NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

sabato 6 luglio 2013

Crastöi e Aìri

U crastöngh



L'aìr (cantareus apertus)*

Nei pomeriggi d'estate di tanti anni fa, quando ancora eravamo bambini, in agosto se ricordo bene, qui a Piazza, ai primi temporali che incominciavano a rompere la calura estiva, mio nonno era solito dirmi: "Duman mattinu prestu cu a fr'scùra nèscnu i crastöi e macàri truvamu l'aìri!". Per me che ero già sin da allora innamorato di questo luogo, era un'occasione per respirare aria di eucalipti al mattino presto e, nel frattempo, cercare tra l'erba ancora bagnata queste grosse lumache marroni e anche nere. Quanta strada si faceva per trovarne un cesto piccolo! Si partiva presto verso le 5 e mezza e si tornava alle 8 e mezza. Queste lumache buonissime, si trovano alle prime acque ma bisogna setacciare per bene l'erba e le frasche in base alla zona. Perché ci sono punti di terreno dove si mimetizzano bene, lasciando però dietro di loro una schiuma biancastra. Arrivati a casa, mia nonna o mia madre le mettevano a spurgare per farli "scaricare". Poi si cucinavano a fuoco lento nell'acqua calda per farle uscire dal guscio, in ultimo si aggiungeva la salsa e l'aglio e niàutri n' r'criàv'mu ! Roberto Lavuri

* Un visitatore che si firma Claudio P. ci ha fatto notare come l'aìr (cantareus apertus) è quello in questa foto e non in quella precedente. Inoltre nei commenti si parla dell'uso che se ne faceva per curare una malattia molto grave, con un tasso di mortalità del 100 % tra i bambini e gli anziani. Gaetano M. 

6 commenti:

  1. Caro Gaetano,
    credo che la seconda foto (quella che raffigura l'airu ) non sia corretta. L'airu infatti a mio ricordo, è di colore verde-marrone e in questo periodo dell'anno si trova nascosto sotto terra, con una robusta sostanza bianca a fare da tappo, e chiamasi n'tuppateddu, anch'esso squisito.
    Una breve ricerca mi ha portato a individuarlo
    col nome scientifico di "Cantareus apertus" .
    Ciao Claudio P.

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  2. Ricordo che l'airu oltre ad essere utilizzato in cucina, veniva utilizzato anche nella medicina popolare... a te il compito di scoprire per quale patologia veniva indicato, il modo di assunzione del "farmaco" e le relative dosi e durata del trattamento.
    Chiaramente sono dei ricordi di infanzia.
    Fra un paio di gioni ti indicherò la soluzione del quiz.
    ciao Claudio P.

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    1. Claudio P., in effetti hai ragione e sostituerò subito la foto dell'aìr come hai segnalato tu. Per quanto riguarda la patalogia che veniva curata con l'aìr si tratta di un'infezione della pelle chiamata ERISIPELA. In passato questa malattia era molto grave con un altissimo tasso di mortalità, specie tra i bambini e gli anziani. Claudio cosa ne dici ?

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  3. Perdona il mio lungo silenzio dovuto a cause di forza maggiore.
    Sconoscevo l'uso per l'erisipela, ma ricordo che alcune donne di quartiere usavano tre airi da ingoiare interi vivi, a digiuno, per due settimane contro la gastrite e ulcera gastroduodenale detta in piazzese " a gucciula". Non ho mai saputo se la cura avesse effetto, però riflettendo su un probabile quanto azzardato meccanismo d'azione del "farmaco" immagino che la schiuma prodotta dall'animale molto viscosa,impermeabile e appiccicosa, possa fungere da film isolante sulla mucosa gastrica e quindi evitando meccanicamente il contatto con i succhi acidi dello stomaco, più semplicemente quello che fa il maalox.
    ;-)
    Claudio

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  4. precisazione: interi privi del guscio !!!

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    1. Hai fatto bene a precisare "senza guscio" perché non si sa mai che qualcuno con la "gucciula" volesse fare la prova ! Comunque grazie.

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