NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

mercoledì 5 febbraio 2014

Sant' Áita a Ciazza

Sito dell'ex Chiesa di Sant'Agata (u ciàngh Balilla)
Il culto di Sant'Agata a Piazza, come in tutta la Sicilia, risale al III secolo, sin da quando la giovane nobile siciliana rifiutandosi di ripudiare pubblicamente la propria fede cristiana, fu processata, fustigata, torturata con lo strappo delle mammelle con le tenaglie e, infine, sottoposta al supplizio dei carboni ardenti, che la portarono alla morte il 5 febbraio del 251 d.C. Tre secoli dopo, al tempo dei Bizantini, già nel nostro territorio si hanno cappelle o piccole chiese dedicate alla Santa. Per esempio in una contrada nei pressi di Mirabella Imbaccari ne esiste una che poi le darà il nome "Gatta". Nel 1334 le sorelle nobili piazzesi Bonadonna e Graziana Sparavayra fanno costruire la grande chiesa di Sant'Agata a poche decine di metri da quella di S. Maria Maggiore al Monte (il sito era quello nella foto, dove al centro si distingue molto bene l'interno di ciò che rimane del muro col portone d'ingresso principale). Due secoli dopo, nel 1530, la baronessa Costanza Colomba del Polino decide di trasformare il suo palazzo confinante con la chiesa di Sant'Agata in Casa di Ritiro spirituale per pie signore sotto il titolo della Santa. Nove anni dopo i Ritiro si trasforma in Monastero sotto la regola di S. Benedetto (è il III della Città). Dopo più di tre secoli, nel 1879, le suore del Monastero sono costrette a trasferirsi presso l'altro di S. Giovanni Evangelista, per la pericolosità delle fabbriche del loro edificio che passa in custodia del Comune. Nel 1885 il Sindaco di allora, Antonino Crescimanno, fa approvare una delibera con la quale essa viene destinata a pinacoteca e museo comunale. Restituita al Vescovo, molte delle opere d'arte in essa contenute sono trasferite in Cattedrale e finalmente, nel dicembre 2011, con l'apertura della Pinacoteca Comunale in via Monte, nell'ex Monastero Benedettino della Trinità, possono essere nuovamente ammirate*. La chiesa e monastero, invece, sono demoliti nel 1930, per dare luogo o ciàngh Balilla destinato dalle autorità fasciste a piccola piazza d'armi per l'istruzione paramilitare dei Balilla e degli Avanguardisti sino al 1945 e, successivamente, al mercato settimanale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Appena entrati nella Pinacoteca Comunale, nella nicchia in alto c'è la statua in pietra locale della Santa proveniente dalla chiesa abbattuta. Inoltre, nell'atrio della Biblioteca Comunale (chiostro dei Gesuiti) esistono i resti di un portale della chiesa con i blasoni delle famiglie piazzesi Calascibetta e Micciché che tanto avevano avuto a che fare con l'edificio religioso.

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