NEL CERCHIETTO GIALLO I RESTI DEL MURO SUD DEL CASTELLO DI PLACIA

domenica 27 aprile 2014

Giovanni Giudice, marmista / 1

Giovanni Giudice, 1897-1966

  Il nipote Carmelo Nigrelli ricorda

1^ Parte


Oggi, 25 aprile 2014, voglio raccontare una storia vera di famiglia. Mio nonno Giovanni Giudice, classe 1897, palermitano, venne a Piazza alla fine del 1924 insieme al maestro Andrea Manzella. Lo scultore palermitano aveva ricevuto l'incarico di realizzare il monumento ai caduti da collocare in piazza Umberto I, ai piedi della chiesa di S. Stefano*. Mio nonno era stato allievo di Manzella all'istituto d'arte di Palermo e il maestro lo aveva voluto con sé in bottega. Poi, a diciannove anni, con il grado di caporale, era partito per il Carso (vi mostro la foto fatta prima di partire per il fronte e destinata a essere collocata sulla tomba). Durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo, sull'altipiano della Bainsizza, in Slovenia, nell'agosto 1917, era stato preso prigioniero e portato in Germania a Francoforte sull'Oder, dove sarebbe rimasto due anni. Tornato a Palermo aveva cominciato a lavorare con il maestro Manzella. A Piazza coordinò i lavori di costruzione del Monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale e poi decise di trattenersi perché ebbe l'incarico da parte di diverse famiglie nobili locali, per la costruzione di cappelle gentilizie, spesso firmate da progettisti, ma progettate e realizzate da mio nonno Giovanni Giudice. Il 26 dicembre 1925 sposò, a Palermo, mia nonna, Francesca Ferbo, che rimase ad abitare nella capitale ancora per cinque o sei anni, venendo a Piazza di tanto in tanto con i figli (mia mamma nata nel 1927, mio zio Totuccio nato nel 1929 e mi a zia Anna nata nel 1932). Mio nonno era socialista e, forse, lo era diventato proprio nelle tronche del Carso. Lo sapevano tutti a Piazza. Nel 1933 la famiglia si trasferì definitivamente a Piazza, andando a vivere in una casa acquistata alla Castellina. Nella primavera del 1940 mio nonno realizzò il monumento al gen.le Antonio Cascino su progetto dell'arch. Domenico Roccella, morto a Roma pochi anni dopo, con le sculture di Giandomenico de Marchis. (continua)

*Poi chiamata Piano Duilio, oggi Piazzale Litterio Villari.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

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