NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

martedì 7 maggio 2013

U paltò d'altri tempi


Non so da quanti anni non sentivo questo nome di un capo di vestiario: il paltò. Sino a quando l'altro ieri sera, sul tardi, seguendo in tv uno dei leggendari casi del Commissario Maigret, non sento questa parola che si usava anche a casa mia più di mezzo secolo fa. Il vocabolo paltò o paletot deriva da quello inglese paltok che vuol dire "giacca corta" ed è stato ormai soppiantato da tanto tempo dal più italiano cappotto. A Piazza tanto tempo fa non era raro sentire gridare "Bràsi nan t scurdè u paltò ch' ggh'è frédd !" Gaetano Masuzzo/www.cronarmerina.blogspot.it

4 commenti:

  1. Chi ha superato i 60 anni forse ricorderà il periodo dei cappotti "rivoltati". Quando ormai il capo era quasi del tutto consumato si usava, invece di buttarlo nel sacchetto degli abiti usati da mandare al macero, portarlo dal sarto per farlo "rivoltare" in moda da utilizzare l'altra faccia della stoffa ancora in buono stato. Così come non esistevano i pantaloncini corti estivi, ma si trattava solamente di pantaloni lunghi, ormai consumati, a cui veniva tolta la parte inferiore per trasformarli in eleganti "shorts".

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  2. ancora più arcaico è la frase:pi'gghm u IPPON ( O JPPON)d' nò stn'or .

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    1. Subito mi sono andato a cercare cosa volessi dire questo termine a me sconosciuto ed ecco cos'è uscito fuori: Ippùni oppure Ippöngh = Giubbone. P'gghia u ippùni d'no st'nniör = Prendi il giubbone dallo stenditoio ! Che ne dite ?

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