NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

mercoledì 1 gennaio 2014

La via Francigena 2 / Altopascio


Altopascio (prov. Lucca)

Ed è proprio seguendo la vocazione di "faro" per i viandanti che fu realizzata la prima Smarrita, la campana dell'ospedale di Altopascio in Toscana, la cui fama fu tale da battezzare col proprio nome tutte le campane disseminate lungo la via dei pellegrini. Altopascio è una località attraversata dalla via Francigena che, proveniente da Lucca, taglia il parco della Sibolla e prosegue verso sud per i boschi delle Cerbaie. E' una zona particolarmente accidentata, circondata da aree palustri molto estese; in più, all'epoca, ciò che non era invaso dall'acqua era ricoperto di fitti boschi, per giunta infestati dai briganti. Insomma, al viandante che giungeva in quei luoghi si parava di fronte lo spettacolo di una sorta di selva dantesca. Per soccorrere gli sventurati che si arrischiavano per questa via, ed erano molti, fu fondato nella seconda metà dell'XI secolo la Domus hospitalis Sancti Jacobi de Altopassu, un ospizio che doveva costituire una tregua dalle ostilità del paesaggio circostante. La struttura, più volte ampliata e potenziata, era protetta da una possente cortina muraria ed era munita di un'alta torre (nella foto) con la famosa campana che aveva il compito di guidare i pellegrini attraverso le pericolose paludi della zona: dopo il tramonto essa suonava per circa un'ora, e se la notte era particolarmente tetra, sul terrazzo della torre veniva acceso un fuoco, che diventava per i viandanti, sorpresi dal buio, un indispensabile punto di riferimento. All'orgine della smarrita c'è una leggenda secondo la quale una fanciulla che si era avventurata da sola nelle zone paludose si perdette e non fece più ritorno a casa. Da allora tutte le sere, al tramonto, la campana di Altopascio suonava per richiamare la ragazza scomparsa, e sebbene non sia riuscita a ricondurre a casa la sventurata, il suo richiamo, udito a chilometri di distanza, ha salvato un numero considerevole di pellegrini. Questi, approdati alle sicure mura dell'ospedale, ricevevano, oltre al letto, cibo e ospitalità. Non dimentichiamo che fin da epoca molto antica in area sia mediterranea che nordeuropea esisteva tutta una tradizione di "sacralità" del viandante; le leggende pullulano di cattivi ospiti puniti dalle divinità, e della consapevolezza del dovere di offrire aiuto e soccorso ai viandanti si coglie eco anche nel Vangelo. A tale scopo, nell'Ospedale di Altopascio bolliva sempre quel gran pentolone di minestra che sarà immortalato da Boccaccio nella novella di Frate Cipolla, che descrive il cappuccio di Guccio Porco, il servo del protagonista, con "tanto untume che avrebbe condito il calderon d'Altopascio". Di tutto ciò reca testimonianza la Smarrita: è un simbolo potente, il richiamo di un'epoca in cui le campane scandiscono la percezione del tempo e segnano lo scorrere quotidiano di un mondo legato ai ritmi naturali della terra e in cui le notti, luoghi sinistri in cui le paure si amplificavano, erano davvero nere come il peccato. (tratto da G. Staffa, 101 Storie sul Medioevo, N.C.Ed.) (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

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