Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

giovedì 23 maggio 2019

La conversazione sulla via Marconi

La via Marconi, ex Cas'varìa, a Piazza Armerina, negli anni Sessanta

Alla fine del Seicento il centro della nostra Città passa dal piano prospicente la chiesa di San Martino alla piazza Duomo, poi al Piano del Borgo che poi, nei secoli, è chiamata Piazza Maggiore o Foro Centrale. Questa piazza dal 1569, ma la notizia è da verificare, diventa Piazza Pescara, perché il viceré don Francesco Ferdinando de Avalos D’Aquino, marchese di Pescara, approva il progetto della sua ristrutturazione e sistemazione, oltre a quello per la rete fognaria nelle zone più importanti della città. Questa va ampliandosi verso il piano del Patrisanto o dei Teatini, dove esistono Monasteri e Conventi con le relative chiese e dove esiste una delle (almeno) 7 Porte della Città, quella a oriente, forse la più importante. È quella accanto alla Commenda dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni Battista, che prende appunto il nome di Porta di San Giovanni Battista. Questa porta poco tempo dopo è abbattuta, per aprire la città verso la Piana delle Botteghelle e verso il quartiere del Casalotto, sino al 1598 di proprietà di don Francesco Branciforti, conte di Mazzarino, che ottiene, in cambio, l’uso dell’acqua del fiume Gela per i suoi mulini. Le vie principali di questo periodo sono: la salita di Santa Rosalia e di Santa Caterina, oggi via Cavour, che collega piazza Pescara al Duomo; la discesa del Collegio (calàda ô Culègiu) oggi via Vittorio Emanuele II; la strada dei fondachi o ferrerìa, oggi via Roma; la strada che, nel 1711, prederà il nome di Strada del Principe; la carrèra o via dei gessai, oggi via Mazzini; la strada della fiera poi dei mercanti, oggi via Umberto; la Cas’varìa, oggi via Marconi. Quest’ultima nel comune parlare degli abitanti e nei documenti ha 5 varianti: Corbiserìa, Cresiverìa, Crasvarìa, Cr’s’varìa e Cruvisarìa (quest'ultima su una pianta della città del 1689). Tutte derivano da Cr’v’sarìa  che vuol dire «via dove si trovano i cr’v’sèri o calzolai». Il piazzese cr’v’ser e il siciliano curvisèri o cruvisèri, che vogliono dire calzolaio, derivano dal francese antico corveisier/courvesier (ciabattino), derivato di corveis/corvois, ovvero cuoio di Cordova, pellame usato dai ciabattini nelle loro manifatture. Sono voci ormai scomparse dall’uso comune però, nel passato, erano molto conosciute perché il sito era molto popolato e frequentato. A tal proposito lo storico prof. Ignazio Nigrelli nel 1989 ci ricordava l’esistenza di un’usanza particolare in quel tratto di strada «In quel luogo si faceva a mascarïada d’a Cr’v’sarìa che consisteva nel beffeggiamento di quanti passavano nei giorni di Carnevale per l’attuale via Marconi da parte dei calzolai (cr’v’sèri) dove avevano i loro laboratori. Siccome mascariäda vuol dire anche tinteggiatura, forse doveva esserci anche qualche lancio di sostanze polverose, più o meno profumate (cipria, borotalco, cuoio, segatura, lucido)». A proposito dei Calzolai, uno dei due Sodalizi o Confraternite (gruppo di persone dello stesso mestiere che si mettevano insieme, riunendosi in un oratorio o chiesa, per la cura e riparazione di questi luoghi, per pregare, discutere dei loro problemi lavorativi, trovare soluzioni per aiutarsi a vicenda dal punto di vista economico e spirituale e, non ultimo, per pensare alla loro decorosa sepoltura una volta conclusa la loro vita terrena) più antichi della città fu quello, incentivato nel 1400 dai frati Domenicani, dei conciatori di pelli, calzolai e calzettieri sotto la protezione dei Santi Crispino e Mercurio con sede presso la chiesa di San Vincenzo Ferreri, I Santo Compatrono della Città. Sino a primi decenni del Novecento, l’odierna via Marconi era un tutt’uno con la via che andava verso San Giuànn o verso la Porta d’ San Giuànn (Battista), poi chiamata a stràta ô Prìnc’p (la strada del Principe, in onore di don Vincenzo Starrabba barone di Scibini e principe nel 1711 di Giardinelli che, alla fine del XVII secolo vi aveva costruito il proprio palazzo, quello di fronte le suore di Maria Ausiliatrice) e che poi, dopo l’arrivo dei Savoia, le fu dato il nome di via Giuseppe Garibaldi. Dopo la morte nel 1937 del fisico e inventore Guglielmo Marconi gli fu intitolato, negli anni ’40, il tratto di strada che va dall’odierna piazza Garibaldi all’odierna via Garibaldi. Su una cartolina della via Marconi negli anni ’40, ancora troviamo “Corso Garibaldi” e, ancora dopo, anche piazza Guglielmo Marconi. Circa sessanta metri che hanno significato molto per la storia della nostra Città e dei nostri concittadini, che vi avessero o meno una attività commerciale o ricreativa di ogni genere: calzolai, barbieri, caffè, pasticcerie, banche, farmacie, agenzie, mercerie, fotografi, armerie, benzinai, apparecchi radio, tabaccherie e società di mutuo soccorso. (Nella conferenza “A SPÀSS PA CAS’VARÌA – La nostra via Marconi” tenuta dal sottoscritto il 30 maggio 2018, presso la S. M. “Cascino” per l’Università del Tempo Libero “I. Nigrelli”, sono stati elencati, grazie alla memoria storica di mio padre, il falegname e negoziante di ferramenta Gino Masuzzo classe 1921, che non c’è più dal 2015, e del mio amico Tanino Santangelo, i negozianti presenti in questo tratto porta per porta, dagli anni Trenta del secolo scorso ai nostri giorni).

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mercoledì 15 maggio 2019

Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-7

Stemma P. Bartolomeo Ragusa, torre in punta e sole nascente in capo
Stemma P. Girolamo Amoroso, asta con due stelle ai lati in punta, due colombi sopra un giglio 
GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-7

(dalla 6^ parte) Come abbiamo visto nel post precedente, durante il primo mandato priorale (1574-1578) del piazzese carmelitano P. Giovanni Pietro La Vaccara, furono costruiti i due portici a nord e a est. Mentre in quello a est non troviamo blasoni ma solo una data – 1575 – nell’arcata centrale tra la 3^ e la 4^ colonna, in quello a nord P. La Vaccara fece murare i blasoni di due Provinciali di quel periodo, Padre Bartolomeo Ragusa (o Rausa) da Mazzara (torre in punta e il sole nascente in capo), e Padre Girolamo Amoroso da Calatafimi (asta con due stelle ai lati, in punta due colombi sopra un giglio). Entrambi i Padri carmelitani, furono Provinciali di Sicilia¹, dopo P. M. Egidio Scrigno (1563-1568). Di P. Bartolomeo Ragusa sappiamo dall’elenco dei vescovi e dei vicari generali nella Diocesi di Mazzara dal 1317 al 1646 (al n. 11), che fu, durante il governo del vescovo Antonio Lombardo, vicario generale della Diocesi dal 1573 al 1579 :«Forbito oratore, facondo scrittore, è considerato un vero decoro e ornamento della famiglia dei Padri Carmelitani. Il vescovo Lombardo lo volle accanto a sé e dal Pontefice Pio V  fu inviato come Visitatore Generale della Chiesa agrigentina. Nell’arco di un decennio riuscì a riformare l’Ordine dei carmelitani e fu per dieci anni Priore dell’Ordine nella Sicilia. Morì a Roma nel 1581 dove si era recato per partecipare all’elezione del nuovo generale dei Carmelitani»². Inoltre, in un commento su un blog, veniamo a sapere che «A Mazara i Padri Carmelitani edificarono Chiesa e convento attorno al 1450, nel 1455 Convento e comunità erano già formati poiché il convento fu sede di un Capitolo Provinciale dell'Ordine, l'edificazione non era sul luogo attuale ma nel quartiere San Giovanni, accanto la chiesa di San Bartolomeo, successivamente nella seconda metà del XVI secolo i Carmelitani si spostarono dove ora sorge la chiesa ed il convento, la nuova chiesa fu intitolata all'Annunziata come quasi tutte le loro chiese, principali fautori nella nuova costruzione furono due fratelli entrambi frati Carmelitani Bartolomeo e Pompeo Ragusa, Bartolomeo fu anche Provinciale dell'Ordine, eletto ad Enna il 2 maggio 1568, Pompeo divenne Procuratore dell' ordine Carmelitano,e Reggente dell'Università degli Studi di Parigi nel 1569 e nel 1575 Reggente dell'Università di Pavia, morì a Mazara nel 1600 e venne sepolto nella chiesa dell'Ordine»³. Per quanto riguarda P. Girolamo Amoroso da Calatafimi non si hanno altre notizie oltre a quelle riportate sopra.

¹ Prima della divisione, nel 1585, in due: Provincia occidentale intitolata a Sant'Angelo di Sicilia e Provincia Orientale intitolata a Sant'Alberto da Trapani.
² www.diocesimazara.it/pls/mazaradelvallo/v3_s2ew_consultazione.mostra_paginawap?id_pagina=28848 (consultazione del 17/04/2019).

³ http://bypassdue.blogspot.com/2010/08/sede-del-comune.html T.O.C.-Marcella Spanò 30/08/2014 (consultazione del 17/04/2019). La sigla T.O.C. sta per Terzo Ordine Carmelitano.

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martedì 7 maggio 2019

Gli stemmi nel chiostro dei Carmelitani-6

Stemma P. Giovanni Pietro La Vaccara Di rosso, con la vacca passante d'oro¹

 
Iscrizione anno 1575, arcata centrale portico est, chiostro carmelitano P. Armerina

                                 GLI STEMMI NEL CHIOSTRO DEI CARMELITANI-6

(dalla 5^ parte) Gli altri due portici, a nord e a est, del chiostro del Convento dei Carmelitani di Piazza Armerina, furono realizzati tra il 1574 e il 1578, ovvero durante il primo mandato priorale del piazzese Padre Giovanni Pietro La Vaccara. La prima elezione a priore di P. La Vaccara avvenne durante il capitolo provinciale dei Carmelitani celebrato a Palermo nel 1574, come è testimoniata dalla data – 1575 – scolpita nell’arcata centrale del portico a est tra la 3^ e la 4^ colonna (foto in basso), la seconda, voluta per il protrarsi dei lavori di ristrutturazione, in quello tenuto a Caltanissetta nel 1577. Ci sarà una terza elezione, quella dal 1581 al 1582, dopo la pausa del priorato di P. Severino da Palermo (1579-80). Altra chiara testimonianza lasciata dal priore La Vaccara (alias Vaccaria, o à Vaccareis o de Vaccaro) è il blasone della sua famiglia, di rosso con la vacca passante d'oro, posto sull’abaco della seconda colonna del portico a nord (foto in alto). P. La Vaccara fu maestro di teologia, grande predicatore e definitore (consigliere) nel capitolo provinciale di Scicli del 1581. Nel 1607, quindi trent'anni dopo circa, fu eletto provinciale della provincia di Sant'Alberto da Trapani² a Licodia un contemporaneo e forse consanguineo di P. La Vaccara, P. M. Martino La Vaccara (o de La Vaccara) da Scicli³.
¹ «Vaccaro - Di rosso, con la vacca passante d'oro» Vincenzo Palizzolo Gravina, Il Blasone in Sicilia, Visconti & Huber, Palermo 1871-75, p. 400.
² Sino al 1585 esiteva un'unica Provincia Carmelitana Siciliana che, poi, si divise in due: Provincia di Sant'Angelo di Sicilia a occidente e Provincia di Sant'Alberto da Trapani a oriente.
³ Cfr. L. Villari, Storia ecclesiatica della città di Piazza Armerina, Messina 1988, pp. 266-268, 272-273.
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