LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

venerdì 11 ottobre 2013

Vita del Beato frat'Innocenzo / Cap. 1°

Foto di una stampa di alcuni secoli fa del Beato fra Innocenzo Milazzo
Vita del Venerando Padre Francescano 
Innocenzo Milazzo da S. Lucia morto nel Convento di S. Maria di Gesù il 26 Nov. 1595
(tratta dal Leggendario Francescano, Venezia, 1722)

Capitolo 1°
(Sicilia prima metà del 1500)

Ven. P. Innocenzo gran Servo di Dio, famoso Predicatore Apostolico della Sicilia nacque nella Terra di S. Lucia della detta Isola d'onestissimi Genitori, e nella giovanezza, sebben'attese allo studio delle lettere, mostrò un'ottima, e divota indole. Gionto ad età convenevole, dal Signore ispirato entrò nella Religione de' Minori Osservanti, dove proseguendo le lettere, e gli esercizi delle virtù specialmente della penitenza, divenne Predicatore, e cominciò con grande spirito a mostrar il talento datoli, facendo colla predica grandissimo frutto nell'anime, e procurando, che i popoli riformassero la vita, e i costumi. Perloche gli venne un giorno questo pensiero che ancor' egli era obbligato a riformare se stesso, mentre s'affatigava a riformar gl'altri, e risolvè passare tra nostri Riformati, come compagno, non se n'avvedeva, prolungando la predica due, e tre ore continue. Predicava in ogni luogo, e tempo, sano, o infermo, e nella quaresima faceva almeno tre prediche il giorno, una la mattina per tempo, quale diceva a lavoratori de' campi, la seconda all'ora solita, la terza dopo pranzo a Monisteri di Monache, o altro luogo. Quando nelle pubbliche strade o piazze vedeva molta Gente, saliva sù qualche poggio rilevato, e facevale un fruttuoso ragionamento, restando gl'Ascoltatori edificati, e consolati. Predicando la quaresima in Città, o Terre, ove fosse Convento ancorche distante, in esso dimorava, la notte andava al Mattutino, faceva la disciplina, l'orazione, e mangiava co' Frati. Concorrevano ad udirlo popoli innumerabili, e finita la predica tutti gli baciavano le mani, o l'abito, chiedendogli la benedizione, onde con fatiga poteva uscire dalla Chiesa. Spesso nel fine della predica molte persone compuntesi per le sue parole andvano da lui per confessarsi, ed egli con una caritativa prontezza le confessava senza sparmiare fatiga, nè curarsi di riposo, o d'asciugarsi, nè guardando all'ora tarda per salvezza dell'anime. Anzi dicendoli alcuna volta il Compagno esser tardi, e tempo di riposarsi per la stanchezza, egli rispondeva, fratello bisogna aiutar l'anime, mentre sono disposte, chi sà, che il demonio non levi loro la buona disposizione, e pentimento, e però conviene patire un poco d'incomodo, così vuole la Carità, ed il Sangue sparso di Cristo Signor Nostro. Riprendeva con zelo grande i vizi de' peccatori, e molte volte predicando si voltava al muro, e battendolo con la mano diceva, a te predico muro, a te predico, poiche sò, che questo popolo non mi vuol sentire, nè approfittrarsi della divina parola. Predicando una quaresima in una Terra detta S. Angelo*, dove predicava dopo Vespro, e si portava poi a riposare in casa del Castellano; dispensava a poveri tutto il mangiare presentatoli, e partitosi col Compagno in campagna si coglieva alquanti finocchi, o boragine, ed intingendoli nel aceto, con poco pane si reficiava . (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Probabilmente si tratta di Sant'Angelo di Brolo (Me).    

2 commenti:

  1. mi piace ,questa dovrebbe essere la missione religiosa di frati e preti. Ma oggi pensano solo al vile denaro amore terreno e guerre intestine per le loro carriere

    RispondiElimina
  2. mi piace questa storia ,così dovrebbero essere preti e monaci ,invece hanno perso la sacralità della loro missione per fini materiali

    RispondiElimina