LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

sabato 25 ottobre 2014

Oggi come allora? Mi sembra di no!


Le 4 Bollette nelle foto, gentilmente fornitemi da un amico, si riferiscono alle polizze o ricevute di oggetti depositati presso uno delle quattro istituzioni di credito presenti a Piazza nei secoli passati, il Monte di Prestami. Sono ricevute sia di Oggetti in Oro/Argento/Titoli di rendita sia di Biancheria che i nostri antenati, nei momenti di bisogno, depositavano per ottenere massimo il 66% della loro valutazione per due o tre anni. Prima della scadenza di tale periodo avrebbero dovuto riportare la Bolletta assieme alla somma ricevuta, per riavere l'oggetto lasciato in Pegno (termine che vuol dire "a garanzia reale del prestito ottenuto"), in caso contrario avrebbero perduto per sempre i loro beni. Veramente li avrebbero potuti recuparare solo in un'altra occasione, partecipando alle aste che di tanto in tanto venivano svolte per smaltire gran parte degli oggetti in deposito, per far posto ad altri ancora. Durante le aste che si effettuavano nella piccola sala d'ingresso, veniva usato il metodo del fiammifero. Si comunicava, illustrandone le caratteristiche principali, il bene da alienare, si accendeva un fiammifero e si facevano le offerte sino a quando rimaneva acceso. Allo spegnimento, chi aveva fatto la maggiore offerta si portava a casa l'oggetto. Non era raro il caso che l'incorruttibile impiegato addetto al fiammifero, per favorire qualche amico, lo spegnesse qualche istante prima dell'ultima offerta del "non amico". Ovviamente tutto ciò favoriva i benestanti che si potevano permettere di sborsare contanti in quantità, per fare man bassa di oggetti, il più delle volte dall'alto valore affettivo, che così non sarebbero più tornati nelle mani dei poveri proprietari. Nelle bollette per l'Oro, del 1902, si leggono perfettamente i nomi di chi portava in pegno due orecchini e tre anelli diciotto (diciotto indica il totale dei grammi d'oro) e due pendenti g. cinque. Per i primi, del valore di £ 21*, se ne ottennero 14, per i secondi, del valore di £ 6, se ne ottennero i 2/3, ovvero 4, sempre col 6% di interesse annuo da pagare al momento del riscatto. In tre si distingue bene la firma del Conservatore del tempo, La Pergola. In quelle per la Biancheria, del 1903 e 1904, oltre ai nomi si leggono i pegni di sette salviette due tovaglie otto paia di calze e due frangia** dentro sacco del valore di £ 6 e cotta*** dentro sacco che fa ottenere un prestito di £ 6. Nel retro di due di queste ricevute c'è scritto a matita "Rinnovo". Chissà se poi questi beni, seppur di modico valore, sono tornati tra le mani, in un modo o in un altro, di chi aveva ritenuto, amaramente, di separarsene temporaneamente per risolvere un piccolo/grande problema economico. E noi oggi, di che ci lamentiamo, se un secolo fa si era costretti a impegnarsi pure le calze o le mutande?! 

*Come nel post "Due Hotel di Piazza nel 1903" ricordo che 1 £ del 1900 valeva € 20 ca. di oggi.
**Guarnizione di stoffa che viene applicata a tende, coperte etc. Il "sacco" precisa il modo di come vengono conservati.
***Veste di lino bianco lunga fino al ginocchio con maniche corte e larghe.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

  

7 commenti:

  1. Giovanni Piazza25 ottobre 2014 14:50

    Si la mutanna d’oggi nun si mpicca
    e si nni cala cu facilità
    nun è pirchì la genti è assa’ cchiù ricca
    ma sulu pi sessuata libbertà
    e mutanna ca scinni senza ngignu
    nun si po’ usari pi caparra e pignu.

    A te non sembra, e nveci a mmia mi pari!
    Ca unn’ha canciatu nenti e mancu chissu!
    Ca su tant’anni e ancora semu a mari
    e la scarsizza abbunna a russu fissu!
    Sostituimmu sulu, pi cu sa,
    la banca cu lu munti di pietà.
    Cià.

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  2. Un secolo fa calze e mutande erano merce rara e perciò preziosa tanto da essere considerate oggetto di pegno; oggi ci si impegnano le pellicce che pure non sono così rare.Parabula s'gnif'ca ? E' cambiata la forma ma la sostanza nan tant'assai.

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    1. Secondo me, invece, è cambiata in quanto prima ci si impegnava qualcosa, anche se di poco valore, per mangiare, adesso per comprare cose di cui se ne potrebbe fare benissimo a meno e per essere solo in possesso dell'ultimo modello hi-tech di cui, oltretutto, si useranno pochissime funzioni !!

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  3. Sulla destinazione d'uso del denaro ,ottenuto impegnando le cose più varie, cosiderato che,come riferiscono i giornali,operazioni tali vengono fatte anche per andare ai CARAIBI,ha ragione il nostro prof. .Purtroppo però le stesse fonti riferiscono di pegni fatti per pagare le bollette ( tasse varie).Come dire: i famosi mala tempora continuano a correre,purtroppo.

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  4. Dato per SCONTATO il massimo RISPETTO per la serietà dell'argomento e della realtà,passata e presente, a cui esso fa riferimento,mi permetto di prendere spunto da due versi di Giovanni Piazza ""Pirsuasu ca la vita è babba assai / senza qualchi risata ammenzu e' guai "" per proporre una divagazione leggera ma non troppo,come dimostra la fonte da cui provengono le due barzellette cioè ACHILLE CAMPANILE che affrontava argomenti seri con umorismo surreale.La prima :un tale,in bolletta,per ottenere un buon prestito,chiede di parlare col direttore del Monte di Pietà.L'usciere risponde ""E' impegnato"".Il tale replica ""Anche lui?"" .La seconda : ""Un tale va a far visita ad una famiglia in bolletta.Il padrone di casa dice :mi scusi se mia moglie non può venire,è impegnata. Il visitatore chiede : e non può riscattarla ?Ve le propongo per quello che sono : amare freddure.

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    1. Ottime e simpatiche le "amare freddure".

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  5. Qualcuno ,a proposito delle BOLLETTE rilasciate dal MONTE di PIETA',sostiene che da esse derivi il detto ESSERE in BOLLETTA (essere in serie difficoltà economiche) ,visto che chi ricorreva a tale operazione certamente non navigava nell'oro.Come ipotesi non è male ma non ha riscontri oggettivi in documenti ufficiali .

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