Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

giovedì 19 aprile 2018

Chi era Maltisotto

Targa stradale nel quartiere Monte

Oggi vi spiego a chi si riferisce il cognome nel cartello di un cortile del quartiere Monte, proprio dietro la I Matrice della Città, San Martino di Tours. Proseguendo oltre, c'è la breve strada intitolata alla chiesa di Gesù e Maria, anticamente fuori la Porta di San Martino, nel dirupo verso gli orti. Nel 1866 i frati Fatebenefratelli, che sin dal 1690 avevavo gestito l'Ospedale intitolato al loro Santo fondatore, San Giovanni di Dio, vanno via e viene nominato rettore, sia del loro ospedale che di quello accanto, voluto nel 1771 da Michele Chiello, il notaio Remigio Roccella. Il chierico Michele Chiello aveva fondato un nuovo ospedale, limitrofo all'altro ma con una amministrazione distinta e separata, perché da quasi mezzo secolo l'antico e unico ospedale che c'era in città registrava una cattiva amministrazione. Il Roccella una volta rettore dei due ospedali, con l'aiuto dei beni della baronessa Carmela d’Acquino vedova di Vespasiano Trigona Calafato, delle donazioni del sacerdote Pasquale Maltisotto, della signora Adelaide La Vaccara e del sacerdote Vincenzo Starrabba (1730-1803) dei principi di Giardinelli e marchese di Rudinì, risana il bilancio amministrativo del primo e aquisisce, nel frattempo, l’attiguo convento di San Francesco facendolo diventare la nuova sede dei due Ospedali cittadini, il "San Giovanni di Dio" e il "Chiello", riuniti sotto l'unico nome di "Ospedale Michele Chiello". Pertanto, sia la chiesa che l’Ospedale "San Giovanni di Dio", limitrofi all'altro, rimangono abbandonati. Sessant'anni dopo, nel 1931, i resti della chiesa crollata nel 1876 verranno abbattuti definitivamente, per consentire la costruzione di un'altra ala dell'ospedale "Chiello". La nuova ala all'inizio verrà adibita a sede temporanea della Regia Scuola Industriale Arti e Mestieri, intitolata nel 1927 al Deputato al Parlamento Calogero Cascino (1864-1932). Dopo qualche mese la Regia Scuola si trasferirà definitivamente nella nuova sede inaugurata nel 1928, lungo il viale ancora senza nome che porta al nuovo quartiere "Cannizzaro". Ecco chi si nasconde dietro quel cognome un po' particolare che ai più non dice nulla, un sacerdote grande benefattore che aiutò il nostro nosocomio poco dopo l'Unità d'Italia.
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domenica 15 aprile 2018

Passione di decifrare

La targa STADALE ALTACURA all'altezza del numero civico 18
di via Mons. Sturzo/salita Alfonso Liurno
La targa SOTTO STRADALE ALTACURA/VIA MONSIGNOR STURZO,
al n. 38 di via Mons. Sturzo/via Napoli
C'è chi decifra un messaggio, un enigma, un verso, una formula, una stele, una grafia, un epigrafe, un paesaggio, un discorso politico, c'è chi invece decifra anche scritte stradali sovrapposte negli anni, decenni, secoli. Io sono uno di quest'ultimi. Nelle foto ci sono due targhe che indicano la stessa via ma in periodi diversi. Siamo sulla lunga strada che divide la zona "storica", dentro le mura di una volta, della nostra Città, da quella più "recente", considerata un borgo a se stante, sino all'Ottocento. È l'odierna via intitolata al VII Vescovo della nostra Diocesi, Mons. Mario Sturzo (1861-1941), vescovo dal 1903 sino alla sua morte avvenuta nel novembre del 1941. La via prima di essere intitolata al Vescovo, era indicata col nome con cui veniva chiamata tutta quella valle sottostante il Piano Patrisanto (poi dei Teatini) a ovest, e la chiesa/convento del Carmine a est, ovvero ALTACURA. Questa valle divideva la città vera e propria dal borgo feudale Casalotto che alla fine del Quattrocento passò ai Branciforti dai piazzesi Petrella¹, in quanto questi, assieme ai Damiata si erano ribellati agli Aragonesi. Il borgo rimase di proprietà dei Branciforti, sino a quando nel Seicento don Francesco Branciforti conte di Mazzarino rinunciò al Casalotto, in cambio di alcuni diritti sulle acque del fiume Gela per i propri mulini. La zona aveva assunto questa denominazione perché era percorso da un torrente (poi inteso anche Tacura, Taccura, Tachura) che raccoglieva le acque da sorgenti (intese come Gorgo Nero, Fonte di Vico, Pozzo Gelonico) che si trovavano sul piano del Patrisanto (oggi piazza Martiri d'Ungheria). Quest'acqua era prevalentemente solfurea e calda e, una volta arrivata a fondo valle, veniva usata per bagni termali (il Borgo Altacura è menzionato anche da' Bagni Vicini) semplici e rudimentali, e la cura delle malattie della pelle, pertanto era ALTAmenteCURAtiva². Il nome di STRADALE ALTACURA, nella foto in alto, indicava tutto il tratto che sia sino agli ultimi decenni dell'Ottocento era in fortissima pendenza perché assecondava l'originale conformazione del ripido pendio della valle, sia dopo, quando fu rialzato il piano stradale per agevolare i nuovi mezzi di locomozione. Per questo furono lasciate delle strette vie laterali che servivano le abitazioni originarie ormai rimaste sotto il livello stradale. Per indicare una di queste vie laterali, quella che scendendo a sx consente anche il passaggio di automezzi, si usò il termine nella foto in basso SOTTO STRADALE ALTACURA che, successivamente, fu coperto da quello più recente indicante tutto il tratto, VIA MONSIGNOR STURZO. Eccovi spiegato sia la presenza di tante passerelle, che consentono l'entrata nelle abitazioni a livello della strada rialzata, sia l'arcano delle scritte stradali nelle foto.
¹ Ancora oggi qualche anziano abitante del Casalotto chiama la ripida discesa che parte dalla chiesa di San Filippo a calàta î Pitrèddi (la discesa dei Petrella), perché in quel sito c'era l'abitazione dell'antica e nobile famiglia Petrella scesa in Sicilia assieme al Conte Ruggero.
² Io penso che la sede di questi bagni rudimentali doveva essere dove c'è l'odierno Hotel Villa Romana ex sede del Jolly Hotel, in quanto il torrente che proveniva dall'alto della collina poi si dirigeva verso il fondo valle dei Canali, senza andare al di là dell'odierno distributore di benzina, dove invece esisteva la fontana ottagonale con al centro la culòvria.

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