LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

mercoledì 29 maggio 2013

U rùmulu

La TROTTOLA, ma noi la chiamavamo con un nome al maschile, U RÙMULU, era già un giocattolo molto diffuso sin dai tempi dei Greci e dei Romani. Da noi si è usato sino agli anni '60, poi non si è più visto. Formato da un cono di legno duro, d bùsg o d'aulìv (in dialetto più recente bùsciu = bosso, auliv = olivo) con tante scanalature, per facilitare l'avvolgimento della cordicella tenendolo pa cap'tìna (capoccia). All'estremità inferiore veniva conficcato un chiodo con la testa arrotondata, sia per motivi di attrito che per quelli di usura. Il gioco consisteva nel tirare la cordicella tanto forte da far ruotare u rùmulu facendolo rimanere in piedi il più a lungo possibile. I più bravi passavano alla fase successiva. Si sfidavano a colpire, lanciando il proprio giocattolo, quello dell'avversario, fino a spaccarlo in due per prendersi come trofeo il chiodo ormai libero. Ultimamente abbiamo potuto vedere queste fasi nelle scene iniziali e finali del film Baarìa in cui addirittura il fabbro, mentre innestava la punta di ferro no rùmulu, inseriva anche una mosca viva e alla fine, quando la trottola veniva spaccata, l'insetto riprendeva a volare anche dopo tanto tempo rimasto dentro (nei film tutto è possibile!). A Piazza quasi tutti i falegnami erano capaci di utilizzare il tornio a pedale, indispensabile per la costruzione del giocattolo, ma ce n'era uno che si era specializzato particolarmente. Era don Peppino Roccazzella, prima abitante e col laboratorio nelle case di fronte l'odierna posta, poi trasferitosi in quella lasciatagli in eredità dalla sorella accanto all'ingresso della Villa Garibaldi, a destra dopo il ponte della ferrovia che prima esisteva nell'ex via Padova oggi Don Milani. Proprio a questo giocattolo ci si riferiva quando si doveva rimproverare un bambino discolo e superattivo, che oggi diremmo un po' "vivace": "Ora sett't e nan far còm u rùmulu!". Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it       

1 commento:

  1. Chissà perchè u rummulu (con due emme alla mazzarinese) mi ricorda tanto alcuni personaggi politici che transitano da un partito all'altro senza alcun pudore. Alla fine, se trovano l'avversario con la mano ferma, come nel giuoco finiscono per terra spaccati in due.
    N.B. Il riferimento a gente come Scilipoti non è casuale.

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