LA CROCE GRECA MAI VISTA SUL MURO DELLA CHIESA DEI TEATINI

mercoledì 25 dicembre 2013

Bön Natali, Gesù ! (versione corretta)

Carmèlu p'rp'töngh*
Nonostante l'Italia sia tra i primi dieci paesi più industralizzati al mondo, ancora oggi conta 50 mila senzatetto o senza fissa dimora o clochard, per dirla alla francese, che fa più snob. Ma la sostanza non cambia. Anche Piazza ha avuto i suoi clochards, nella foto/disegno il più famoso che ha dato lo spunto al poeta ciaccës per parlare delle sofferenze che patiscono uomini che vivono a pochi centimetri da noi.
Il poeta Aldo Libertino avendo letto il mio post mi ha mandato la versione e la traduzione corrette della sua poesia con una prefazione:
"Nell'immaginario collettivo Natale è allegria, voglia di festa, di luci, di grandi abbuffate coi parenti e gli amici. Ma a tutto questo fa da contraltare un coro di voci che spesso preferiamo egoisticamente non sentire. Sono le voci dei diseredati, di chi soffre e non ha più lacrime da versare, delle madri in lutto per la morte dei figli, dei bambini affamati con i ventri gonfi di niente, di chi vive solo e dimenticato. All'unisono  queste voci si rivolgono al Bambinello, in cerca di conforto e di speranza."
    
                 Bön Natali, Gesù !                                      Buon Natale, Gesù !                         

                  Bön Natali, Gesù!                                          Buon Natale, Gesù!                                       
                Dû pav'röm 'ngr'ddù,                                   Dal poveretto intirizzito,        
              ch' dòrm 'nt 'mpurtöngh                                che dorme in un portone
             sövra 'n ddétt d' cartöngh...                             su un letto di cartone...         

                   Bön Natali, Gesù!                                        Buon Natale, Gesu!
             D' cu è 'nciaià e 'mp'natù                             Da chi, straziato dalla malattia,
          senza ciù ddarmi e cu 'n fìu d' vösg,             senza più lacrime e senza più voce,
      stanch e straccangià d' purter a to crösg...       è stanco e stravolto di portare la tua croce...           
                   
         Bön Natali, d' cu fa festa                                   Buon Natale, da chi fa festa
          e 'nciöd a porta a cu resta                              e chiude la sua porta a chi resta
               bannunà, 'mmenz ê guai,                            abbandonato, in mezzo ai guai,
        d'siann a mort ch' nan vengh mai...            col desiderio di una morte che non arriva mai...
                
               Bön Natali, Gesù!                                            Buon Natale, Gesù!
               Nan s' cönt'nu ciù                                            Non si contano più
               i crösg e i calvàri                                               le croci e i calvari
               dî matri 'nduluràdi!..                                  delle madri affrante dal dolore!..

        Cu i panzi önci d' nent,                                      Con le pance gonfie di niente,
          vanu ciangénn ô vént                                          vanno piangendo al vento
       neri angiuletti senz'ali...                                              neri angioletti senz'ali...
     cussà s'rìv'nu a 'n autr Natali!                          chissà se arriveranno a un altro Natale!

    Tanti aguri, d' cu è 'n guerra                                   Tanti auguri, da chi è in guerra
                cû Celu e cu a Terra...                                   col Cielo e con la Terra...
    d' cu sö, d'sp'rà e nan gghâ fa ciù...               da chi è solo, disperato e non ce la fa più...

              Bön Natali, Gesù!                                             Buon Natale, Gesù!

                                                       Aldo Libertino

*Carmèlu era un mendicante accattone degli anni '60 che girovagava per la nostra Città e spesso lo si vedeva in piazza Garibaldi addossato alla chiesa di Fundrò. Per alcuni p'rp'töng deriverebbe dal nome alla ciaccësa dell'uccello "upupa", per altri da "polpettone", per altri ancora, ed è la versione esatta, dal cognome palermitano "Pipitone" (nome siciliano dell'upupa) del signore abitante in via Santa Chiara che alla sua morte gli lasciò in regalo la scapulàra (mantello di lana grezza nera) di cui non si separava mai. Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

11 commenti:

  1. Mi ricordo di di quel poveretto anche se io allora ero ancora un ragazzino, mi rimassero impresse nella mente le sue scarpe ricavate da pneumatici ritagliati... nel dopoguerra
    anche se la maggior parte della nostra città viveva in povertà si respirava l`aria di progresso e i primi sintomi di benessere. Allora possedere una Vespa o una Lambretta era già lusso. Gaetano ti auguro un buon Natale e un Felice 2014 e congratulazioni per il primo anniversario del tuo Blog.
    Aldo Baglì da Francoforte (Germania)

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    1. Lucidi ricordi che condivido.

      Fabrizio Tudisco

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  2. Ricordo che Carmelo dormiva a volte in un portone di via Mendoza. Era un personaggio unico e purtroppo allora non si capiva bene il disagio della persona e lo si prendeva in giro.
    Egli rispondeva lanciando alcuni sassi.
    Gaetano auguro a te ed a tutti i frequentatori di questo bellissimo blog, Buon Natale e Buon anno nuovo.
    Ciao Filippo.

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    1. Carmelo, che di cognome faceva Procaccianti, era solito gironzolare nei pressi della pescheria di S. Rosalia. Lì vendeva i fogli di cartapaglia gialla (forse a 5 £ il foglio) per avvolgerci il pesce e si arrabbiava quando si sentiva chiamare "p'r'ptöngh" !

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  3. Solo adesso ho potuto leggere quanto pubblicato i giorni 23 e 24.
    Due poesie bellissime che mi hanno fatto venire la pelle d'oca.
    Mi riiconosco tra i niautri e ti ringrazio Gaetano.
    Riesci a trasmettere a noi " lontani " fortii sensazioni. Grazie ancora.
    Filippo.

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  4. Ricordo benissimo Pirpitone con la sua "gavetta" di alluminio per il pranzo e le scarpe ricavate dai copertoni, seduto sugli scalini della chiesa di Fundrò; ma vi era un altro signore che usava simili calzature. Abitava ai Canali proprio nella prima curva salendo verso il centro. Stava seduto spesso sui gradini di casa e quando si passava si notavano questi "sandali" chiusi con spago o fil di ferro.

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  5. Separando il testo dalla traduzione mi verrebbe più facile capire entrambi.grazie

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    1. Non sempre si può avere tutto dalla vita.

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  6. Non era mia intenzione essere pedante.Lo schermo del mio smartphone mi ha mescolato tutto.Da ciò il mio benevolo suggerimento.saluti

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    1. Allora il tuo suggerimento sarà esaudito con molto piacere. Vado subito a mettere la traduzione su un altro post.

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  7. Esisteva un altro signore che veniva chiamato p'rp'töng, abitava in via Monte in fondo, vicino la chiesa della "Catena". Anni '50/'60. Tanti auguri a tutti e complimenti per il blog, prezioso scrigno!

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