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domenica 10 giugno 2018

'Ngiulìnu u bersaglièr-6 (ultima parte)

L'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine di Vittorio Veneto arrivata al bersagliere Angelo Masuzzo dopo più di mezzo secolo dalla fine della Grande Guerra

La storia vera di un giovane di cento anni fa - 6 (ultima parte)

(continua dlla 5^ Parte) <<Lo scambio di colpi era iniziato al mattino ed era continuato per tutta la giornata. Verso sera il bombardamento era quasi cessato ed ora i colpi provenivano solo dalla parte degli alleati, segno che la zona dei tedeschi era stata quasi del tutto neutralizzata. Ma nessuno osava mettere fuori il naso dalla grotta. Bisognava aspettare che tutto fosse tranquillo e che non si sentissero né spari, né passaggi di carri armati od altri mezzi militari. Era ormai completamente buio e dentro la grotta era stato acceso un microscopico lumicino tanto per dar da mangiare ai bambini. Poi, all’improvviso, sentirono muovere le assi che chiudevano l’ingresso. Videro due uomini davanti e, malgrado il buio, ‘Ngiulìnu riconobbe subito che si trattava di due tedeschi. Pensò che li avrebbero fatti fuori con un paio di granate e poi sarebbero andati via, ed invece i due entrarono e rinchiusero la grotta. Attraverso il lumicino ‘Ngiulìnu notò che si trattava di due ufficiali con ancora la pistola al fianco. Avevano gli occhi quasi spiritati e con gesti cercavano di far capire ai civili di non aver paura. Probabilmente si trattava di due comandanti del reparto di artiglieri che stavano sulla collina, ma non si capiva come mai fossero arrivati fino a lì. Visto come stavano le cose, ‘Ngiulìnu prese dell’acqua, un po’ di pane, del salame, dei pomodori, dei fichi e li offrì ai due. Non erano feriti, ma entrambi tremavano come foglie tanto che non riuscivano neanche a bere. Dopo essersi un po’ rifocillati, allungarono un po’ le gambe in quell’angusto spazio e poi, all’improvviso, uno dei due scoppiò in un incontrollabile pianto. Era veramente strano, soprattutto per ‘Ngiulìnu che molti anni prima aveva combattuto contro i tedeschi, vedere un uomo così alto e robusto ridotto in quello stato. Subito dopo estrasse dalla tasca un portafoglio e mostrò a tutti le foto in cui vi erano moglie e due figlie. ‘Ngiulìnu allora avvicinò il lumicino e volle che tutti osservassero quelle foto a conferma che anche il più acerrimo nemico ha sempre un cuore e degli affetti a cui rivolgere il pensiero. Ormai era calato il silenzio. Niente cannoni, carri armati o spari. Era comparsa anche la luna la cui luce filtrava tra le assi dell’ingresso. Allora tutti, compresi i due ufficiali, pian piano si addormentarono. Era stata una terribile giornata, sia per i civili che per i militari. Al mattino, il primo a svegliarsi fu ‘Ngiulìnu, anche perché era il più vicino all’ingresso ed il sole era già sorto. Si guardò intorno e non vide più i due tedeschi. Erano andati via nel più assoluto silenzio mettendo al loro posto anche le assi. In un angolo ‘Ngiulìnu vide due scatolette. Erano due confezioni di marmellata lasciate dai due ufficiali per dir loro grazie. Subito dopo la terra incominciò a tremare. Uscirono tutti dalla grotta e videro decine di carri armati che risalivano verso Nord. Erano gli alleati che avanzavano. I tedeschi erano in ritirata, ma lungo la Piana di Catania avrebbero bloccato per più di un mese gli americani. Prima di arrivare a Messina ed attraversare lo Stretto vi sarebbero stati altri morti da ambo le parti. ‘Ngiulìnu rivolse il pensiero ai due ufficiali tedeschi. Erano riusciti a raggiungere i compagni? Erano stati fatti prigionieri dagli alleati? Oppure, per loro la guerra era finita tragicamente proprio quella mattina? A proposito di guerre e di tragedie mondiali, non so se vi è mai capitato di visitare un cimitero in Trentino, in Alto Adige, Austria, Germania, ecc. Lì tutto è perfettamente in ordine e ben curato. Le tombe sono perfettamente allineate e ben tenute. Nel mondo Tirolese, addirittura davanti ad ogni tomba vi è una piccola ciotola in metallo o in marmo dove vi è dell’acqua benedetta con un piccolo rametto. In questo modo i famigliari o anche i passanti possono fermarsi per una preghiera e “benedire” i defunti. Al sud i cimiteri rispecchiano invece quello che accade nelle città: stesso disordine, confusione e nessuna cura. Spesso, è possibile vedere alcune tombe trasformate in veri e propri santuari del cattivo gusto con tendine, merletti, fiori di plastica, cancelli, cancelletti, porticine con vetri colorati, ed altre schifezze. Un giorno, un nipote di ‘Ngiulìnu scoprì, tra le varie tombe disseminate nei vari prati incolti, una piccola lapide del tutto ricoperta da erbacce e rovi con una scritta in tedesco. Si trattava di un militare austriaco della prima guerra mondiale che, chissà per quale stranissima combinazione, era stato sepolto proprio lì. Di chiedere spiegazioni alla direzione del cimitero neanche parlarne perché si sapeva già che nessuna documentazione era aggiornata, oltre al fatto che i pochi addetti erano sempre impegnati a leggere la “Gazzetta dello Sport”! Al ragazzo non rimase altro che tagliare l’erba che aveva nascosto alla vista la tomba di questo sventurato militare, fare un po’ di pulizia ed ogni tanto portare un lumino e dei fiori>>. Angelo MASUZZO, nipote più anziano di 'Ngiulìnu

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4 commenti:

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