mario in via Umberto/Purgatorio, Prestifilippo, Taormina Vincenzo alle Botteghelle/via Carmine.
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martedì 10 ottobre 2017

Firme e date al Purgatorio

Come vi avevo anticipato sul post L'organo del Purgatorio a Santo Stefano, eccovi le foto con alcune firme, date e caricature lasciate sull'organo del Purgatorio nel secolo scorso e che il restauro, avvenuto tra il 2015 e il 2017, ha cancellato per sempre. Nella foto in alto si distinguono sullo sportello dei tiranti sopra la tastiera: a sx la data "8.8.1935" che sovrasta la firma a matita "E. Laurella"; a dx il nome a matita e a stampatello "LAURELLA VINCENZO", probabilmente parente del primo, che sovrasta quella che dovrebbe essere una data, anche se il giorno è postposto al mese "3.14.36". Nella seconda foto c'è la caricatura del "profesore" (con una "s") disegnata a matita sul lato destro della cassa in legno dell'organo. È un disegno che è ripetuto altre tue volte sempre sullo stesso lato, a dimostrazione del grande "affetto" dell'allievo per il "profesore". Sempre sul lato destro della cassa dell'organo si trova la firma a matita riportata nella terza foto "S Serpendino Giuseppe". Per finire, una dei tanti graffiti incisi sul gesso del parapetto della cantoria sopra l'ingresso della chiesa del Purgatorio: un disegno raffigurante una gallina, il nome "GIUSEPPE" e il soprannome "Gallinaccio". Questi sono segni lasciati nei vari decenni (ve ne sono alcuni dell'Ottocento: Calogero Ciurg... 1873, Amoroso Guglielmo Ettore) da insegnanti organisti, allievi, chierici, seminaristi, etc., che frequentavano la cantoria e la chiesa a pochi passi dalla piazza principale della città. Della chiesa delle Anime Sante del Purgatorio, ormai chiusa al culto e sconsacrata, si sa soltanto che fu aperta al culto sotto il nome di "Anime Purganti e Maria SS. della Carità" nel 1679 e consacrata il 9 settembre del 1762. Neanche negli scritti dello storico Litterio Villari si trovano tante notizie su questa chiesa, ecco cosa viene soltanto ricordato nella sua Storia Ecclesiastica, 1988, pp. 59 e 77: <<- Sodalizio delle Anime del Purgatorio sotto il titolo della Madonna della Carità composto da sacerdoti e la chiesa delle Anime del Purgatorio nell'ambito della parrocchia di S. Stefano>>.
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sabato 21 gennaio 2017

Lo stemma dei Trigona/1

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