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martedì 31 dicembre 2013

La via Francigena 1 / La Smarrita

La via Francigena
  La Smarrita
1600 chilometri, 33 città, 79 tappe religiose: questa è la carta d'identità della via Francigena, la spina dorsale dell'Europa, una strada lungo la quale, per centinaia di anni, torme di pellegrini hanno caracollato alla volta dei luoghi sacri della cristianità. Il tracciato, disegnato nel 990 dall'arcivescovo Sigerico e ricostruito dalle note del viaggio che intraprese alla volta della Città Eterna, univa Canterbury a Roma e si snodava in un percorso che attraversava ogni tipo di territorio, valle, palude, bosco o valico montano che fosse. Non deve essere stato semplice per i viandanti avventurarsi per quel sentiero e affrontare le asperità del viaggio, per cui, supponiamo, sia stata necessaria una forte dose di temerarietà e, soprattutto, una fiducia incondizionata nella Provvidenza. Tale fiducia sarà stata messa a dura prova in più di un'occasione, soprattutto quando le tenebre coglievano il pellegrino ramingo sulla via, magari in luoghi poco salubri e in cui l'orientamento era reso difficoltoso dalla natura ostile del paesaggio. Per tacere della minaccia rappresentata da viandanti di diverse inclinazioni, che bazzicavano quelle stesse lande animati da uno spirito non propriamente caritatevole. In siffatti frangenti la Provvidenza era aiutata da strumenti un po' più prosaici, sulla validità dei quali i pellegrini non devono aver storto il naso. E' il caso della Smarrita, la campana che al calar della sera o nelle giornate nebbiose lanciava rintocchi per richiamare a un luogo sicuro coloro che ancora si attardavano per la via. Il suo suono rivelava ineluttabilmente la  presenza nelle vicinanze di un ostello o di un ospizio, a cui si associava la promessa di un pasto caldo e di un rifugio per la notte. Ai pellegrini, l'eco di quel rintocco deve aver suscitato lo stesso conforto che prova il naufrago nello scorgere la luce di un faro in una notte tempestosa. E' proprio questo lo spirito che si coglie leggendo l'iscrizione incisa in uno degli esemplari giunti sino a noi: Audiet incertus trepidus signa viator gressuque erratos corriget ipse suos = il viandante confuso e trepidante sentirà i miei rintocchi e da solo potrà correggere i suoi passi sbagliati. (tratto da G. Staffa, 101 Storie sul Medioevo, N.C.Ed.) (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Era chiamata così perché i pellegrini provenivano soprattutto dalla Terra dei Franchi valicando le Alpi dalla Val di Susa. Era chiamata anche Francisca o Romea (perché portava a Roma).

4 commenti:

  1. Bravo prof. Un'altra storia avvincente che ci fa tornare indietro di centinaia e centinaia di anni. Un sentito grazie e tanti auguri di buon 2014 da VARESE

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  2. Giovanni Piazza31 dicembre 2013 09:21

    Eh, anche noi li abbiamo fatti, i nostri viaggi alla Mecca. E chissà quante smarrite abbiamo ascoltato e quante, inascoltate, ne udiamo ai nostri giorni. Certo, oggi come allora, ci saranno false smarrite che rintoccano per ingannare e disorientare. Ma munnu ha statu e munnu è, e l'imbattersi in una smarrita misericordiosa dipende spesso dalla fortuna. Buon viaggio, Gaetano. Hai ragione, storia affascinante.

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    1. Giò, domani la storia continua e nelle parti successive con qualche riferimento anche ai Cavalieri Ospedalieri di S. Giacomo d'Altopascio, che vennero, a metà del 1200, anche a Plasia a fondare la prima Commenda (di fronte l'ingresso principale del cimitero comunale) e il primo Ospedale in via Roma, all'altezza della chiesa di S. Barbara.

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  3. e la strada per enna? Ovvero il tunnel chiuso!A quando l'apertura?
    Buon Anno a tutti.

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