LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

sabato 13 luglio 2013

Gli indispensabili TRISPI

I trispi a "riposo"

 

I trispi sorreggono l'astràtt

L'altro giorno non mi sono fatto scappare l'occasione di fotografare degli accessori d'arredo di cui si è persa la memoria. Sono quegli oggetti in ferro nella foto in alto indispensabili, sino alla metà del secolo scorso, nelle camere da letto: I TRISPI. Questo termine in dialetto piazzese moderno deriva dalla lingua gallo-italica ad a ciaccësa più antica TRÈS'P'T = TRESPOLO, TRISPITE, CAVALLETTO. Erano indispensabili perché sostenevano le tavole di legno, sostituite in seguito dalle reti metalliche, che a loro volta accoglievano i materassi. Questi di solito erano dei grandi sacchi riempiti di paglia, crine vegetale (ricavato dalla palma nana),  pezze di stoffa tagliata a listelle (più indicate però per i cuscini) e, quando c'erano i grài, di lana. I trispi facevano parte del corredo matrimoniale e nel prezzo del mobiliere, che vendeva la camera da letto alla famiglia della sposa, era assodato che fossero compresi. A volte erano comprese anche le tavole, 6 per il letto grande e 3 per il piccolo, di faggio, ma anche d'abìtu se si voleva spendere di meno. La fornitura del crine era monopolio dei forestieri, specie di Sanm'c'lisi (di San Michele di Ganzaria) dove abbondavano le piante di palma nana, e lo vendevano passando per le strade pesandolo cu a statìa. I cavalletti di ferro servivano pure per mettere al sole l'ASTRÀTT (foto in basso), i PÖM'DAMÖR o i PASSULÖI, e alle madri per indicare i loro ragazzi un po' vivaci, appunto TRISPI ! A proposito delle reti metalliche, le prime nel nostro territorio furono quelle ricavate dalle "grelle" lasciate dai soldati americani dopo il 1945. Le grelle erano dei pannelli metallici perforati e componibili che in tempo di guerra venivano usati per ovviare all'insabbiamento dei carri e per approntare campi d'atterraggio di fortuna. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

8 commenti:

  1. Mia nonna paterna, riempiva due reti di pomidori per farli essiccare in quanto trispi e tavole, venivano utilizzati per sostenere i famosi materassi. Sul parapetto ricoperto da lastre di marmo, appoggiava invece i piatti con l'estratto.
    Queste lecornie venivano controllate a vista contro evenntuali temporali estivi o scirocco che potevano compromettere il risultato finale, o da predatori come uccelli o nipoti che tra una pedalata e l'altra procedevano alla preventiva degustazione.

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  2. i piatti canonici erano i "fangotti"e quando finivano...di tutto compreso i coperchi smaltati delle vecchie cucine a gas(quelle a tre fornelli)e i piatti dei servizi "spargiati",un capitolo a parte era quando si faceva la marmellata(al 90% era di melecotogne)si vedeva la cucina perimetrata di bicchieri di tutti i tipi e di tutti i colori,ovviamente per i mesi a venire ti dovevi scordare mortadella,crema alba,salame,formaggini...fino a quando, anche la mamma(che doveva dare il buon esempio) non ne poteva più e allora si riprendeva a "respirare"per fortuna allo smaltimento contribuiva l'usanza dello smistamento:due bicchieri alla zia Gina,un bicchiere alla nonna,tre bicchieri alla zia Maria che sono in tanti,la vicina di casa la comare ecc,ecc,ma poiché noi in campagna avevamo tre alberi di cotogne...(per chi non lo sapesse l'albero fa "tonnellate" di frutti...)Oggi quando in albergo trovo alla prima colazione burro e marmellata e l'inmancabile cotognata...cavolo!! di colpo divento di gusti "inglesi"bacon, eggs,orange juice

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    1. Hai fatto una fotografia eccellente di quello che avveniva in quei giorni e... delle conseguenze. Tutto vero, anche i coperchi delle cucine facevano il loro dovere. All'inizio era una goduria ma poi veniva la nausea. Ottima memoria. Grazie, e se hai qualche altro ricordo non ti frenare !

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  3. Quando la nonna il nonno e la zia Ciccina abitavano in via Chiarandà, non avendo un giardino a disposizione, mettevano l'astratto ad asciugare sul balcone. Naturalmente occorreva, come dice Peppuccio, una grande attenzione affinchè piatti o altro non cadessero in strada. Per gli storici e gli antropologi, comunico che da ragazzino alcune volte costruii con le mia "abili" mani dei ripiani fatti con delle strisce di legno (non mi ricordo come si chiamano) per mettere ad asciugare i "passuluni". Passuluni che poi servivano anche per fare i famosi dolci cotti al forno che chiamavamo "puzzuddati" e che ora, se non sbaglio, si chiamano "Buccellati". P.S. Visto che a scrivere di queste cose mi è venuta l'acquolina in bocca, vorrei ricordare anche che durante l'infanzia, ed anche dopo, nella mia dieta non dovevano mancare mai le "melanzane sott'olio" che mia mamma metteva in grandi barattoli. Penso che ne siano state consumate quantità industriali assieme ai carciofi (ma di questi ultimi ne parlerò un'altra volta: l'amministratore del Blog vuole commenti brevi!!!).

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  4. A proposito di essiccazione, mi viene in mente che quando trispi e tavole non vennero più utilizzati " p' cunzar u lettu ", si utilizzavano anche per stendere la pasta fatta in casa - tagliatelle all'uovo - che puntualmente assaggiavo "spizziculiannu" furtivamente quelle immenze ruote assottigliate, prima di essere essiccate del tutto.

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  5. altra usanza era nel periodo invernale la liatina ovvero le mezze teste del maiale prima lessate e poi scorticate,la visione non era proprio bellissima tra ossa e un "odorino"non proprio invitante,erano pomeriggi "indimenticabili"naturalmente vetri appannati,non si aprivano le finestre perché faceva freddo,quindi un odore che rimaneva almeno tre giorni quindi di nuovo piatti per tutta la cucina scodelle sgangate,che naturalmente non si"davano"e si consumavano per prime,e poi c'era chi una volta solidificato il contenuto la metteva sottosopra ho chi consumava il piatto senza girarlo Prof.Lei, sicuramente,sà perché c'era la differenza?
    Per HERALD
    Ci fù un anno che Io è mia cugina scoprimmo la bontà del panino con le melanzane sottolio al posto del canonico panino con la mortadella,quindi giri con la bicicletta al generale Cascino e poi il panino con le melanzane da mia nonna,ma poiché diventò una costante, dopo essersi presa il complimenti da mia madre e da sua cugina pensò: e qua quanto mi deve costare di olio?Allora appena finirono i barattoli le volte successive le melanzane erano tutte aceto acqua e tracce di olio,e praticamente fini'la novità...mia nonna era di un generoso!!!

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    1. No, la differenza tra girare e non girare il piatto proprio non la so. Ti devo ringraziare per avermi ricordato il termine "sgangato", non so da quanto tempo non lo sentivo.

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  6. la differenza sta nel fatto che lasciando la liatina nel piatto raffredandosi affiorava il grasso (bianco opaco)e non si vedeva quello che c'era sotto("pescavi" a caso)invece girando il piatto si vedeva in trasparenza il contenuto della liatina quindi, quello che c'era,e si poteva "lavorare"di "cesello"scartando i pezzi più "scarsi" allorchè la mamma diceva A LIATINA S MANGIA A TAGGHIU !!!

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