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sabato 25 luglio 2015

A volte ritornano (i foresteri)

Quella sera in pizzeria
Un recente commento di una visitatrice relativo alla poesia di due anni fa circa*, mi ha convinto a riproporvela perché, anche se molto semplice, arriva subito al cuore di chi prova da sempre amore-odio per questa città e, soprattutto, di chi ha la fortuna-sfortuna di starle lontano.

7 agosto 2013, ore 20,00

A FORESTERA, in occasione della solita rimpatriata annuale con gli amici paesani ci legge, prima della pizza, i suoi sentimenti scusandosi della non perfetta trascrizione in piazzese. Ma dato che quello che conta è il pensiero e il sentimento, ugualmente Le diciamo un grosso e commosso GRAZIE.

A P'ZZADA DI FORESTERI

A fajoma tutti l'anni, com 'nsegnal d r'conoscenza,
quasi d'affettu p coddi ch' tanti anni fa s' n' vossnu annè
fora d Ciazza pu b'sogn d travagghiu c'rchè!
E p' coss, cu na parodda nan tant s'mpat'ca,
i chiamoma "FORESTERI".

Ma gghiè na cosa da sutt'l'nier:
sti "FORESTERI", tutti l'ann
e quarch'dun ciù e ciù d na vota l'ann
torn'nu o m'ttent,
com a vulè scusa dumannè
o pais d'avirlu bannunè! 

Accussì, pi chiù fortunadi,
no mis d' giugnett, aost p l'autri,
a storia s r'pet... sempr codda... sempr a stissa!
Appena cumenzn a r'sp'rè a 
BEDD'ARIA FRISCA DA B'DDIA
ch gh stuzz'ca l'oggi e a fantasia,

u cor gh canta p l'emozion,
pur s'a bocca resta muta,
sti foresteri tornan
d'arrera n' l'anni da bedda gioventù,
quann d'jevan
"IU, D CIAZZA, NON ME NE ANDRÒ MAI PIÙ!"

Poi i vacanzi f'nisc'nu e pi foresteri riva u jornu d'annessn via.
S'hanna lascè d'arrera i spaddi a sol'ta
BEDD'ARIA FRISCA DA B'DDIA.
Stavota però a mus'ca cangia.
U cor n'an canta ciù...
l'oggi nan rid'nu ciù,

anzi s'annebbianu p l'emozion...
e i paroddi, nan sempr ditti,
p nan fè capì a cu t sta statu o sciancu u to rammarcu,
ch' magari nan gh crid ch'è veru,
nan su ciù i stissi d tanti anni fà!

E sì... i paroddi cang'nu.
E qual' su?
 "IU, CIAZZA, NAN MU POZZ SCURDÈ CIÙ"

ROSALBA TERMINI
(a forestera) 

*Per puro caso ho conosciuto l'autrice di questi magnifici versi, devo ammettere che, da non piazzese autoctona (ma ci vivo oramai da parecchio) mi ha emozionata, complimenti. Lidia Salafrica Curcuraci  

Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

9 commenti:

  1. Una volta, per ferragosto, arrivavano gli emigranti dal Nord. Erano divisi in categorie. Noi li chiamavamo così: "I Deutsch" erano quelli che arrivavano con Mercedes prese in affitto (per far vedere che avevano fatto fortuna)e con targhe di Monaco di Baviera, Stoccarda, ecc. Poi c'erano "I Francisi" provenienti dalla Francia con grosse Simca o Renault carichi di caffè o sigarette "Gitanes" da regalare ai parenti. Ed infine c'erano "I B'lgisi" provenienti dalle miniere del Belgio. A volte arrivavano con figli che non parlavano più italiano, ma solo dialetto.

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  2. Anch'io, sempre per puro caso, ho conosciuto la scrittrice. Persona amabilissima e simpaticissima che, se non sbaglio, ha trascorso la sua infanzia nella zona di Via Crispi a Piazza. Ora, se non sbaglio, dovrebbe vivere in qualche landa desolata del profondo Nord, attorniata da renne, foche e caribù. D'inverno ama fare dei fori nel ghiaccio dei laghi che la circondano per pescare sardelle, totani, pesci spada, ecc., ma so che non sempre torna nella sua capanna soddisfatta.

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  3. mi emoziono a leggere questi versi anche se sono in un dialetto diciamo maccheronico ,esprimono lo stesso il sentimento di emozione che si prova tornando a Piazza.é vero arrivati alla Bellia ,il cuore esplode di gioia ci sembra che i cittadini sono tutti amici nostri .anch'io vedo che molte cose sono cambiate e rendono il paese più monotono quasi ostile al forestiere.Ma io l'amo lo stesso più di quando ci abitavo.Un abbraccio a tutti i pizzesi

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  4. Interessante questa immagine dell'emigrato che ,pur pescando pesci pregiati nel suo lago,
    non torna sempre soddisfatto nella sua capanna . Perchè ? Forse amerebbe pescarli
    nella terra che fu una volta SUA ? In quella terra che ama e odia e con la quale
    tenta di riagganciare uno stretto rapporto davanti ad una pizza consumata insieme ad
    altri sfortunati-fortunati in una sorta di rito tra lo scaramantico ed il propiziatorio.
    E come dargli torto o,peggio, denigrarlo?

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  5. A proposito dei forestieri, un signore mi raccontava che i primi mesi in cui lavorava a Milano (solo, senza parenti, con un letto in una stanza piena di altri letti) l'unico suo punto di riferimento era la stazione centrale ed in particolare il binario dove arrivava la "Freccia del Sud". Aspettava con ansia l'arrivo del treno, non perché dovessero comparire parenti od amici, ma solo per la "gioia" di poter vedere le stesse facce tristi come la sua, le stesse valigie di cartone, le scatole con scritto "Barilla" o di sentir parlare il proprio dialetto. Ora le cose sono cambiate. Il signore è diventato un affermato manager, viaggia sempre in aereo e qualche volta prende il "freccia rossa", ma sempre in prima classe. L'altro giorno, però, non ha potuto resistere ed è andato al binario dove prima arrivava la Freccia del Sud. La sua segretaria, in tailleur grigio e borsa 24ore di Gucci, lo guardava perplesso mentre lui diceva che... gli occhi rossi erano dovuti... all'inquinamento!!!

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  6. Molto bella la descrizione di Anonimo 26 luglio a proposito del manager che andava alla stazione centrale. Un mio amico mi ha raccontato che in certi periodi, se uno alla stazione centrale di Milano, all'improvviso avesse gridato: "Salvatore", avrebbe visto metà dei passeggeri girarsi per vedere chi li chiamava; tanti erano i meridionali che frequentavano, per vari e non sempre "onesti" motivi, quel luogo.

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  7. I tuoi versi li ho fatti miei dalla prima volta che li hai letti. Grazie Rosalba per aver fatto parlare il cuore di chi,come me,e' ormai lontano dalle proprie radici e dagli affetti più cari.

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  8. NELLE VESTI DI SCRITTRICE SEI FANTASTICA.....BELLISSIMA DESCRIZIONE CHE RIPORTA AD ECHI ANCESTRALI DELL'INFANZIA DI TUTTI NO DEL PROFONDO SUD!!!!!

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