Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

mercoledì 4 settembre 2013

Moderni falegnami di Piazza

Sig. Giovanni Casano, uno dei pochi falegnami rimasti nel centro storico
Ed eccoci all'elenco dei falegnami MODERNI. Ricordo a chi non avesse letto i due post precedenti, relativi ai FALEGNAMI ANTICHI (20 luglio I parte e 22 luglio II parte), che la distinzione tra i due elenchi ho ritenuto farla considerando MODERNI quelli che sono nati all'incirca dopo mio padre Gino, classe 1921. Se dovesse esserci qualche errore nell'inserimento di qualcuno nell'uno o nell'altro elenco, me ne scuso anticipatamente, l'importante è averlo inserito senza dimenticarlo.

Moderni Falegnami

Adamo, Arancio Mario, Avanzato Gino, Azzolina Salvatore in piazza Regione Siciliana-via Scarpello, Barresi Tanino allo stradonello, Biava Martinetto Martino¹ (Tino), Bologna Angelo, Bologna Melino, Bruno Biagio, Calabria Paolo, Campagna Armando, Campagna Paolo, Casano Giovanni in vico Pilotta (nella foto), Casano Vincenzo, Cosenza Filippo, Di Bartolo, Falciglia Antonio, Di Gaetano Giuseppe, Di Gaetano Salvatore fratello del precedente, Gagliano Aldo via Cammarata, Garigliano, Grita Giacomo in via Capizzi, Guastella Pippo, Guccio Mario, Labrozzo Gaetano, La Versa Cateno (figlio di Giuseppe in Antichi Falegnami) poi in Belgio, Liuzzo Salvatore in via Mons. Sturzo, Marino Ettore in Largo Demani, Marino Ubaldo in via Fuardo, Mazzara Giuseppe in vico Pilotta, Milazzo Pino, Paternicò Pasquale, Pisano Mariano, Prestifilippo Filippo (Lìddu) in via Garibaldi, Romano Salvatore, Rossore Salvatore, Seminato Giuseppe in via Pergola, Scibona Filippo nel piano Arcurio, Scordi Mario nel cortile Aleotta, Talluto Denis, Terranova Gaetano, Valentino Carmelo, Vincifori Nunzio, Zuccarello Salvatore.  

¹ Da giuseppe è stato corretto in Martino, dietro segnalazione del nipote il 28/05/2018


 Gaetano Masuzzo/cronarmerina.it

martedì 3 settembre 2013

31 anni oggi



Alle ore 21:15 del 3 settembre 1981, la A112 bianca sulla quale viaggiava il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, guidata dalla moglie Emanuela Setti Carraro, fu affiancata, in via Isidoro Carini a Palermo, da una BMW, dalla quale partirono alcune raffiche di Kalashnikov, che uccisero il Prefetto e la moglie. Nello stesso momento l'auto con a bordo l'autista e agente di scorta, Domenico Russo, che seguiva la vettura del Prefetto, veniva affiancata da una motocicletta, dalla quale partì un'altra raffica che uccise Russo. Per l'omicidio di Dalla Chiesa, di Setti Carraro e di Domenico Russo sono stati condannati all'ergastolo come mandanti i vertici di Cosa Nostra: i boss Totò Riina, Beranardo Provenzano, Michele Greco, Pippo Calò, Bernardo Brusca e Nenè Geraci. Nel 2002 sono stati condannati in primo grado, quali esecutori materiali dell'attentato, Vincenzo Galatolo e Antonino Madonia entrambi all'ergastolo, Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci a 14 anni di reclusione ciascuno. (Tratto da Wikipedia) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Il vino d'Arabia

Una leggenda maturata intorno al VI secolo d.C. in seno alla cultura islamica, narra che un giorno il profeta Maometto si sentì talmente male da far temere per la sua stessa vita. Allah il misericordioso, che aveva in serbo per lui ben altri progetti che non farlo morire a causa di un morbo oscuro, confezionò una pozione che affidò direttamente alle mani dell'arcangelo Gabriele, affinché si precipitasse sulla terra per somministrarla all'illustre moribondo. La bevanda, scura come la Kaaba, la "sacra pietra nera" della Mecca, compì il miracolo: Maometto si riprese all'istante, sconfisse quaranta guerrieri e soddisfò altrettante donne. Non poteva che affondare nel mito l'origine di una bevanda che per tanti versi, o per meglio dire sapori, risulterà leggendaria: il CAFFE'. La novella identifica i tempi e i luoghi in cui storicamente il caffè fa la sua comparsa. Recenti scavi archeologici presso Dubai, negli Emirati Arabi, hanno portato alla luce chicchi di caffè provenienti senza dubbio da una piantagione yemenita e risalenti all'VIII secolo d.C. Intorno al IX secolo i pastori nomadi dell'altopiano di Kaffa in Etiopia conoscevano le proprietà di questa pianta e la sfruttavano per vari usi: mangiavano la dolce polpa dei suoi frutti maturi, come oggi si usa nell'Africa centrale, e ne distillavano un succo che, fermentato, produceva una bevanda alcolica; masticavano le foglie, di cui apprezzavano le capacità eccitanti, o erano soliti preparare con esse un decotto rossastro, il cui liquido veniva utilizzato come rimedio energetico e stimolante; consumato crudo, il seme di questa pianta veniva variamente schiacciato in poltiglia e macerato nell'acqua, o ancora salato e impastato con grassi per la confezione di pani. I contatti tra Etiopia e Yemen erano molto frequenti allora come oggi, e non è improbabile che un mercante di schiavi, durante le sue scorrerie, abbia raccolto i semi per portarli dalle sue parti. Una volta giunto in Arabia, l'arbusto conosce presto la via della commercializzazione e si diffonde a macchia d'olio, anzi di caffè. L'impiego maggiore è sotto forma di decotto, apprezzandone principalmente le proprietà stimolanti, come suggerisce l'etimologia stessa della parola. Il termine qahwa infatti, nella lingua araba, indica ciò che "rapisce e incita al volo", declinato in kahwè, "volontà", nella versione turca. Dunque una bevanda inebriante che innalza l'anima oltre a sostenere la mente dei monaci in preghiera. La connotazione mistica dell'infuso, oltre alla sua natura, contribuì a eludere la rigida proibizione coranica relativa agli alcolici, ed è significativo che il caffè inizio a circolare con la definizione di "VINO D'ARABIA". Le sue virtù non tardarono ad attrarre l'attenzione dei medici arabi e successivamente di quelli della Scuola di Salerno, che lo conobbero per l'attivo traffico della vicina Amalfi con l'Oriente e che lo consigliavano come rimedio per i calcoli renali, la gotta, il morbillo e la tosse. Del processo di tostatura del caffè non si sa quando questo abbia avuto inizio, ma si sa che era ormai radicato tra il XIII e il XIV secolo. E' lo stesso periodo in cui il porto yemenita di MOKA diviene famoso in tutto il mondo arabo come centro di stoccaggio e punto di imbarco, detenendo per moltissimi anni il monopolio per la vendita e la distribuzione della bevanda. La diffusione del caffè è straordinaria e inarrestabile dilagandosi sin dove esiste l'influenza isalmica: Balcani, Africa del nord, Spagna, nessuno sa resistere al vino d'Arabia e nel 1544 Bisanzio, divenuta Istanbul, vede la nascita delle prime botteghe del caffè, dando così alla vita un altro "aroma". (Tratto da 101 Storie sul Medioevo, G. Fava, Newton Compton Ed.) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

lunedì 2 settembre 2013

Silence please

Dedicata a tanti nostri concittadini

 

Il silenzio


Il silenzio è oro
ti porta pace.

Nel silenzio rifletti,
riposi, raccogli i pensieri.

Ascolta il silenzio,
ritrovi te stesso.

Lo senti, è quel dolce fruscio
che corre tra i vicoli ombrosi.

Il sussurrar del silenzio 
ti fa sentir la quiete.

La fresca rugiada del corpo
incontra il pensiero:
è il silenzio che abbraccia la vita
col suo respiro.

24 Maggio 2013    Roberto Lavuri

Aspettando il nuovo Vescovo / 6



Mons. Mariano Palermo VI vescovo di Piazza nel 1887
 
Il VI vescovo della Diocesi di Piazza Armerina fu mons. Mariano Palermo nato a Maletto (Ct) nel 1825 (1826 sul quadro nella foto). Fu consacrato Vescovo nel 1881 a Caltanissetta. Dopo aver passato sei anni nella sede vescovile dell'isola di Lipari fu trasferito in quella di Piazza nel marzo del 1887. Viene ricordato come vero e grande pastore di anime e grande benefattore dei poveri istituendo molte Opere di carità e Legati di maritaggio. Resse la nostra Diocesi per 15 anni, durante i quali riversò sul Seminario, sul Clero e sui Fedeli "un'onda purissima di carità". Dalla baronessa Carmela d'Aquino morta nel 1898, vedova dei fratelli Vespasiano e Antonino Trigona baroni di Gerace, il Vescovo ricevette in eredità l'edificio con l'entrata dalla via Garibaldi, divenuto in seguito la sede delle Suore Salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice. Inoltre, mons. Palermo ebbe come residenza vescovile estiva la tenuta di Torre di Renda. Alla sua morte nel 1903, si ebbe un brevissimo periodo di sede vacante col Vicario Capitolare mons. Pietro Crea. A mons. Palermo nella nostra Città è intitolata una strada che incrocia le vie Intorcetta e Chiarandà. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 1 settembre 2013

NOTTE FAVOLOSA !

Questa mattina non potevo non ringraziare chi ci ha obbligati a trascorrere una favolosa nottata. Mi riferisco all'intrattenimento musicale che ha deliziato tutti i piazzesi che abitano in un raggio di 400 metri dalla Villa Garibaldi e che per sfortuna loro avevano programmato di chiudere gli occhi per dormire. Infatti, la soave musica da discoteca, intervallata dalle grida forsennate del disk jockey, non ha permesso di riposare sino alle 4 del mattino, senza alcun riguardo ed educazione. Grazie all'amministrazione pubblica, grazie alle forze dell'ordine, grazie alle guardie municipali, grazie agli organizzatori, sempre attenti a queste sottigliezze, per averci fatto trascorrere un'indimenticabile nottata, a conclusione di una delle migliori estati armerine degli ultimi 50 anni ! Turisti di tutto il mondo venite a visitare Piazza anche per imparare il galateo dai piazzesi e buona fortuna ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina

Famiglia Rizzo

Partito: al capo d'argento al riccio (porcospino) al naturale; in punta d'argento a tre fasce di nero

La famiglia Riccio (alias Rizzo, Rizo, Rizio, Ritio, Ricio) originaria di Napoli, passa in Sicilia nel XIII secolo. Infatti, nel 1282 Giovanni Riccio è tra i 101 nobili o militi di Placia. Nel 1445 Tommaso e Giovanni de Ricio sono giurati; nel 1459 Giovanni rappresenta la Città al Parlamento di Palermo e nel 1491 fa costruire, a sue spese, una cappella accanto alla chiesa di S. Domenico (oggi Seminario Vescovile), dedicata a S. Anna. 1520 Filippo Riccio dona tutti i suoi beni alla chiesa di S. Domenico. 1637 Paolo Rizzo è frate Teatino. 1681 Girolama Rizzo-Ficarra, sposata Barrera, acquista il feudo di Montagna di Marzo. 1698 Girolamo Riccio è padre Gesuita docente nel Collegio di Platia e lo stesso incarico lo assume nel 1763 Simone Rizzo. 1844 Rizzo (o Rizza) è Padre Francescano Conventuale presso il convento di S. Francesco al Monte (poi Ospedale Chiello). 1861 Liborio Rizzo-Rinaldi è consigliere comunale. 1879/1882 l'avvocato Giovanni Rizzo fa parte della Giunta del sindaco Benedetto La Vaccara e nel 1890 e 1903 è consigliere comunale. 1882/1889 Antonino Rizzo è consigliere comunale. Gaetano Masuzzo/cronarmerina