LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

mercoledì 29 ottobre 2014

La Cùpula (era) Virdi

Ed eccovi la terza poesia dedicata al tetto della Cùpula della Cattedrale che, al tempo della fanciullezza del poeta era verde (intorno al 1870, vedi poesia precedente "La Cùpula Virdi di la Catradali") ma in seguito a qualche motivo di restauro cambiò colore, e il poeta, ormai adulto (anni 30), se ne rammarica. Successivamente il tetto tornò come lo vediamo adesso, VIRDI.

LA CÙPULA VIRDI


Lu ciriveddu l'àppiru strammatu
cui foru ca la cùpula sminnaru;
di quannu ddu culuri scancillaru 
Chiazza di tannu persi lu primatu !

Marcu Trigona, a la stranìa jttatu,
ccu ssa gran manu tumpulìanni un paru;
grìdaci forti ca lu tò dinaru
pi spisi pazzi nun lu voi sfardatu !

E vui, palummi, cucchi e rinnuleddi,
e vuautri struneddi e varvajanni,
'ngramàgghiativi comu l'urfaneddi.

E tu, Campana di la Muscatedda,
chi virdi la gudisti pi tant'anni,
chiàncila tu ccu ssa tò vuci bedda !

Girolamo Giusto, 1937
(1868-1941)
________________________

Note originali dell'autore nel suo volume del 1937: Primatu = Indiscusso nel campo intellettuale e politico nella vecchia provincia di Caltanissetta; Marco Trigona, la cui statua - opera dell'Ugo - è eretta nel "Piano" del Duomo, fu il munifico fondatore e donatore del Duomo; Campana = Una delle due campane dell'orologio del Duomo. Fu trovata sepolta insieme al Vessillo del Conte Ruggero.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

sabato 25 ottobre 2014

Oggi come allora? Mi sembra di no!


Le 4 Bollette nelle foto, gentilmente fornitemi da un amico, si riferiscono alle polizze o ricevute di oggetti depositati presso uno delle quattro istituzioni di credito presenti a Piazza nei secoli passati, il Monte di Prestami. Sono ricevute sia di Oggetti in Oro/Argento/Titoli di rendita sia di Biancheria che i nostri antenati, nei momenti di bisogno, depositavano per ottenere massimo il 66% della loro valutazione per due o tre anni. Prima della scadenza di tale periodo avrebbero dovuto riportare la Bolletta assieme alla somma ricevuta, per riavere l'oggetto lasciato in Pegno (termine che vuol dire "a garanzia reale del prestito ottenuto"), in caso contrario avrebbero perduto per sempre i loro beni. Veramente li avrebbero potuti recuparare solo in un'altra occasione, partecipando alle aste che di tanto in tanto venivano svolte per smaltire gran parte degli oggetti in deposito, per far posto ad altri ancora. Durante le aste che si effettuavano nella piccola sala d'ingresso, veniva usato il metodo del fiammifero. Si comunicava, illustrandone le caratteristiche principali, il bene da alienare, si accendeva un fiammifero e si facevano le offerte sino a quando rimaneva acceso. Allo spegnimento, chi aveva fatto la maggiore offerta si portava a casa l'oggetto. Non era raro il caso che l'incorruttibile impiegato addetto al fiammifero, per favorire qualche amico, lo spegnesse qualche istante prima dell'ultima offerta del "non amico". Ovviamente tutto ciò favoriva i benestanti che si potevano permettere di sborsare contanti in quantità, per fare man bassa di oggetti, il più delle volte dall'alto valore affettivo, che così non sarebbero più tornati nelle mani dei poveri proprietari. Nelle bollette per l'Oro, del 1902, si leggono perfettamente i nomi di chi portava in pegno due orecchini e tre anelli diciotto (diciotto indica il totale dei grammi d'oro) e due pendenti g. cinque. Per i primi, del valore di £ 21*, se ne ottennero 14, per i secondi, del valore di £ 6, se ne ottennero i 2/3, ovvero 4, sempre col 6% di interesse annuo da pagare al momento del riscatto. In tre si distingue bene la firma del Conservatore del tempo, La Pergola. In quelle per la Biancheria, del 1903 e 1904, oltre ai nomi si leggono i pegni di sette salviette due tovaglie otto paia di calze e due frangia** dentro sacco del valore di £ 6 e cotta*** dentro sacco che fa ottenere un prestito di £ 6. Nel retro di due di queste ricevute c'è scritto a matita "Rinnovo". Chissà se poi questi beni, seppur di modico valore, sono tornati tra le mani, in un modo o in un altro, di chi aveva ritenuto, amaramente, di separarsene temporaneamente per risolvere un piccolo/grande problema economico. E noi oggi, di che ci lamentiamo, se un secolo fa si era costretti a impegnarsi pure le calze o le mutande?! 

*Come nel post "Due Hotel di Piazza nel 1903" ricordo che 1 £ del 1900 valeva € 20 ca. di oggi.
**Guarnizione di stoffa che viene applicata a tende, coperte etc. Il "sacco" precisa il modo di come vengono conservati.
***Veste di lino bianco lunga fino al ginocchio con maniche corte e larghe.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

  

mercoledì 22 ottobre 2014

Un altro premio a Tanino Platania

Il poeta Tanino Platania al momento della premiazione da parte del noto attore e regista Augusto Zucchi
Sabato scorso, 18 ottobre 2014, nella gremita sala degli Affreschi di Palazzo Orsini di Bomarzo (VT) è stato assegnato al nostro Poeta Tanino Platania, il Premio "DISINCANTO" per la poesia sottoriportata

                                                           CLOCHARDS


                                                             Pagine bianche
                                                             e stanche
                                                             di libri laceri, pronti al macero.

                                                                    Visi corrugati
                                                                    nell'asfalto impaginati.

                                                             Solo la barba solletica il cuore:
                                                             incanto di un momento 
                                                             per un leggero soffio di vento.

                                                                     Panchine ad ore
                                                                     segnate dall'untore.

                                                      Tra coperte di cartone,
                                                      sotto un ponte o alla stazione:
                                                      fermoposta, senza più destinazione.

                                                                     Cartoni schivati
                                                                     su freddi selciati.

                                                      Più luci che ombre nella vita:
                                                      un dì, poeti in vena
                                                      ed ora anime in pena...

                                                                        ...E in me, un freddo lacerar 
                                                                           nella schiena.

                                                                                                              Tanino Platania

A conferirgli il premio è stata l'Associazione Valori di Bomarzo in occasione del Concorso Internazionale "Poeta anch'io". Autorevoli personaggi fanno parte della nutritissima schiera dei soci dell'Associazione, tra cui il romanziere Andrea Camilleri, l'astronauta Col. Roberto Vittori, l'attore e regista Augusto Zucchi, l'attore Paolo Bugnoli, il doppiatore Renzo Stacchi e tanti altri. 
A Tanino vanno le nostre congratulazioni.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 21 ottobre 2014

Giòmetrico a Sètt Cantunèri / 2

Sètt Cantunèri

   

Parte Seconda


"Lu suli si nni va, dumani torna,
si mi nni vaiu iu non tornu cchiù."
e canta e ridi "e ntantu fazzu corna"
penza e scungiura Cicciu "vaccitù"
pirsuasu ca la vita è babba assai
senza qualchi risata ammenzu e' guai.

E ntantu è già la sesta e i virdurara
a picca a picca grapunu putìa
spitannu l'urtulani, terra amara,
mircantiannu qualchi primintìa
e laroba locali, chianu chianu
cu qualcaduna puru do ziu stranu.

Dopu, a la nona, la jurnata ammutta
"Accattamu, piccio', talìa ch'è bedda."
"Signura, nun si pigghianu di sutta."
"Cumpà, quantu la vinni, sta pisedda."
"Gnorlei, nga si smuvissi, ca scurì."
E si fa notti, e qualchi rififì

ci mposta la "nutturna" a la picciotta,
e viulini e chitarri e mandulini
pu sì e pu no, si paranu la botta
nfinu a chi, n'allanzata d'acquazzini
renni la paci a tuttu lu quarteri.
E agghiorna e scura, e setti cantuneri.

Giòmetrico

(Giovanni Piazza)

lunedì 20 ottobre 2014

Giòmetrico a Sètt Cantunèri / 1

Sètt Cantunèri

 

Parte prima


Matinalori, i setti cantuneri.
La quarta e già si senti battaria
di campagnoli e carri e carritteri
ca muntaroli scìnninu la via 
e sturbanu la basula ca sduna
vacazziannu zoccula e scarpuna.

La quarta e già si senti, cantarinu,
lu primu "do" ca ntona e sbuccazzìa,
di cunfortu a lu pedi ormai 'n caminu
mentri cu ancora dormi sfirnicìa
e ntantu a la luntana li sturneddi
cuprìnchinu li strati e li vaneddi.

"Non cantu né p'amuri e né pi sdegnu
ma cantu pi svanìrimi lu sonnu."
vucìa Caloriu ntisu "menzugnegnu"
tra chiddi ca vulìssinu e nun ponnu
e si capisci ca ddu brachittuni
si l'assa fattu, n'autru pinnicuni.

"Lu chiantu di la povira cattiva
chianci lu mortu e pi lu vivu penza."
rispunni Peppi "taratà, ca aviva
na menza spranza, e forsi cchiù di menza
pirchì la morti è morti e ma lu chiantu
nun sempri si cumpanaggìa lu santu."
(continua domani)

Giòmetrico

(Giovanni Piazza)



venerdì 17 ottobre 2014

La Cùpula di la Catradali

 

LA CÙPULA VIRDI DI LA CATRADALI


Cùpula Virdi, di l'annuzzi beddi
no, chiddi di li càuzi sciaccati,
l'autri, quannu spuntozzi e sculareddi,
la guerra la facìvamu a pitrati !

Quannu, di jornu "lustra-balateddi",
china la menti d'Ortis e di Prati, 
di sira, 'nchiesa a furia di scanneddi,
chi litanì cantàvamu arraggiati !

'Nfunn'a lu celu o chiaru o nuvulatu,
comu bedda sta cùpula spiccava,
e chi "Spiranzi" lu sò virdi ha datu !

E dda cùpula quannu la guardava,
o ch'era stancu o ch'era 'ngustiatu,
comu 'na mamma duci mi parrava.

Girolamo Giusto, 1937
(1868-1941)

__________

Note originali dell'autore nel volume del 1937: Càuzi sciaccati = Calzoncini aperti nel di dietro; Spuntozzi = Adolescenti; Lustra balateddi = Che si andava a zonzo troppo; Scanneddi = Note acute stonate.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 15 ottobre 2014

Sette Cantoni un secolo fa

Via Sette Cantoni provenendo da Largo Demani o da Santa Rosalia

Via Sette Cantoni, in fondo l'incrocio con le vie Mazzini e Marconi
Il professore Giovanni CONTRAFATTO (1910-2004) nel suo libro Memorie Armerine ci ha lasciato questi suoi semplici ma preziosi ricordi di Piazza nella prima metà del Novecento.

<< La via Sette Cantoni*, ove abitai dalla nascita fino all'età di 44 anni, allora era una strada di intenso traffico. Dalle quattro del mattino fin verso le sei, era la volta del passaggio ininterrotto di carri, contadini e agricoltori, che a cavallo dei loro quadrupedi si recavano in campagna. Scendevano a frotte dal quartiere Monte e prendevano vie traverse per evitare le strade col selciato di pietra lavica, poco agevoli perché facilmente scivolose per persone con scarponi chiodati e per gli animali con i ferri agli zoccoli. Oltre al rumore prodotto dallo scalpitio di quella cavalleria rusticana, vi erano quelli che, malgrado l'ora e fregandosene di quanti immersi nel sonno dei loro letti venivano svegliati, passavano per le strade cantando a squarciagola. Le note delle canzoni di due soli versi erano sempre le stesse. Ne ricordo alcune che, a furia di essere svegliato e di sentirle cantare, mi sono rimaste impresse nella mente.

Non cantu né p'amuri e né pi sdegnu,
ma cantu pi svanìrimi lu sonnu.
Lu gghiantu di la povira cativa**,
ghiangi lu mortu e pi lu vivu penza.
Lu suli si nni va, dumani torna,
si mmi nni vaiu iu non tornu ghiù.

Potrei elencare moltissimi distici, ma mi sono limitato a citarne qualcuno tra i più significativi. Un tempo, anche nel cuore della notte, si veniva spesso svegliati dal suono di violini, chitarre e mandolini: erano le cosidette "notturne" portate a qualche ragazza del posto. A seconda della canzone che l'improvvisato menestrello cantava, o se era uno spasimante non gradito, non era raro il caso che i suonatori andassero via grondanti di acqua piovuta dall'alto. Verso le sei del mattino, erano le botteghe di frutta e verdura che aprivano i battenti, in attesa degli ortolani che le avrebbero rifornite di verdure assortite. Tranne poche primizie che provenivano dalle vicine zone calde, la frutta consumata dalla popolazione era di produzione locale. >> (tratto da Giovanni Contrafatto, Memorie Armerine, ILA Palma, PA, 1991)

*Via Sette Cantoni nella nostra lingua gallo-italica Sètt Cantunèri
**Cativa o Cattiva = Vedova.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 14 ottobre 2014

La Cattidrali di Giòmetrico


E chista è  

LA CATTIDRALI

mia


E ti la trovi dda! La Cattidrali!
Sbùmmicu di giniusu e d'eleganza
cu lu paisi a giru e pi fadali
ca ci arrivurgi scattacori e spranza.

Mentri, già dda prisenti pe' natali,
la turri campanaria supravanza
e parra cu la cùpula a puntali
ca la cummogghia e fa di capustanza.

Petra cu l'arma misa di straventu
a risciucari lacrimi di chiantu
mentri addumanni ospiziu e sacramentu.

Petra cu l'arma di dda mavarìa
ca duna cori, amurusanza e vantu
all'Onoranza Santa di Maria.

Giòmetrico
(Giovanni Piazza)

domenica 12 ottobre 2014

Mobili artigianali ed emozioni eterni



Qualche giorno fa mi sono arrivate dal Nord Italia alcune foto relative a un comò, a ciaccësa 'ncantaràngh. A prima vista nulla di particolare, se non un mobile della prima metà del secolo scorso, ancora in ottimo stato che fa bella mostra perché bello sia nella forma, sia nello stile e nel colore, insomma un buon pezzo d'antiquariato. Invece, le foto erano accompagnate da una lettera scritta a mano da una signora di origini piazzesi che, oltre a indicare minuziosamente le misure del mobile, mi segnalava, come le ripetevano spesso in famiglia, che era stato costruito da mio nonno falegname ed ebanista Tatano Marino Albanese (1889-1958), ai più conosciuto come Ciucciuledda (nella foto del 1956). Glielo ricordavano in tante occasioni, soprattutto "quando si parlava della non resistenza dei mobili moderni e prodotti industriali". La signora, forse mia coetanea, continuava facendomi sapere che gli acquirenti erano stati i suoi nonni, sposatisi nel primo decennio del Novecento, ma l'acquisto però potrebbe essere stato a metà degli anni 30, in occasione del loro ultimo trasloco in via Cavour. A questo punto mi rivolgo per saperne di più a mio padre classe 1921, giuv'n falegname nella bottega di mio nonno proprio in quegli anni lontani. Ed ecco le conferme: a casa di mio nonno di quel comò ce n'era un altro simile nella camera di mia mamma da signorina, costruito nella falegnameria di via Roma al n. 108; ricordava benissimo quella famiglia, ma non dei nonni, bensì dei genitori della signora, perché vicini di casa appena sposati nel 1944, lui un signore molto alto, distinto e che vestiva sempre di scuro. Questo è un esempio di come il web, usato con le dovute cautele, possa contribuire a risvegliare ricordi lontani, sia nel tempo che nello spazio, confermandoci, se ce ne fosse stato bisogno, che il lavoro fatto con serietà e competenza, p' na far malif'guri, alla lunga paga più di quelli superficiali e raffazzonati che, per questo, rimarranno anonimi per l'eternità. Infatti, per un artigiano e, quindi, per un parente di questi, non c'è cosa più essenziale e vitale di vedere, con grande soddisfazione, la propria "creatura" immutata e perfettamente funzionante come il giorno d'uscita dal laboratorio, suscitando sempre grandi emozioni, come quelle vissute dalla signora "su quel comò trovavo ogni anno i regali dei morti" e "dalla camera da letto dei nonni passò in quella dei miei genitori, quando i nonni non ci furono più e adesso si gode, resistendo bene, le nebbie del Nord". A nome di tutti gli artigiani seri, competenti e onesti, e dei loro parenti, 
Grazie, Signora del Nord.  

Gaetano Masuzzo/cronarmerina           

giovedì 9 ottobre 2014

La Catradali

1605-1767, lavori minori sino al 1884*
Oggi la prima poesia di tre che il poeta Girolamo Giusto dedica alla nostra maestosa Cattedrale

 

LA CATRADALI


Dunni tu trasi trasi colossali,
supra un puntu di Chiazza lu chiù âtu,
la gran viduta di la Catradali
tutta si para all'occhiu tò 'ncantatu.

Ma chiù 'mpunenti e chiù monumentali
la fa ddu campanili mintuatu;
e la cùpula poi tant'oru vali
quantu va Chiazza e tuttu lu sò statu.

Sta chiesa granniusa ed eleganti
inchi lu celu e pari 'na furtizza
chi pruteggi di Chiazza l'abitanti.

S'adura cca Maria di la Vittoria;
sta bedda Chiesa ccu la sò grannizza
nni canta li miraculi e la gloria.


Girolamo Giusto, 1937
(1868-1941)

*I lavori iniziati nel 1605 dall'architetto carrarese Giovanni Maffei, sul progetto redatto in collaborazione con altri due architetti, i messinesi Simone Gullì e Natale Masuccio, proseguiranno molto lentamente sino al 1627, quando verrà confermato, dopo la consultazione di un'altra decina di architetti da tutta Italia, l'architetto di Bracciano (Roma) Orazio Torriani, il quale si servirà dell'opera dei capomastri Cappelletti milanese, Costa messinese e Nicossia catanese. In seguito i lavori saranno diretti da altri architetti e diversi capomastri, sino al definitivo completamento delle scalinate ai tre ingressi nel 1881 e del piano antistante nel 1884.   

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

lunedì 6 ottobre 2014

Fontanella Chiostro Sant'Anna / n. 10

Questa fontanella si trova in un angolo di quello che fu il chiostro del Monastero femminile delle Agostiniane di Sant'Anna. La fontanella prima era posta al centro del chiostro che, per molti anni del Novecento, fu il cortile delle Scuole elementari femminili, mentre quelle maschili erano nel plesso Trinità (altro ex Monastero femminile, ma di Benedettine). Nonostante questa separazione, le classi prime dei maschi, come quella mia del 1959 con la maestra Maria Minacapilli in La Cara, frequentavano solo per un anno queste aule e questo cortile sempre ombroso. Prima di diventare il VII Monastero di Agostiniane in Sicilia nel 1642, le suore si riunivano in un Ritiro, chiamato "Ritiro di Donne" e confinante con l'Oratorio di Sant'Anna, fondato nel 1605 nella propria abitazione dal nobile Pietro Calascibetta dei baroni di Cutomino*. Qualche anno più tardi il Ritiro si trasformò in "Ritiro della Congregazione di Santa Brigida" per tenere lontane dalle lusinghe del mondo le donne e le ragazze nobili di Platia e venne riunito all'Oratorio dal nobile Andrea Trigona dei baroni di S. Cono, dietro suggerimento dei dirimpettai Padri Gesuiti. Il Calascibetta era rimasto vedovo con sette figlie e già da qualche anno ne aveva avviato alla vita religiosa tre nel vicino Monastero Benedettino di Sant'Agata, le restanti quattro furono le prime a essere ammesse nel nuovo Ritiro, poi diventato Monastero dietro autorizzazione di papa Urbano VIII. Sia il Trigona che il Calascibetta si fecero sacerdoti avanti negli anni e quest'ultimo entrò anche a far parte della Congregazione Francescana. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Feudo che si trova a ca. 20 Km. a Sud di Piazza, verso Gela.


mercoledì 1 ottobre 2014

Fontanella Belvedere Dommartino / n. 9

Questa è la fontanella sul marciapiede che sta sotto la chiesa di Dommartino al Casalotto, dove esiste un Belvedere sulla parte orientale della nostra Città. Molto efficiente e ben tenuta, anche se grezza nella struttura, si trova lungo la via Padova, ovvero la trafficatissima circonvallazione a Est della Città (quella che va verso l'antenna) alla quale nel 2011 è stato cambiato il nome in via Don Milani. Non si conosce il motivo, anche se qualcuno dice perché "Padova" è impersonale! Sarebbe stato più semplice intitolare al sacerdote-educatore fiorentino (1923-1967) un'altra via importante ancora senza nome.* Perciò, per tanti Piazzesi avanti con l'età, continua a chiamarsi via Padova, come indicano le targhe ancora presenti sugli edifici, ma per alcuni è già via Don Milani, come indica la targa sul paletto metallico all'incrocio con viale Gen.le Ciancio. Per creare confusione siamo i primi sul Globo Terrestre, mentre nel Sistema Solare siamo secondi solo ai Marziani. Infatti, gli UFO che ogni tanto si vedono, sono entità dell'Universo che ci vengono a studiare per scoprire come facciamo a complicarci la vita anche nelle cose più banali e semplici. Il fatto è che a noi non piacciono le cose facili, ce le complichiamo a tal punto che poi non riusciamo più a risolverle! 

*Un altro esempio è la sostituzione del nome del viale Generale Gaeta con quello di viale Conte Ruggero, a partire dalla piazza Marescalchi (che tutti conosciamo come piazza Stazione) per tre chilometri sino al bivio della Madonna della Noce per Aidone. Tutto sembrava filare liscio, se non fosse che esisteva già una via intitolata al Gran Conte, la via parallela al viale della Libertà, all'altezza della Scuola Media Roncalli. Per questo, da un po' di tempo i cittadini dell'ex viale Gen.le Gaeta si vedono recapitare la posta dei Piazzesi della via nei pressi da Taccura, che mi hanno detto ora si chiami via Altacura, e viceversa. E gli UFO continuano a osservare attentamente questa nostra capacità speciale innata!

Gaetano Masuzzo/cronarmerina