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mercoledì 6 gennaio 2016

1785 Turista Abate de Saint-Non/Enna 2

Voyage Pittoresque... , Vol. IV, Parte I, Cap. V, Tav. XLVIII, Veduta del Tempio di Cerere a Castrogiovanni
 Visita alla Città di Enna, sostituita oggi da Castro Giovanni
(Voyage Pittoresque... , Vol. IV, Parte I, Cap. V, Tav. XLVIII, p. 123)
- traduzione a cura di Maria Rizzo e Salvo Sinagra -
- segnalazione di Maurizio Prestifilippo - 

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La sua ubicazione, in un luogo molto elevato e da cui si scorge una grande parte della Sicilia, è senza dubbio ciò che, nei tempi di guerra, ha potuto convincere i Normanni o i Saraceni a costruirlo. Circondato da ogni parte da Montagne, senza alberi né verde, mai luogo più povero e più miserabile si era presentato ai nostri occhi; tuttavia dall'alto delle muraglie di questa specie di Fortezza, che non aveva niente di notevole, né per la costruzione, né per la forma, vedemmo a poca distanza, come una specie di poggio pittorescamente scosceso e una parte considerevole della rupe, assolutamente isolata da tutte le parti, la cui vista sembrava essere l'unica cosa un poco interessante da osservare. Le antiche tradizioni del Paese pretendono, infatti, che, sulla cima di questa Montagna isolata, esisteva una volta il celebre tempio di Cerere; se ciò sia potuto mai esser (vero), bisogna convenire come tutto questo paese abbia cambiato prodigiosamente forma e natura e che anche il clima e la temperatura dovessero essere molto differenti, perché durante l'inverno, la cima della Montagna è coperta quasi sempre di neve e il freddo è molto intenso¹. In quanto alla Rocca, sulla sommità della quale era posto il tempio di Cerere, c'è da pensare che una grande parte ne sarà crollata per qualche vecchia rivoluzione o qualche terremoto e che oggi non resta più che il centro e il nocciolo della Montagna; ma siccome i nostri Disegnatori² volevano a tutti i costi vedere ancora in questo luogo qualche resto di un Tempio di Cerere, sembrò loro che la massa solo della Rocca, nel suo degrado, potesse ancora darne l'idea: la forma di questa Roccia pressapoco priramidale, alcuni gradini grossolanamente intagliati per salire sulla superficie e i resti di una Croce, caduti in rovina, il cui piedistallo somigliava discretamente a un altare antico, bastarono per richiamare alla loro immaginazione l'altare di Cerere e rendere piacevole ai loro occhi la vista di uno dei Siti più selvaggi che si possa incotrare. Incaricammo il nostro Paesaggista di prendere con la più scrupolosa esattezza, una Vista alla quale solo il prestigio dell'arte poteva apportare qualche valore e ci consolammo pensando che era molto difficile che un Monumento, un Edificio qualsiasi, abbia potuto avere tanta solidità da resistere sin dal tempo trascorso della ragazza di Saturno, fino a noi; ma almeno, ci dicevamo, troveremo il Lago di Proserpina, la Grotta di Plutone, i Prati deliziosi di cui gli Antichi ci hanno lasciato così belle descrizioni; i Monumenti cadono in rovina, ma la natura è più costante, più duratura nelle sue forme e nelle sue manifestazioni. Tutti gli Esperti di antichità, i Ciceroni del paese ci garantivano sia il Lago che la Grotta, non era possibile dubitarne.
(seguiranno i post sulla visita del Lago di Proserpina e dei dintorni di Piazza)

¹Nella traduzione il traduttore apre una parentesi per farci fa notare che questa è un'indicazione precisa sul clima dell'epoca. 
²I loro nomi poco leggibili si trovano alla base e ai lati della tavola, appena sotto il disegno. Quello di sx è Décoré par Chatelet = "Disegnato da Chatelet", uno dei 27 disegnatori; quello a dx Gravée par Varin = "Inciso da Varin", uno dei 66 incisori dell'Opera. Inoltre in basso a sx è riportato il numero arabo della tavola n. 48. Sicile e in basso a dx la sigla A.P.D.R. ovvero "Avec Privilége Du Roi" (col privilegio del Re).

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

3 commenti:

  1. Sarebbe interessantissimo se queste note fossero lette da qualche Sindaco, Amministratore, Consigliere, ecc. di Enna. Secondo voi, i potenti mezzi informatici riusciranno ad arrivare da Piazza fino... lassù, in mezzo alle montagne dove, come dice Tex Willer, il buio regna incontrastato per mesi e mesi? Chissà?

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  2. Ovviamente i giovani non conoscono, ma gli anziani, i vecchi con memoria buona come se ricordano! Ma pensate, quando il segretario comunale ricevette il telegramma da Roma che comunicava la decisione del Duce,quasi quasi lo voleva strappare perché gli sembrava uno scherzo di pessimo gusto nei loro confronti.e questa è storia vera.

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  3. Per rispondere al quesito sollevato con aplomb molto british da mister Herald, occorrerebbe consumarsi per ore ed ore i polpastrelli delle dita sulla tastiera del computer. Per evitarmi l'ustione e, tanto per intenderci, ricorderò subito che non v'è, come si sa,peggior sordo di colui che non vuole sentire, peggior cieco di colui che non vuole vedere e peggior muto di colui che non vuole parlare. I giorni del borgo sono contati: dove non arriva l'insipienza dell'uomo, ci penserà la natura che, nell'indifferenza generale, sta provvedendo di già a fare crollare pezzo dopo pezzo le pendici della montagna. E, tuttavia, nel frattempo e nel silenzio più assordante, nessuno cita l'altissimo tasso di disoccupazione, nessuno legge e chiede conto dell'incredibile numero di tumori che ammorbano la popolazione. Nessuno denuncia (a che serve?) i disservizi della sanità, la mancanza di una rete stradale degna neanche di un paese del terzo mondo. Per ogni abitante di questo miserevole borgo l'importante è arrivare in un modo o nell'altro alla fine del mese, magari con la magra pensione del nonno che fin quando dura è tutto grasso che cola.
    Nel frattempo i soliti noti, quelli che dovrebbero ma non vedono, non sentono e, in maniera molto sicula, non parlano, si danno da fare per spolpare gli ultimi brandelli di carne rimasti inopinatamente ancora attaccati all'osso.
    Insomma un posto dove non si produce nulla tranne pensioni, assegni di disoccupazione e, ancora per poco, qualche prebenda come quella elargita dalla Forestale. L'unico avamposto che sembra resistere è l'Università privata ma, vedrete riusciranno gli ennesi a distruggere anche quella. In particolare coloro che non sono riusciti ad affondare le loro bavose fauci nella mangiatoia dell'ateneo.
    Viva Castrogiovanni, viva l'Italia (?) e pace eterna all'abate con la vista lunga, molto lunga.

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