LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

mercoledì 30 settembre 2015

Aguzzate la vista n. 24


Sembra indicare una via sopravvissuta a un bombardamento. Eppure siamo a Piazza.

Di che via si tratta ?

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

giovedì 24 settembre 2015

Fontana c/da Cutuminello / n. 42


La n. 42 è la lunga Fontana/Abbeveratoio che si trova in c/da Cutuminello (anche Cutominello, Cotuminello, Cotominello). Questa contrada si trova a Sud di San Michele di Ganzaria e a Est del Monte della Scala* (791 metri s.l.m) che domina la Piana di Gela, a pochi chilometri dal Bivio Gigliotto, lungo la S.S. 117bis per Gela.  Probabilmente il suo nome è un diminutivo di quello della contrada più a Sud chiamata Cutumino (anche Cutomino, Cotumino, Cotomino), molto più conosciuta da noi Piazzesi perché era uno dei tanti feudi posseduti nei secoli da alcune famiglie nobili di Piazza. In questo caso quella dei Calascibetta¹ a cavallo del Cinquecento e Seicento, dei Genova² a metà del Seicento, degli Strazzeri e quindi dei Trigona nel Settecento. 
Negli ultimi decenni la zona è più conosciuta perché a un paio di chilometri dalla Strada Statale, verso l'interno del bosco di eucaliptus della Forestale, una vecchia masseria di metà Ottocento³ è stata trasformata dalla famiglia Golino in un accogliente e moderna azienda turistica. L'abbeveberatoio, non più in uso e senza acqua, si trova prima dell'ingresso all'azienda alla quale è stato dato il nome appunto di Vecchia Masseria, in ricordo della costruzione rurale simbolo della civiltà contadina che dava alloggio ai tanti lavoratori delle terre circostanti con grandi magazzini per l'ammasso dei raccolti.

*In età neolitica (6000-3000 a.C.) è registrata la presenza dell'uomo.
¹La famiglia Calascibetta aveva una cappella (la IV a dx) nella chiesa di S. Pietro considerata il Pantheon della nostra Città.
²La famiglia Genova, oltre al palazzo di via Umberto (una parallela si chiama per questo via Genova), nel Seicento possedette anche il palazzo Sanfilippo duca delle Grotte di via Vittorio Emanuele II, di fronte la farmacia.
³Le masserie furono il prodotto della colonizzazione dei baroni di vaste aree interne abbandonate e incolte nei secoli XVI e XVII, quando la Spagna, per approvvigionarsi di cereali, concedeva la licenza di ripopolamento ai nobili del Regno delle Due Sicilie, i quali arrivavano a fondare perfino dei veri e propri villaggi, poi borghi e paesi, nei dintorni della costruzione originaria. (Wikipedia) Nell'800 il proprietario era il barone palermitano Andrea Guccione.  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina
          

martedì 22 settembre 2015

Andate a vederlo, è del 1433 ca.

Dopo avervi parlato dell'edicola votiva alla base della croce di Santa Maria Gesù, non posso non parlarvi del prezioso affresco che era ospitato su un altare della chiesa di questo luogo fuori le mura e che vi aspetta dal 2011 nella I Sala Rossa della nostra Pinacoteca Comunale di via Monte. Qualche anno fa su segnalazione del critico d'arte Vittorio Sgarbi, la Soprintendenza per i Beni Culturali di Enna curò il restauro dell'affresco della prima metà del quarto decennio del XV secolo (1433 ca.) a cui venne dato il nome di Madonna col Bambino in trono (foto in alto). Subito l'opera venne correttamente attribuita al cosidetto "Maestro del Polittico di San Martino", con l'intervento, forse, di uno stretto collaboratore. Nella parte inferiore dell'affresco si legge la scritta "Sancta Maria de Yesu", che ricorda l'antica collocazione nella chiesa francescana di Santa Maria di Gesù, così intitolata dai frati Osservanti nel 1430¹, anno che va quindi considerato come termine post quem (n.d.r. dopo il quale) per la datazione. Nonostante le lacune e le abrasioni, l'opera presenta elementi di grande raffinatezza ed eleganza formale, sia negli ornamenti del trono che nei particolari degli strumenti musicali suonati dagli angeli², nelle pieghe e nei ricercati decori della veste e del manto della Vergine, nei visi di quest'ultima e del Bambino. Lo stile e i caratteri fisionomici richiamano da vicino la produzione di cultura tardogotica valenciana nei suoi esiti siciliani, in particolare le opere riunite sotto il nome di un artista ancora anonimo, il cosidetto "Maestro del Polittico di San Martino", così denominato dal Polittico della chiesa di San Martino di Siracusa e da altre opere esistenti a Siracusa e nell'area centro-meridionale della Sicilia. (tratto dalla Guida-Simpa, Pinacoteca Comunale, 2012, Sagep Editori, p. 4)
E non è finita qui. Guardando attentamente l'affresco si notano due elementi molto interessanti. Il primo è che il Bambino con l'indice della sua mano sx indica il seno della Madonna; il secondo è che nella sua mano dx il Bambino tiene una colomba (foto in basso). Il dipinto era stato collocato nel riquadro della cornice marmorea sull'altare della parete settentrionale della chiesa e, dal 1667, in parte nascosto da un'ulteriore cornice lignea intagliata e policroma che lasciava in vista solo il mezzo busto della Madonna e la figura del Bambino*. L'affresco, la sua sinopia³ e la cornice lignea sono ospitate nella nostra Pinacoteca Comunale, dove si accede aggratis, ripeto, aggratis, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10 alle 18. Che dite, si può fare questo enorme sacrificio? Io direi di sì.


¹ La chiesetta di c/da Rambaldo, che i frati ottengono al loro arrivo nel 1418, già esisteva ma non se ne conosce il nome. In quel periodo a Piazza esisteva già una chiesa dedicata a S. Maria di Gesù, era situata al Monte e nel 1444 le venne dato il nome di SS. Trinità (oggi sede della Pinacoteca Comunale).   
² Da osservare da vicino in specialmodo i colori e i particolari di quello a sx che suona la vihuela de mano, antico strumento musicale della famiglia dei liuti che si suonava pizzicando le corde. Apparso in Spagna nel Quattrocento si diffuse rapidamente nei paesi che si trovavano sotto l'influenza o la dominazione spagnola; 
³ Abbozzo preparatorio.
* Per maggiori dettagli leggetevi la scheda su 
http://www.piazza-grande.it/news/archivio/2007/redazionale/20071216_scheda_madonna.htm

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

venerdì 18 settembre 2015

Edicola n. 32

Questa è l'Edicola Votiva n. 32 del nostro censimento ed è quella incastonata nel piedistallo in pietra¹, con l'anno 1662 scolpito in alto ai lati, che regge la croce in ferro di Santa Maria di Gesù. L'edicola racchiude, dietro una robusta grata di ferro, una grande statua dell'Immacolata Concezione ed è rivolta verso la strada che, proveniente da Gran Priorato di Sant'Andrea,  conduce alla chiesa, al convento e, quindi, al cimitero dei frati francescani (o Minori) dell'Osservanza. Nonostante sia in stato di completo abbandono, il sito è tra i più suggestivi e ricchi di storia dei nostri dintorni. 
Già dal II secolo dopo Cristo il sito di c/da Rambaldo registra un piccolo centro urbano di età romana. Intorno all'anno 1000 accoglie uno dei tanti accasermamenti di truppe gallo-italiche o lombarde, poi diventati borghi fortificati, per il controllo della popolazione araba rimasta nei casali sottomessi. Nel 1161 è tra i casali ribelli assediati e distrutti per la punizione inflitta da re Guglielmo I il Malo. E' nel 1418 che la chiesetta di questa contrada diventa punto di riferimento per i Frati che, guidati dal frate francescano osservante (poi anche beato) Matteo De Gallo di Agrigento, si raccolgono per interpretare in modo assai rigido la regola di S. Francesco dedicando la chiesetta a Santa Maria di Gesù. Fra Matteo, oltre ai conventi degli Osservanti di Palermo, di Cammarata, di Messina e di Caltragirone, fonda anche il convento di Piazza al quale viene dato lo stesso nome della chiesetta e, nel giro di pochi anni, diventa il primo della provincia monastica di Siracusa, tanto da essere definito nidus et Seminarium Santorum. Nel 1533 fra Simone Napoli da Calascibetta ottiene di ritirarsi coi suoi seguaci nel convento di S. Maria di Gesù per rivivere la vita da anacoreti. Nel 1567 sono fra Bonaventura Sciascia da Girgenti e fra Paolo da Palazzolo a ripristinare la Riforma (l'Osservanza più rigorosa) e continuare l'esperimento con i due conventi di Piazza che diventano così Custodia di Riformati. Nei secoli successivi chiesetta e convento vengono ingranditi, abbelliti, decorati, rinnovati e forniti di una preziosa biblioteca, tanto da diventare Seminario di Dottrina². Tre secoli dopo i frati Minori di S. Maria di Gesù vengono espulsi³ e il patrimonio passa al Fondo Edifici per il Culto. Il Convento e il giardino sono acquistati dal Municipio di Piazza che, in seguito al colera del 1867, destina la selva a cimitero. Sino agli anni 30 del secolo scorso ogni 2 luglio, per la festa della Madonna delle Grazie, era consuetudine fare pellegrinaggio a piedi sino alla chiesa e al convento. Intorno al 1934 si registra il loro definitivo abbandono. Tra qualche anno sarà trascorso un Secolo.

¹ Dove ultimamente ho notato visibilissime e pericolose spaccature verticali che fanno presagire un crollo imminente.
² Per approfondire l'importanza di questo sito vi consiglio di leggervi i post: a) "Ricerca sull'epigrafe in Biblioteca" del 29 giugno 2013 o cliccare sull'immagine in fondo alla home page; b) "Beato frat'Innocenzo Milazzo" pubblicati dal 10 al 21 ottobre 2013; c) "Conventi Francescani sfortunati/1 e 2" pubblicati il 22 e il 23 gennaio 2014.
³ Nel 1860 per le leggi "Siccardi" del nuovo Governo Piemontese, che venne a "liberarci" dal giogo Borbonico, tutti i beni ecclesiastici passarono allo Stato. Tutto ciò che non potè essere trasferito in Piemonte fu venduto alla borghesia capitalistica isolana. Quest'ultima, non avendo disponibilità finanziarie per le migliorie fondiarie e per il pagamento dei salari ai braccianti, provocò il fenomeno dell'emigrazione verso gli Stati Uniti e l'Europa. In questo modo fu negata la promessa che Garibaldi aveva fatto ai Siciliani: "Le terre demaniali ai contadini siciliani combattenti con me per la causa italiana.". Come si suol dire "curnuti e bastuniati".  A tal proposito consiglio, per aprire un po' gli occhi dopo tanto tempo, la lettura del libro di Pino Aprile, Terroni, Ed. PIEMME, 2010.
   Gaetano Masuzzo/cronarmerina          

mercoledì 16 settembre 2015

La foto conferma "u p'sciarö"

Il mio amico Pino, è riuscito a recuperare una foto che ritrae a sc'nnùa (o a cianàda) d' Santu Stéfu negli anni 30/40. Guardandola bene, sono riuscito a distinguere il vespasiano di cui ci parla il poeta-falegname piazzese Carmelo Scibona (1865-1939) nella sua poesia in gallo-italico U p'sciarö di Buttieddi che riporto nel post del 23 luglio 2015. E' proprio quella cabina in metallo segnata dalla freccia sötta u bastiöngh du ciàngh Duiliu. Oltre o p'sciarö si osserva la completa assenza di auto in circolazione, l'esigua quantità di pedoni e la folta e rigogliosa villa/giardino Umberto I altrimenti chiamata a villa e badàgghi (la villa agli/degli sbadigli dove si andava a oziare) che successivamente venne occupata dal grande cinema Ariston negli anni 50. Il monumento al re d'Italia Umberto I* che stava al centro della villa fu spostato più in alto, dove si trova ora, accanto alla Commenda di S. Giovanni Battista intesa anche "dei Cavalieri di Malta". 

*Re Umberto I (1844-1900) fu Re d'Italia dal 1878 ed ebbe due soprannomi. Il primo fu "Re buono" per il suo atteggiamento nel fronteggiare sciagure come quella dell'epidemia di colera a Napoli nel 1884; il secondo "Re mitraglia" fu affibbiatogli dagli anarchici per il suo duro conservatorismo e per aver avvallato le dure repressioni dei moti popolari del 1898 (a Milano ci furono centinaia di morti e migliaia di feriti). Nell'arco di 22 anni fu oggetto di almeno tre attentati, quello subito a Monza il 29 luglio 1900 gli fu fatale.  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

domenica 13 settembre 2015

Fontana Miniera Grottacalda / n. 41

Questa è la Fontana n. 41 che si trova presso la Miniera di Grottacalda. La particolarità che la contraddistingue è lo stemma sopra il foro da dove fuoriesce l'acqua. Lo stemma, scolpito sulla pietra è sormontato da una corona di nobile (forse di marchese). All'interno, nella parte superiore della fascia orizzontale presenta 3 stelle a 6 punte che ricordano quelle dello stemma della famiglia Pennisi di Acireale, nella parte inferiore della fascia 3 fiori e in basso un teschio con ossa incrociate.
I Pennisi baroni di Floristella erano proprietari delle miniere di Grottacalda e Floristella. Un importante rappresentante di questa famiglia fu Agostino Pennisi (Acireale 1832-1885) imprenditore e numismatico ricordato sia per la costruzione nel 1873 dello stabilimento dei bagni termali e del vicino Grand Hotel des Bains ad Acireale, sia per la vasta collezione ereditata e ampliata di monete greco-sicule e romane conservata al museo di Siracusa. Inoltre, Agostino Pennisi è ricordato per l'impulso imprenditoriale al processo di estrazione e lavorazione dello zolfo nelle sue miniere. In quella di Floristella, fece erigere un grande palazzo utilizzato come dimora di famiglia e luogo di ricerca e sperimentazione. Tutto ciò non potè alleviare i sacrifici di tanti nostri antenati per un pezzo di pane.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina  

mercoledì 9 settembre 2015

Riflessi poetici

Questa è la copertina della nuova raccolta di poesie dove si trovano anche quelle di un nostro concittadino, Roberto Lavuri. Lui ha contribuito con sette componimenti tra i quali c'è 

Un istante

Un istante ti sfiora, ti tocca
e fugge come un amante colto
sul fatto
un istante è vita che passa veloce
ma è un ricordo che vive per sempre
un istante è un pensiero che torna
che torna sul filo del tempo.
E' un battito del cuore 
che come mille battiti
ha lo stesso suono,
un istante per pensare, per ridere
per amare, ma anche per morire
un istante nell'eterno è una goccia
che non cade mai. 

Roberto Lavuri

Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

sabato 5 settembre 2015

Edicola n. 31

Devo ammetterlo, Piazza non finisce di stupirmi, guardate dove trovo un'edicola.
L'Edicola Votiva n. 31 si trova Sotto Santa Chiara (un prolungamento di via S. Chiara, traversa della via Umberto). E' un'edicola formata da un quadro della Sacra Famiglia, racchiuso in un incavo rettangolare e protetto da uno sportello con della rete metallica (quella che si usava per le stie delle galline). Ma non è tanto la "teca" che sorprende, nel nostro censimento ne abbiamo viste di tutti i colori, ma il sito dove si trova. 
Come si vede bene nella foto si trova "sutta u balatun" di un balcone e "supra a porta d' ngarage". Inoltre, nella parte inferiore, spostata sulla destra (probabilmente perché doveva far posto all'ampliamento del garage) e sostenuta da una barra di ferro per ovviare all'assenza dei chiodi che la tenevano murata, c'è una semplice lapide in marmo con una frase nientepopodimenoche del VII Vescovo della Diocesi di Piazza Armerina, Mons. Mario Sturzo (1861-1941). 
La frase è la seguente 

Gesù, Maria e Giuseppe       
Liberatemi
Dal Contagio della Moda
Ave Maria

+ Mario Vescovo

Gaetano Masuzzo/cronarmerina
 

giovedì 3 settembre 2015

Data corretta per Matteo Trigona

Lapide nella cappella Trigona in Cattedrale

Citazione su "Novelle Letterarie" del 1762
Nei post di domenica 16 e di mercoledì 19 agosto u.s. avevo riportato il 29 giugno 1754 come data della morte dell'arcivescovo di Siracusa, il piazzese mons. Matteo Trigona, dei baroni di Imbaccari Sottano e Terra di Mirabella. Invece, avendo visionato una lapide nella nostra Cattedrale e approfondendo la ricerca, devo correggerla. Infatti, sia nella lapide su un arco della cappella Trigona in Cattedrale (foto in alto) e sia nel volume/catalogo recuperato su internet "Novelle Letterarie" stampato a Firenze nel 1762 (foto in basso), la data della morte è il 23 febbraio 1753
Inoltre, sull'altro arco della cappella, c'è un busto di un prelato che dovrebbe essere quello di mons. Trigona che sovrasta un'enorme aquila, stemma della famiglia. 
Per quanto riguarda il gesuita Padre Saverio Vita, che recitò l'orazione funebre in onore dell'Arcivescovo durante il funerale svoltosi nella nostra Cattedrale, consultando il volume Storia Ecclesiatica della Città di Piazza Armerina del Villari, si apprende che proprio in quell'anno, il 1753, egli risultava nell'Elenco nominativo dei Padri Gesuiti docenti nel Collegio di Piazza col nome completo di VITA Saverio Maria
Tutto ciò a dimostrazione che non si finisce di scoprire e d'imparare, l'importante è ammettere gli errori e, possibilmente, correggerli quanto prima.  
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 1 settembre 2015

Discorso di apertura del Presidente

Il Presidente FPICA, Giuseppe Portogallo al Convegno
Piazza Armerina, 24 agosto 2015, Museo Diocesano

Buonasera e benvenuti.
Nella mia qualità di Presidente, socio Fondatore e promotore della FPICA¹ desidero ringraziare tutti Voi e le Autorità presenti per la disponibilità a partecipare a questo incontro e per il supporto che molti di voi, a vario titolo, hanno dato alla FPICA in questi 8 anni di esistenza e per la realizzazione di questo Evento che segna l'avvio di manifestazioni per commemorare e valorizzare la figura storica del nostro concittadino Prospero Intorcetta S.J.² missionario in Cina poco conosciuto nella nostra città e nella nostra Sicilia, ma ben noto in Cina. E quello di Prospero Intorcetta non è certo il primo caso tra quello di illustri italiani, antesignani di grandi imprese, che dovettero tante volte aspettare a lungo prima di esser tirati fuori da quel dimenticatoio in cui erano stati posti prima di poter ricevere la giusta rivendicazione nella loro osteggiata lode. 
Prendendo spunto da un'annotazione fatta da un celebre sinologo³, Pasquale D'Elia S.J., si potrebbe citare l'esempio di sinologi italiani che hanno dovuto aspettare molto tempo prima di aver riconosciuto il merito di antesignani della sinologia. Come scriveva lo stesso D'Elia in un passo de 'L'Italia alle origini degli studi sulla Cina': "[...] più di un secolo prima che si mettessero a scrivere i primi sinologi francesi, più di due secoli prima che mettessero piede in Cina coloro che con gli anni diventeranno i primi sinologi inglesi, tre secoli prima dei sinologi tedeschi e americani, l'Italia aveva già dato i massimi sinologi, stimati e ammirati oggi come ieri dalle più alte intelligenze cinesi, massimi non solo tra gli italiani, ma tra tutti." Tra questi italiani, la cui fama di predecessori è contesa da altri, molti sono i siciliani, e per citarne qualcuno facciamo i nomi di: Luigi Buglio, Nicola Longobardo, Francesco Bracati e Prospero Intorcetta. 
Nel corso della serata conoscerete meglio il nostro concittadino e come attraverso la sua commemorazione e valorizzazione del suo operato si possono creare opportunità per la nostra città tenendo conto che il nostro concittadino è nato a Piazza Armerina, è vissuto in Cina per 37 anni, morto ad Hangzhou* ed è sepolto nel Cimitero Cattolico di Hangzhou da lui realizzato. 
Opportunità che vanno dagli scambi culturali, turistici e commerciali tra la nostra città e quella di Hangzhou in Cina. Sicilia e Cina, due mondi lontani nello spazio e nella cultura, due entità geograficamente diverse, l'una realtà regionale italiana ed europea, l'altra universo di specifiche particolarità. Entrambe si scrutano da lontano, incuriosite dalla propria diversità e attratte dalle proprie risorse in un crescendo di rapporti a cui da anni contribuisce l'operato delle rispettive istituzioni, operatori economici siciliani ed emigrandi siciliani. 
La Cina, sulla scia di greci, arabi, normanni e spagnoli, guarda con grande interesse alla Sicilia, ravvivandone l'antico ruolo di crocevia economico e culturale nel Mediterraneo.
Giuseppe Portogallo
Presidente/Socio Promotore - Fondatore/Finanziatore
Fondazione Prospero Intorcetta Cultura Aperta

¹ FPICA = Fondazione Prospero Intorcetta Cultura Aperta;
²Con la sigla S.J. s'intende "Societas Jesu" ovvero Compagnia di Gesù/Compagnia dei Gesuiti;
³Il sinologo è lo studioso/esperto della civiltà cinese;
*Città di oltre 6 milioni di abitanti a ca. 1300 Km. a Sud di Pechino.  

Gaetano Masuzzo/cronarmerina