NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

sabato 18 maggio 2013

Sodalizio dei Calzolai

U màstr scarpèr cu döi carösi e primi du '900

Il Sodalzio dei Calzolai, che comprendeva anche quello dei Conciatori di pelli e dei Calzettieri, è tra i più antichi Sodalizi della nostra Città. Addirittura dobbiamo andare indietro sino al 1253 ca. quando, dopo il loro arrivo, i Domenicani iniziano la costruzione della chiesetta dedicata a San Domenico e alla Madonna del Rosario e fondano il Sodalizio dei Calzolai, Conciatori e Calzettieri, dedicandolo ai Santi Cipriano e Mercurio. Questo Sodalizio si unisce nel 1550 all'altro degli Artigiani, sempre fondato dai Domenicani, nella chiesa vicina di S. Vincenzo, che proprio in quegli anni inizia a essere costruita. La zona dove viene edificata la chiesetta di S. Domenico è quella oggi occupata dal Seminario Vescovile, che doveva essere in passato un'area dov'erano presenti molti di questi laboratori tutti inerenti alla lavorazione del cuoio. Le concerie in quella zona sfruttano soprattutto l'acqua delle sorgenti del Piano Patrisanto, ma col passare del tempo, diventando più grandi, si spostano nella parte più bassa e periferica della città (quartiere Canali) dove arriva più acqua. Infatti, poco distante dal Seminario, esiste la via Calzettieri altrimenti detti Calzettai. Le botteghe dei calzolai erano quasi sempre di piccole dimensioni perché non avevano bisogno di grossi macchinari, tutt'al più una macchina da cucire, quando andava bene, così gli artigiani erano soliti mettersi davanti la porta col loro banch'tteddu a travagghiè a söla cu a lesna e u tr'ncètt dopo averla battuta col martello dalla testa piatta (quando il lavoro prosperava c'era questo detto tra gli artigiani: A sti témpi bàtt a söla !). Prima i calzolai erano numerosissimi, una porta sì e una no, perché le scarpe e gli scarponi cu i tàcci, quando i pìcciuli lo permettevano, si risuolavano diverse volte, non come oggi che le gettiamo appena occorre 'nsuprataccu, e se la famiglia era numerosa non era raro passarle al fratello minore, e questo avveniva anche per l'abbigliamento. La nostra Città era piena d scarpèri, o in piazzese più recente scarpari, ma la zona a più alta densità era l'odierna via Marconi. I scarpèri o cr'v'seri (in siciliano cruviseri dal francese antico courvoisier derivato da corvois = cuoio di Cordova) erano così tanti che la via prese il nome anche di Cr'v'sarìa ridotto a Cas'varìa, Crasvarìa, Corbisarìa ovvero Strada dei Calzolai. 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

6 commenti:

  1. Complimenti Gaetà,la tua magnifica ricostruzione storica "calza" come un paio di scarpe fatte con pelle di capretto: una vera sciccheria.

    RispondiElimina
  2. Ecco quindi spiegato il perchè del nome Cas'varìa. L'ho sempre sentito dire, ma non ne conoscevo il significato. Gaetà, tutto questo materiale deve essere raccolto in un libro. Non può andare perduto. Pensaci. Buon lavoro.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ci sto incominciando a pensare. Vedremo se ci saranno i presupposti.

      Elimina
  3. Avendo avuto uno zio calzolaio, ne avrei da raccontare un sacco; ma volevo solamente far notare che alcuni calzolai, con il passare degli anni, avevano diversificato le loro mansioni. Per esempio il Sig. Scalzo (mai cognome fu così ben azzeccato!) nella sua minibottega all'inizio di Via Marconi, aveva "assunto" una delle figlie specializzata nel ricucire le calze delle donne. Il padre riparava le scarpe, mentre la figlia era adetta alle calze. Vero esempio di imprendtoria moderna!! Ricordo benissimo questa ragazza, bionda con gli occhi chiari, sempre al lavoro, mentre noi giovincelli passavamo e ripassavamo cercando di rubarle uno sguardo. Per la cronaca, il Sig. Scalzo divenne poi padrino di mio zio calzolaio, mentre della ragazza perdemmo, con nostro gran dispiacere, le tracce.

    RispondiElimina
  4. Bravissimo Gaetano,finalmente ho chiare le idee riguardo la CAS'VARIA. Nella mia lunga vita,non sono riuscito ad avere una risposta da tutti i concittadini anziani da me interpellati.Grazie Gaetano mi hai tolto una grande lacuna,volevo ricordare che i scarpèri erano chiamati Conzaliporta(spero non fare confusione).ciao silvio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è che tutti si chiamassero Conzaliporti, semmai Santiliporti. Questo era il nome del calzolaio indigente di cui parla il poeta Cav. Remigio Roccella nella sua poesia in gallo-italico "Il Santiliporti" che proporrò prossimamente. Se ti interessa ti mando la traduzione che ho fatto. Fammi sapere

      Elimina