NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

martedì 9 luglio 2013

Sodalizio dei falegnami

Chiesa di S. Giuseppe dove si riuniva il Sodalizio
Nella nostra Città un altro Sodalizio con tanti iscritti fu quello dei Falegnami e degli Ebanisti, che come punto di raccolta e di riferimento aveva la chiesa di S. Giuseppe, lungo la strata di la carrera oggi via Mazzini. I falegnami sono quegli artigiani che lavorano il legno per la fabbricazione e riparazione di mobili, infissi e altre suppellettili. In passato l'attività era associata esclusivamente al lavoro in bottega o, raramente, in piccole aziende specie le segherie. Gli ebanisti o ebanisti mobilieri sono, invece, quei falegnami specializzati nella lavorazione di legni pregiati (una volta veniva usato esclusivamente l'ebano, da ciò il termine) che possiedono la conoscenza delle varie tecniche di intaglio, quando si utilizzano svariate qualità di legno, e di intarsio, quando si utilizzano anche altri materiali, come l'avorio. A Piazza questi artigiani erano numerosissimi e quando gli iscritti al Sodalizio, per la festa di S. Giuseppe, si mettevano in doppia fila parallela tenendo il cordone blu, arrivavano sino in Piazza Garibaldi. Sino agli anni '40 questi artigiani usavano esclusivamente l'olio di gomito ovvero i muscoli delle braccia. Era rarissimo trovare una bottega che usasse macchinari elettrici come la sega a nastro, la pialla, la tupia (dal francese toupie = fresatrice), sia perché l'elettricità non era tanto diffusa e sia perché molto costose. Per questi motivi, ma soprattutto per il secondo, qualche falegname un po' più inventivo e ingengnoso degli altri (io ne conosco uno molto bene), si spingeva nella creazione, in maniera del tutto "artigianale", degli attrezzi sopra elencati all'80 % in legno di noce o samuchèdda (acacia), rovere, pero, olmo, perché le parti non in legno erano soltanto il motore, l'asse e i cuscinetti a sfera. Quando si riusciva nell'intento era quasi incredibile per le troppe difficoltà che si erano dovute superare, sia nel reperire i pezzi meccanici, allora introvabili, sia nella messa a punto, perché un errore significava rischiare la perdita di qualche parte del corpo, specie quelle più distali degli arti. Il risvolto economico era importante, ma per questi artigiani, contava molto di più la soddisfazione di vedere a distanza di anni un loro manufatto in condizioni tali da svolgere ancora perfettamente la funzione per la quale era stato creato, per esempio era un vanto vedere ch' 'na porta nan era p' nènt strammàda. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*Prossimamente gli 80 nomi dei vecchi e dei nuovi falegnami.     

2 commenti:

  1. ...strammà = maschile .... strammada = femminile (porta)
    ciao Tanino...

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