NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

giovedì 7 maggio 2015

Crollo al palazzo Starrabba di Palermo


La foto del palazzo Starrabba a Palermo tratta da Google Maps
Una volta vi avevo raccontato che alcune famiglie nobili di Piazza, stanche della monotona vita paesana e provinciale, si erano trasferite nella Capitale isolana del Regno delle Due Sicilie. Il trasferimento a Palermo avvenne all'inizio dell'Ottocento e fu in quel periodo che sia Romualdo Trigona principe di Sant'Elia (m. 1801)* e sia Pietro Starrabba (1764-1830) principe di Giardinelli e conte di Pachino, cambiarono la loro residenza in cerca di notorietà e alte cariche presso la corte. Ovviamente i due notabili non si accontentarono di prendere una casa in affitto, ma si costruirono i loro grandi palazzi di sana pianta. Il principe di Giardinelli costruì la sua dimora in una delle vie più centrali e importanti da sempre di Palermo, la via Divisi, oggi conosciuta anche come via Biciclettai, perché piena di rivenditori di biciclette più o meno nuove. Il palazzo in questione è quello nella foto (anche se tratta da Google Maps vi assicuro che non si può ritrarre meglio perché la larghezza esigua della strada non lo permette) con accanto, a sx, persino la targa strorico-turistica che ci spiega che è il "Palazzo Giardinelli". Ebbene, pur avendo avuto un discreto restauro (almeno nella facciata esterna) cinque o sei anni fa, ieri scorrendo le notizie su Palermo-Reppublica.it non leggo che "Crolla parte di palazzo storico a Palermo, nessun ferito - E' successo in via Divisi. In azione vigili del fuoco e protezione civile. Vigili del fuoco in azione in via Divisi a Palermo per il parziale crollo di Palazzo Starrabba di Giardinelli. I pompieri intervenuti sono riusciti a fare evacuare l'immobile al civico 74. Nella zona sono intervenuti anche i tecnici della protezione civile comunale. Il palazzo è in gran parte disabitato, solo un'ala è abitata da alcune famiglie." Ovviamente, a tanti non farà né caldo né freddo, anche se in questi giorni veramente sembra di essere in Nord Africa, ma a me ha fatto un certo effetto aver appreso che un "nostro" palazzo (almeno di un nostro compaesano di una volta) abbia subìto qualche danno. Quando qualche anno fa, in giro per Palermo, alla scoperta del più bello e grande (secondo solo a quello di Roma) centro storico d'Europa, passavo in cerca di ricordi per la via che mi aveva "ospitato" per tre anni studente all'ISEF, ho scoperto di trovarmi davanti all'abitazione di un discendente diretto del nobile Vincenzo Starrabba barone di Scibinasi I principe di Giardinelli nel 1711 al quale, per l'occasione, fu intitolata l'odierna via Garibaldi chiamandola a stràta ô Prìnc'p, io ho provato una certa emozione. La stessa emozione, questa volta però amara, che ho provato nell'apprendere dal giornale che il palazzo, il "nostro" palazzo, ha subìto dei grossi danni.

*Il nipote di questo, anch'esso Romualdo e nel 1830 Sindaco di Palermo, nel 1866 ereditò uno dei primi e importanti edifici della Strada Nuova (via Maqueda) di Palermo. Si tratta del grandioso palazzo appartenuto dal XII secolo ai Celestri marchesi di S. Croce e dal 1866 conosciuto, appunto, come Palazzo S. Elia. Dal 2008, dopo un'opera di restauro laboriosa da parte della Provincia di Palermo, proprietaria dal 1985, il magnifico palazzo è stato destinato a museo che ha ospitato e continua a ospitare prestigiose mostre ed esposizioni. 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

12 commenti:

  1. Che disastro: ormai tutta la Sicilia crolla. I palazzi, i viadotti, le case, le campagne, la Giustizia, la Scuola e tutto il resto. Solo notizie tristi e negative. Ormai sarebbe proprio il caso di "prevenire"; usare cioè delle ruspe enormi per spianare tutto e ricominciare di nuovo. E quando dico "spianare" non intendo solo materialmente... Tuttavia, ancora un grazie per averci fatto conoscere quest'altro aspetto molto "edificante" per tutta la Sicilia.

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  2. Credo che qui abbiano mantenuto la proprietà fi contrada Bauccio. La villa fa parte di un circuito turistico internazionale pluristellato.

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    1. Per vtr: sarebbe possibile sapere il nome di questa villa che fa parte di un circuito turistico internazionale pluristellato? Grazie.

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  3. Crollo dopo crollo abbiamo toccato il fondo.Ora che fare ? Se fossi LEGHISTA direi FORZA ETNA! Ma non lo sono nè per nascita nè per ideologia.Dunque non mi resta che dire E' PER NATURA INEVITABILE RISALIRE.Ma ce la faranno i nostri eroi? Ho seri dubbi ma me lo auguro perchè,se così non fosse,sarebbe un disastro anzi una vera catastrofe etica ed umanitaria.

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    1. Scusi, ma non sia così precipitoso! Ci sono ancora molti viadotti e palazzi in lista per il crollo. Non creda che gli altri viadotti della Catania-Palermo siano più resistenti. E poi c'è il cinema Ariston che deve venire giù se continuano a lasciarlo così. Abbia fede, vedrà che fra poco nessuno parlerà più dei lavori sul viadotto crollato e tutti continueranno a fare deviazioni chilometriche borbottando solo un po'.

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  4. E' proprio villa Starrabba che ricade nel più conosciuto ex vivaio salemi, oggi di proprietà Situr. L'ingrsso della villa è proprio al confine con fra le contrade Bauccio-Serafina.partemdo dalla rotonda di S. Croce scendere x circa 800 mt. Al quadrivio svolta a dx, al successivo bivio sei arrivato, il vecchio cancello a sx tra cipressi ombrosi e' l'ingresso.

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    1. Grazie. Indicazioni molto precise. Appena potrò farò un sopralluogo. Buona giornata.

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  5. Sono passata centinaia di volte davanti a quella villa e a ""quel cancello tra cipressi ombrosi""andando nella nostra campagna in contrada Serafina e soggiornandovi per tutta la durata delle vacanze estive.Ebbi modo di conoscere la allora proprietaria , la Baronessa STARRABBA accompagnando mio padre quando andava da lei per stabilire il piano delle irrigazioni attraverso un vasto stagno di proprietà della baronessa ma
    con diritto per i proprietari confinanti.La ricordo ancora ora per
    il suo aspetto rude,burbero,trasandato e poco affine all'immagine collettiva di un'aristocratica.Era comunque ,lei e la sua villa,il simbolo del ""qui comando io""
    rispetto agli altri ""possidenti "" di piccolo taglio.

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    1. Gentile Anonima, bellissima la sua descrizione della villa e soprattutto della Baronessa. Da come scrive e da quello che scrive, penso che lei potrebbe contribuire moltissimo, assieme al nostro Prof. Gaetano, ad allargare le nostre conoscenze. Noi che viviamo distanti "mille miglia" da Piazza, ma che ci interessiamo alle sue belle e, purtroppo sempre più numerose, tristi vicende!!

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  6. GRAZIE,Anonimo 10 maggio 18-49;anch'io faccio parte del numeroso gruppo del ""noi che viviamo distanti .....ma che ci interessiamo"" alla città che è sempre nostra e che rischia di esistere solo nella memoria.All'opera meritoria del PROF.posso collaborare solo con l'archivio della mia memoria non avendo altro tipo di documenti.Alla prossima dunque.

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  7. La villa, che porta in alto sul cornicione rivolto a sud verso la verde e fertile vallata, la grande aquila dei Trigona, era utilizzata dai Trigona prima e dagli Starrabba dopo, come villa per la caccia perché tutta la vallata era un bosco fitto di querce, pini, castagni, etc.etc.oltre a laghetti alimentati dalle numerose sorgive che alimentavano ricche fontane in pietra locale (Montagna).una bella fontana con vasca ottagonale trovasi poco più in alto, ma adesso in altra proprietà. Accanto alla bella villa, un grande caseggiato ad uso della servitù.

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  8. Grazie a v.t.r. per aver rinnovato ,con il suo commento,il mio indelebile ricordo di quella zona (verde e fertile vallata -----bosco fitto ----laghetti ( o meglio GEBBIE) --sorgive che alimentavano persino la condotta per l'acqua in casa ).Ricordo soprattutto le grandi pinete che facevano oarte di proprietà diverse (oltre alla nostra e a quella STARRABBA,quella dei PITTA' e quella dei RANFALDI--GEBBIA).Potrei davvero dire "Come era verde la mia valle" per usare il titolo di un noto libro,soprattutto perchè era la valle della mia infanzia vissuta in libertà in spazi verdi e sicuri.Non conoscevo l'uso della VILLA STARRABBA come villa per la caccia ma avrei potuto immaginarlo pensando ai tanti cartelli di DIVIETO DI CACCIA che mio padre dislocava soprattutto
    nelle vicinanze del caseggiato e che spesso non venivano rispettati facendo andare in bestia mio padre le cui tante parole,una volta suscitarono un'espressione,da parte del cacciatore( un parente di mia nonna) : sempr' ieu parra" che finì per entrare nel lessico familiare.Anche mio padre andava a caccia d'estate,quann' r'nfr'scava , quasi sempre con il ""bottino "" (conigli.pernici....). E la domanda "sorge spontanea : che ne è di quei luoghi una volta teatro d' a v'g'latura per dirla alla piazzese ?




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