IL MIO LIBRO "CRONOLOGIA CIVILE ED ECCLESIASTICA..." del 2008 oggi anche su Ebook

sabato 11 gennaio 2014

321 anni fa La Catastrofe

Chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a calàta û Cullègiu
Dopo la scossa di terremoto dell'8° grado della Scala Mercalli di venerdì 9 gennaio 1693 dopo due giorni, domenica 11 gennaio alle ore 13:30, altre due scosse, questa volta dell'11° grado, sconvolgono la Sicilia Sud orientale chiamata Val di Noto. Quasi tutta la popolazione di Platia (allora di 12.000 abitanti) si trasferisce per una quarantina di giorni sul piano a Sud dell'abitato chiamato da allora "Piano Terremoto". Qui viene esposto, dopo un'imponente processione*, il Vessillo raffigurante la Madonna delle Vittorie per implorare la Vergine Maria di salvare gli abitanti. Ottenuta la grazia i Piazzesi edificano in detto piano una chiesa dedicata alla Madonna del Terremoto. Tra gli edifici che subiscono una certa gravità vi sono il Duomo in costruzione (solo la volta del coretto e qualche danno al vecchio campanile), il Collegio dei Gesuiti e la chiesa accanto di Sant'Ignazio di Loyola (nella foto). Quest'ultima minaccia rovina tanto che viene abbattuta. La sua ricostruzione avverrà dopo circa trent'anni, nel 1725. Mentre a Catania si contano oltre 16.000 morti su una popolazione di 19.000 e a Ragusa 5.000 su un totale di 10.000, nei paesi della provincia di Enna non si contano morti, tranne i 50 di Aidone. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*All'alba del 12 gennaio i cittadini, temendo un violento ritorno del terremoto... accorsero al Duomo, dove, con l'intervento dei canonici, del clero e delle confraternite si organizzò un'imponente processione, come mai si era vista. Procedevano le confraternite, i frati e le monache, i chierici e il clero, quindi l'Immagine della Patrona. Dietro il Simulacro l'onda immensa del popolo con a capo i Giurati e il Capitano di Giustizia, don Giuseppe Trigona Paternò. La processione scese in piazza, imboccò la ferreria, uscì di porta "ospedale" e della salita dei Cappuccini. Qui sostò... Venne eretta una baracca-cappella (ancora oggi esiste una edicola in corrispondenza della croce in pietra dei Cappuccini), per il simulacro mariano. La baracca fu rivestita di pelli. Capanne speciali acolsero le monache, guidate dalla badessa Sr. M. Solonia. Accanto ad esse vi erano le monache di S. Chiara. Le religiose di S. Agata e della Trinità, invece, si fermarono al "largo castello". Questa situazione durò 40 giorni. Successivamente, con rinnovato fervore, l'Icona fu riportata trionfalmente al Duomo.

5 commenti:

  1. mi piacerebbe sapere il nome dell'architetto ch e progettò quella splendida chiesa qui riprodotta. Da bambino abitavo in via Conti.
    claudio contrafatto

    RispondiElimina
  2. Risposte
    1. In corsivo ho riportato parte di quello che ho letto due anni fa, precisamente giovedì 12 gennaio 2012, sul sito del Comitato Nobile Quartiere Monte e che "diligentemente" ho registrato per riproporlo all'occorrenza. Le notizie avevano questa introduzione: "Di seguito riportiamo alcune norizie che ci ha trasmesso mons. Antonio Scarcione prevosto della Basilica Cattedrale, tratte da alcuni manoscritti, su come i nostri antenati vissero quei giorni di sgomento." Colgo l'occasione per ringraziare il Comitato del Monte che in tante occasioni mi aiuta a ricomporre il puzzle molto complesso della nostra nobile storia.

      Elimina
    2. Giovanni Piazza12 gennaio 2014 08:47

      E bravi, bravi! Vi divertite, eh? Tu e il Comitato vi fate i puzzle, eh? Epperò, caro Gaetano e caro Comitato, quando ne sistemate uno, di puzzle, è veramente uno spettacolo. Perchè quelli sono puzzle nostri, che, come i figli, so' piezz'e core. Pròsita e sicutamu.

      Elimina