Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

lunedì 29 gennaio 2018

Date corrette per suor Arcangela Tirdera

La IV cappella a dx, chiesa di San Pietro, Piazza Armerina

Nel dicembre del 2012 prima e nel marzo del 2016, pubblicai i risultati della ricerca riguardante la piazzese Terziaria francescana Serva di Dio, suor Arcangela Tirdera, vissuta nella seconda parte del XVI secolo. Leggendo a malapena l’iscrizione sotto l’affresco in Pinacoteca Comunale, che raffigura suor Arcangela che regge tra le braccia un Bambino Gesù, consultando il Villari in Storia Ecclesiastica..., 1988 a p. 258 e la “Vita della Ven. Suor Arcangela Tardera – Terziaria Francescana” riportata nel LEGGENDARIO FRANCESCANO del frate P. Benedetto Mazzara del 1721, avevo dedotto che la data di nascita fosse 1598 (data della morte riportata sia dal Villari che dal Mazzara) meno l’età di 60 anni (come, erroneamente, avevo creduto di leggere nelle lettere dell’iscrizione sull’affresco “LANGUENTE… SEXA… APTA… AN… OS…” e prendendo per esatta la data di nascita riportata dallo stesso Villari in Storia della Città…,1981 a p. 390, e da altri Dizionari, che in realtà parlavano di un’altra omonima suora Terziaria) avevo ricavato come anno di nascita il 1548. Invece, alla luce dei nuovi documenti che ho potuto consultare in questi giorni, occorre posticipare al 1562 l’anno di nascita di suor Arcangela Tirdera e posticipare di 3 anni l’anno in cui prese l’abito di Terziaria, a 20 anni e non a 17. Infatti, ecco come ce ne parla l’avvocato Alceste ROCCELLA (1827-1908) in uno dei suoi notevoli 7 volumi della “Storia di Piazza”, il III “Uomini e Donne illustri Piazzesi”, al n. 10 (di 30) delle “Donne piazzesi illustri” a p. 164 della trascrizione in pdf del manoscritto, riportando notizie apprese dagli storici dei secoli precedenti come Antonio il Verso, Marco Ligambi, Rocco Pirri, Domenico Gravina e Arturo de Moustier del XVI sec., G. P. Chiarandà e Francesco Aprile del XVII sec. e Vito Amico del XVIII secolo:
<<Suor Arcangela Tirdera o Tardera naque nel 1562 da Pietro e Vincenza Altini. Fin da bambina, fu dai genitori avviata nei cristiani doveri e fanciulla ebbe a confessare fra Innocenzo Caldarera o da Chiusa che nel cenobio Santa Maria di Gesù splendea per santità e, volendo imitare le virtù del confessore, ventenne professò l'abito di terziaria francescana vivendo nella propria casa. Fra digiuni, orazioni ed aspre penitenze, cominciò a logorare il suo organismo, dormiva su poca paglia, nelle continue preghiere alla Vergine dicesi che costei la favorì di celesti visioni e, in una notte di Natale, le accordò abbracciare il bambino Gesù. Nel breve corso di sua vita fu sempre travagliata da penose infermità eppure sempre ilare ed assidua nella prece mostrossi, ottenne dall'Altissimo avere nelle mani e nei piedi l'impronta della piaghe di Gesù Cristo e Alegambe e Verso ne furono osservatori e ringraziò la Provvidenza esser partecipe al favore accordato al serafico Francesco d'Assisi, suo istitutore, onde Domenico Gravina nella “Vox Turturis” ne encomiò la perfezione e l'illibatezza della vita. Morì per consunzione a trentasei anni in fama di gran santità nell'otto febbraro 1598 e, dopo molti prodigi, fu inumata nella cappella ad austro¹ della chiesa di San Pietro. A rimeritare le virtù dell'Arcangela, quei padri effigiarono la di lei imagine nella parete della prima stanza che serviva d'ingresso nel cenobio, ponendovi sotto la seguente iscrizione: Soror Arcangela Tirdera a Platea / Virgo XXXVI annorum / Languore corrupta / Admirabilis extitit patrie / Et Christi passionis dolores / Languenti corpuscolo sentiebat / Anno 1598>>.

¹ “ad austro” vuol dire cappella “a Sud” della chiesa di San Pietro, oggi la IV a dx, a fianco dell’altare maggiore, originariamente cappella famiglia Tirdera, poi famiglia Miccichè (con loro stemma sull’arco) e poi famiglia Cagno (Villari, 1988, p. 250 n. 120bis) nella foto.
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lunedì 1 gennaio 2018

L'aidonese Rosario Ranfaldi nel quadro in Biblioteca

Ritratto Rosario RANFALDI, aut. ignoto, XIX sec., Bibliot. Com.le, Piazza Armerina

Nella Biblioteca Comunale di Piazza Armerina, nell’ex Sala del Coro dei Gesuiti intitolata a F. Acquachiara, che ospita la Mostra del Libro Antico, tra i tanti oggetti presenti a cui da qualche settimana sto cercando di darmi una spiegazione, c’è un grande quadro (foto in alto) di 140 x 90 cm posto sulla destra, dentro una nicchia ricavata da un’originaria finestra prospiciente il chiostro e chissà da quanto tempo murata. Il quadro, con una semplice cornice in noce larga 6 cm, ritrae per intero un nobiluomo di inizio Ottocento, elegantemente vestito, circondato da grossi volumi di discipline letterarie varie. In uno, sul dorso, si legge …MAXIMI, EPICTETI PHILOSOPHIA, su un altro PLATONIS OPERA OMNIA, su altri alle spalle …PARUTA, …SCAMOZ: ARC:, JUVENALIS PERSII ET SEJANI, uno accanto all’altro HORAT, VIRGIL, HOMER, uno sull’altro due con la scritta FAZELLO e su quello appoggiato su un tavolo tenuto con la mano sinistra con anello sul mignolo e indicato con l’indice della destra si legge DIODORI SICULI HISTORIAE. Il tavolo (foto in basso), oltre al grosso volume, accoglie quelli che sembrano dei reperti archeologici: un’anforetta portaprofumi, due parallelepipedi in pietra in uno dei quali c'è una scritta in greco da un lato (forse “ORLANDO”) e disegni di anfore su un altro, una moneta che sembra in argento con la trinacria in rilievo e la lettera N sulla sx, un’altra moneta più grande e più scura, un vassoio in argento contenente un’altra moneta, due recipienti in metallo, uno dei quali contenente inchiostro e una penna d’oca e una bottiglia in vetro col tappo. Alla base del quadro, dentro a una sezione rettangolare di 78 x 13 cm che copre il soggetto sino alle ginocchia, si trova la seguente grande scritta su quattro righe rovinate alla fine di ognuna:
-ROSARIUS RANFALDI Literis Graecis pariter paritequ… Latin…
-exornatus. Magistratus et laudem sola virtute consequntu… opti…
-Paterfamilias.. Integer vitae scelerisque purus,. decessit die…
-…………..  Ianuarii 1833. Annoru…
Dopo la ricerca si viene a sapere che si tratta non di un nostro concittadino, bensì di un illustre uomo della vicina Aidone, Rosario RANFALDI. Il prof. Vincenzo FIORETTO nel suo volume Le Stelle fulgide di Aidone - Gli uomini illustri di Aidone dalle origini ai tempi moderni, PARUZZO Editore, CALTANISSETTA 2010, a p. 51¹ ci dice che: <<Ranfaldi Rosario, nato ad Aidone nel 1766, fu dottore in legge, in lettere ed in filosofia, scrittore, poeta, storico, numismatico e dotto nelle lingue greca e latina. Scrisse moltissime poesie in greco ed in latino. Egli fu anche sindaco di Aidone dal 1800 al 1823. Dimorò per molto tempo a Palermo, dimostrando di essere anche un valente economista. Egli scrisse sulle coltivazioni in Sicilia ed ottenne la Medaglia d’Oro al concorso del Ginnasio Andegadese. Egli morì nell’anno 1833>>. Questa seppur breve biografia, ci spiega benissimo il perché e il valore di quegli oggetti che accompagnano il suo ritratto il quale, grazie all’iscrizione alla base, vi aggiunge il mese della morte, “Iannuarii” Gennaio. Inoltre, ricercando su internet apprendiamo a pag. 611 dell’Almanacco reale del regno delle Due Sicilie per l’anno  1842, NAPOLI STAMPERIA REALE, e a pag. 573 dell’Almanacco reale per l’anno bisestile 1840, che Rosario RANFALDI fu componente della COMMESSIONE di Antichità e belle arti di Aidone. Tutto questo, però, non ci spiega il perché della presenza di questo quadro a Piazza e l’esposizione (seppur anonima, tanto da far pensare che fosse stato messo lì solo per coprire un grande vuoto) nella sala più importante della Biblioteca. Chi lo ha dipinto e in quale anno? Dove si trovava prima di essere affisso in questa sala? Che relazioni politiche, culturali e sociali intratteneva questo politico, dottore in legge e grande acculturato aidonese con i suoi pari Piazzesi, tali da giustificare la presenza, nonostante tutto in discrete condizioni, del suo enorme ritratto? Può darsi che il Ranfaldi si sia interessato a dare una spiegazione agli oggetti che iniziavano a venire alla luce, nei primi decenni dell’Ottocento, dagli  scavi casuali e non di contrada Casale, sollecitandone l’attività di estrazione e studio, come stava facendo per quella in territorio aidonese in contrada Serra d’Orlando. Forse la sua attività politica di Sindaco si intrecciava con quella della vicina cittadina, quando l’amministrazione di quest’ultima era retta dal Sindaco chiamato Patrizio, quasi sempre del partito aristocratico. Comunque, anche questa volta sono riuscito, seppur in parte, a far “luce” su una personalità illustre di una volta, tramite il suo ritratto da ritenersi non più al “buio ”.     

¹ Nello stesso volume, tra le 33 biografie, si trova quella di Giuseppe Ranfaldi, di cui non è specificata la relazione con Rosario. Lo storico, poeta satirico, letterato, filosofo e medico Giuseppe Andrea Ranfaldi (Aidone 4 febbraio 1821 - 18 giugno 1866) è l’autore dell’importante volume postumo pubblicato dal Comune di Aidone Ricerche storico-critiche sulle cose di Sicilia Antica, vertenti alla illustrazione di una diruta città sicula, Tipografia Adolfo PANSINI, Piazza Armerina 1884, dove descrive anche Morganzio, città eretta da Siculi, che se approfondita lo avrebbe portato alla scoperta di Morgantina
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