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venerdì 8 novembre 2013

1918 - La Spagnola

Crocerossine distribuiscono pasti alla popolazione, 1918
Nel novembre del 1918, come tutti sappiamo, ebbe termine la Prima Guerra Mondiale. La Sicilia aveva contribuito alla "vittoria" con 65.000 morti di cui 270 Piazzesi. Complessivamente i morti Italiani erano stati 650.000 su un totale di ca. 9.000.000. Come se non bastasse, dal mese di giugno dello stesso anno una terribile influenza, la Spagnola, perché si credeva provenisse dalla Spagna, si era diffusa in Europa con gli ultimi focolai nella nostra nazione proprio nel mese della fine del conflitto. Ma il contagio si estese a tutto il globo terrestre a partire dai primi mesi dell'anno successivo, il 1919, e in ogni paese venne ribattezzata con nomi diversi. In realtà i primi focolai venivano dalla Cina ed erano arrivati in Francia con gli operai cinesi chiamati a sostituire i francesi al fronte. Alla fine di aprile del 1918 la malattia si diffuse in Spagna. La prima ondata fu blanda ma la seconda dell'autunno durò circa 8 settimane. La chiamavano la malattia dei 3 giorni, perché se passavano quelli potevi dirti fortunato. La malattia prendeva il nome della nazione confinante, secondo una vecchia tradizione che faceva del vicino il primo nemico e delle malattie il veicolo di lotte egemoniche. Per i polacchi si chiamava "mal sovietico" e per i Russi il contrario. Metà degli abitanti della Terra furono contagiati e i morti stimati in oltre 20 milioni (più del doppio del conflitto mondiale appena conclusosi). In USA 300.000 decessi, in Russia 450.000, in Italia 350.000, in Inghilterra 225.000, in India 12 milioni !! In misura minore in altri paesi. A Piazza, che nell'ultimo censimento del 1909 risultava popolata da quasi 32.000 abitanti*,  i morti, che di solito si aggiravano intorno ai 400 come media, quell'anno con la Febbre Spagnola salirono a 910, l'anno successivo rientrarono a 316. In Italia si sparse la voce che il disinfettante dato nelle strade dalla nettezza urbana veicolasse i germi dal male, secondo un piano segreto del governo Orlando di ridurre la popolazione. Nessuno raccoglieva più nei campi i raccolti, le frontiere erano chiuse, come lo erano i teatri e tutti i luoghi di ritrovo. I rimedi spaziavano dalla fantascienza allo sciroppo Proton, buono all'epoca per tutto. Il rimedio più efficace risultò essere una mascherina sulla bocca che evitava in caso di tosse o starnuto la diffusione del morbo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Questo numero di abitanti della nostra Città è secondo soltanto a quello registratosi nel 1921, di 38.000 (quasi il doppio di quello odierno).

7 commenti:

  1. PROTON ? Penso di averne bevuti litri interi. Era uno sciroppo ricostituente, antitosse, antitutto. Guai a non prenderlo. E che dire poi delle mani miracolose delle nonne che erano specializate nel mandare via i "vermi". Ci mettevano sulle loro ginocchia a pancia in su e poi incominciavano a strofinare e a dire preghiere che solo loro conoscevano. Dopo un quarto d'ora si era guariti!!!

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    1. E l'olio di fegato di merluzzo ! Faceva schifo e per questo gli si aggiungeva qualche goccia di limone, ma ci ha resi forti e "duri" (a vogghia !).

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    2. E le fialette ricostituenti!E le operazione alle tonsille che cosi u carusu svluppa megghiu,e la velora? e le iniezioni con la vaschetta in alluminio e la siringa di vetro e quattro persone per tenerci dopo averci disincagliati da sotto il tavolo(veramente incominciava cosi:dai che non è niente "u papà"t'lha scritti u dttur Cavaleri vol dir ch' c vonu cussi' stai megghu...: NIENTE vedi che te li devi fare ! sono solo sei....!!!! e intanto u zu totò Zucchru v'dit ch' iu m'ne nar haiù autri appuntamenti! s t fai a puntura t' cattu n'gioccattulu n'Valentinu chiddu ch' voi!.... NIENTE ! avanti pggiamu s' carusu................
      l'è vistu ch nan era nent.....Vaffanculu ehhh Gesu a papà s dicnu si cosi!!!!!!
      Però ora ma catti a macchnedda .Avanti va bbè...però duman ta fai senza far stori va ben?Si papà.(a fudda!!)

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    3. Troppo forte ! Mi hai fatto sganasciare dalle risate, caro anonimo. Era proprio così la scenetta delle iniezioni: mi è sembrato di essere tornato in quei momenti "terribili". E non ti scordare che certe volte la puntura "m'bustumava", allora sì che erano c....i amari. Si usava metterci siopra le patate a fettine. Che spettacolo ragazzi !

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  2. Andiamo con ordine. L'ambulatorio del sig. Zucchero, posto sotto la Cattedrale, era offlimits per tutti. Quando si passava da lì, iniziavano i sudorini freddi. Se poi bisognava entrare, allora erano guai. E' vero, come premio ci venivano date le "seghette" per tagliare le fiale. Ne avevamo le tasche piene. Ricordo benissimo le fialette ricostituenti ed il tuorlo d'uovo, messo nel cucchiaio con una goccia di limone, che dovevo prendere al mattino perchè così... diventavo più grande. La "Velora" era un mistero: c'era chi l'aveva grande, chi minuscola. Ricordo ancora la "Velora" di una mia compagna di scuola che si poteva osservare solo in estate. Era così ben fatta da sembrare un disegno artistico. Quanti sospiri davanti a quella Velora !!!

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  3. Vorrei aggiungere, ma non so se è vero e chiedo conferma, che la zona ricadente in via Mattarella alta, è detta contrada Piano dei Morti, perchè, sembra che in quel punto venissero ammassati i morti deceduti per la spagnola...

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    1. E' proprio così. Ma non solo per la spagnola del 1918, anche per altre epidemie. Devi considerare che a partire dall'inizio del XV secolo, c'era un'epidemia circa ogni 5 anni. Pertanto i morti venivano seppelliti appena fuori le mura, o negli spazi disponibili poco lontano dalle abitazioni. Tranne i nobili e gli ecclesiastici seppelliti nelle chiese, tutti gli altri venivano seppelliti dove capitava.

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