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giovedì 7 marzo 2013

Soluzione oggetto misterioso n. 2

L'oggetto che vi ho mostrato qualche giorno fa è un'antica pressa manuale ricarica cartucce da caccia. Come minimo ha novant'anni perché se ne serviva mio suocero per ricaricarsi da solo le cartucce per il suo fucile calibro 20. Infatti, la cartuccia nella foto è calibro 12 ed è più larga rispetto all'estremità della vite rossa adatta per quelle calibro 20. La vite veniva girata per abbassarsi fino a pressare le borre in feltro o in sughero sulle polveri e poteva essere utile pure per applicare l'innesco. Farsi le cartucce in casa era una vera propria arte oltre che una necessità, perché il caricamento industriale ancora non aveva raggiunto l'attuale sviluppo e di mediocre qualità, poi quelle artigianali delle armerie erano costose (a Piazza la più attrezzata era quella dove si vendevano le bombole a gas del sig. Roccella in via Marconi, oggi erboristeria, di fronte al caffè Marino). Bisognava conoscere le polveri adatte al clima, al peso delle palline e alla selvaggina. Bastava sbagliare di un grammo le dosi per aver brutti scherzi al momento del confezionamento o dello sparo e dire così arrivederci alla prossima volta. Per quanto riguarda la relazione con le botti e il vino ormai è chiara. Dopo aver avuto una buona "dose" di bravura, competenza e fortuna, non restava che accompagnare il coniglio a tavola con del buon vino. 

2 commenti:

  1. Finalmente ora ricordo tutto. Ricordo quando la sera preparavamo le cartucce per il giorno dopo. Ricordo com'era elettrizzante andare a caccia di caprioli, camosci o cervi a seconda della stagione. Per i cinghiali l'esperto era il mio amico Rudy. Con un solo colpo era capace di eliminare il cinghiale ed anche il cane che lo inseguiva. Che tempi, ragazzi, che tempi!!

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    1. Dovevi vedere quanti camosci e caprioli scorazzavano all'Auceddi! A fudda!

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