LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

sabato 12 ottobre 2013

Vita del Beato frat'Innocenzo / Cap. 2°

Il convento francescano di S. Maria di Gesù primi '900
Vita Beato frat'Innocenzo Milazzo

Cap. 2° 
(Girgenti e Piazza, 2^ metà del 1500)
Un fascio di viti era il suo letto, ed un'altro il capezzale. Se nel viaggio gli occorreva passare per qualche villaggio, o podere in cui fossero i lavoratori, la sera gli faceva un devoto sermone, poi tutti insieme facevano una buona disciplina. Predicando una quaresima nella Chiesa del nostro convento di Girgenti distante più di un miglio dall'abitato, e la strada fatigosa, nondimeno era tanto il concorso del popolo, che quantunque la Chiesa fosse molto capace più volte li fu d'uopo predicare sù la porta della Chiesa. Perloche gl'altri Predicatori, che allora predicavano in quella Città, andarono a sentirlo per vedere chi era questo Padre, al quale andava il popolo, e trovarono, che predicava cose moralissime, ed ordinarie, ma con apostolico spirito, e fervore sì grande, che avrebbe tirato tutto il Mondo; l'ubbidivano, e riverivano come un Santo mandatoli da Dio. Se per le sue infermità non avesse potuto camminare per andare a predicare, particolarmente essendo vecchio, si faceva portare da un Giumento fin' alla Città, e sebben infermo saliva in pulpito a predicare. Ne' discorsi familiari non parlava, che di cose spirituali, con tal' efficacia, che faceva grandissimo frutto. Essendo nella Città di Piazza un Barone di pessima coscienza, parlandogli questo Servo di Dio, l'indusse a confessarsi, e lo ridusse a viver bene, onde divenne di buona coscienza, e divotissimo de Frati. Occorrendoli parlare con donne ragionava due, e tre ore di cose spirituali sempre in piedi, solo appoggiato ad un suo bastoncello, cogl'occhi fissi in terra, nè mai alzò lo sguardo a mirarne alcuna nel viso. Procurava levare la vanità dalle donne tanto nelle prediche quanto ne' ragionamenti privati, facendo si togliessero i pendenti, le collane, ed i capelli acconci, dicendo in quelle vanità abitare i demoni, come cose inventate da essi: faceva tagliare le code, che portavano alle vesti, affermando, che sopra di quelle per le strade, e nelle case vi ballavano i demoni, con che bandiva quelle diaboliche usanze: esortavale a vestire onestamente da cristiane non per esser vagheggiate, nè vaggheggiar altri con tanti attillamenti, ed abbigliamenti, con che molte si emendavano, avendolo in concetto d'uomo Santo. Aveva questo Servo di Dio un'ardentissimo desio di morire per Cristo mediante martirio, e ne pregava sempre il Signore, e chiedeva a superiori d'andare tra gl'infedeli. Ottenutane licenza dopo molte istanze, il compagno si pose all'ordine per imbarcarsi, e fece orazione all'Altissimo, che se così gli era grato, l'aiutasse a conseguirlo, altrimenti l'impedisse: nel giorno medesimo determinato al partire s'infermò gravemente, e lo sorpresero diverse malattie, dal che conobbe non esser voler di Dio che andasse altrove, ma attendesse a servirlo nella stessa Provincia, in cui le infermità martirizato l'averìano, sopportando con invitta pazienza una continua oppilazione d'eticia, sciatica, male di fianco, ed una molestissima rottura, quali cose lo cruciarono con accerbissimi dolori. (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

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