Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

lunedì 19 agosto 2013

Cavalieri di S. Lazzaro



I Cavalieri lebbrosi di San Lazzaro

Il primissimo sito dei Cavalieri di San Lazzaro era un antichissimo lebbrosaio fuori dalle mura settentrionali di Gerusalemme nei primi secoli dell'era cristiana, posto sotto protezione di San Lazzaro (mendicante lebbroso protagonista della Parabola di Gesù: Lazzaro e il ricco Epulone). Erede di quella tradizione, l'Ordine omonimo si costituì nel 1099, restando comunque legato alla cura della lebbra (malattia infettiva e cronica con lesioni cutanee considerata la malattia più antica del mondo); se Templari e Ospitalieri contraevano il morbo dovevano infatti lasciare i loro confratelli e unirsi ai lazzariti. La presenza di uomini d'arme che la lenta progressione della malattia rendeva ancora efficienti, stimolò una rapida militarizzazione dell'originaria struttura ospedaliera e la suddivisione in cavalieri e in frati serventi dedicati alla cura dei malati. Combatterono valorosamente e la loro attività umanitaria si guadagnava le donazioni di potenti benefattori, primo fra tutti il re di Gerusalemme Baldovino IV: per il giovane sovrano, salito al trono già malato di lebbra, i confratelli di San Lazzaro furono indispensabili. Dopo la caduta di Gerusalemme del 1187 Saladino, impressionato dalla loro opera, mise l'Ordine sotto la sua protezione. I cavalieri lebbrosi adottarono come simbolo una croce verde: colore tradizionale degli ospedali ma anche dell'islam, forse in omaggio a quel degno avversario. Posti sotto la Regola agostiniana, furono riconosciuti nel 1255 da papa Alessandro IV. Nel frattempo si erano spostati ad Acri, che nel 1291 contribuirono a difendere strenuamente finendo sterminati. I pochi lazzariti superstiti ripiegarono con altro ordini su Cipro e quindi in Europa, presso i priorati fondati in vari Paesi: quello francese di Boigny, vicino a Orléans, fu a lungo sede del Gran Maestro. Col tempo la generale e graduale scomparsa del morbo, anche per merito delle loro strutture, stemperò il doloroso legame personale tra la lebbra e i cavalieri, che si buttarono sulla guerra navale nel Mediterraneo contro i corsari. A partire dal XVI secolo diversi pontefici tentarono di fonderli con gli Ospitalieri, ma queste disposizioni rimasero lettera morta fino al 1572, quando papa Gregorio XIII decretò la soppressione dell'Ordine e la sua fusione con l'antico Ordine di San Maurizio e Lazzaro, affidato alla dinastia sabauda. Il ramo francese dei lazzariti, che si era opposto allo scioglimento, fu unito da re Enrico IV a un'altra compagine cavalleresca, diventando nel 1608 l'Ordine di San Lazzaro e di Nostra Signora del Monte Carmelo. Abolito nel 1790 con la Rivoluzione e ricostituito dalla Restaurazione, si estinse definitivamente nel 1830. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*Tratto da FocusStoria, luglio 2013.

domenica 18 agosto 2013

Un piazzese minatore


A proposito dei tanti Italiani, Siciliani e Piazzesi andati in Belgio a lavorare nelle miniere, Armando Caltagirone mi ha spedito questa foto di suo zio in primo piano all'uscita da una miniera negli anni '60. Come si vede, il morale, nonostante tutto, non era pessimo anche perché la vita che si era dovuta lasciare a oltre 2.200 Km più a Sud non era così migliore ! Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

Famiglia Nicastro

D'argento alla banda formata da fusi di nero
Della famiglia Nicastro o Neocastro sino al XVII secolo non abbiamo nomi di piazzesi. Infatti, nel 1282 Bartolomeo Nicastro è giudice a Messina con re Pietro d'Aragona. Nel 1584 Basilio Nicastro è vice portulano (sovrintendeva alla custodia del porto) di Messina. 1638 Giovanni Antonio Nicastro è barone di Moschitta (nel territorio di Caltagirone). 1650 Vito Nicastro è Regio Maestro credenziere dei tarì della secrezia di Siracusa. Il primo piazzese che ci risulta è Padre Giuseppe Nicastro che nel 1697 è docente nel Collegio dei Gesuiti di Platia e l'anno seguente ne è il rettore. 1711 Paolo Francesco Nicastro è barone di Moschitta e senatore, sindaco e patrizio a Caltagirone. 1904 Filippo Nicastro acquisisce il titolo di barone di Lago. A Piazza esiste soltanto uno stemma di questa famiglia e si trova sull'arco di un portone d'ingresso in via Santa Chiara 21. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

sabato 17 agosto 2013

A te, bella Città

 

A te Piazza Armerina


Camminando tra i vicoli stretti ho sentito
il profumo di fiori di erbette spontanee.
Son sceso pian piano alla piazza,
i miei passi rallento mi volto e ti osservo,
che dolce mio giubilo, il cuore mi infiammi d'amore.

Silenziosa e superba ti ergi maestosa nel cielo e lo sfiori,
e da quella tua mole si sente suonar le campane
festanti come il ritmo del tuo cuore Maria SS. delle Vittorie.

Che luoghi stupendi son questi
l'incanto mi parla.
Racconta la storia di questa città millenaria,
di chiese e di antichi palazzi,
barocchi, tardo medievali.

Dominii arabo normanni, stili catalani
e del nobile Conte Ruggero
che ti liberò dai Saraceni.

Sei un piccolo mondo
il mio paradiso Armerina,
tra le città più belle
al tuo nome la gente s'inchina.  

Roberto Lavuri

Fontana c/da Ronza / n. 8

 

Eccovi l'8^ fontana, è quella di contrada Ronza, a poche centinaia di metri dalla grande area verde attrezzata "Parco Ronza" a 8 Km. ca. dalla nostra Città.

venerdì 16 agosto 2013

Cavalieri del Santo Sepolcro

Stemma dei Cavalieri Custodi del Santo Sepolcro
Chiesa e Priorato di Sant'Andrea
Anche l'Ordine del Santo Sepolcro nacque con la prima crociata. Quando nel luglio del 1099 i cristiani conquistarono la Città Santa, la guida del nuovo dominio fu offerta a Goffredo di Buglione. Questi applicò la propria qualifica di advocatus (difensore) Sancti Sepulcri ai suoi cavalieri e fondò una milizia per sorvegliare la Chiesa del Santo Sepolcro, trovata dall'esercito cristiano in stato di abbandono. Come emblema i "guardiani" adottarono quello del pio Goffredo: una croce centrale con 4 croci più picocle tra i suoi bracci, a evocare le 5 piaghe di Gesù crocifisso. Nell'agosto dello stesso 1099 l'Ordine del Santo Sepolcro, che la tradizione voleva composto all'inizio di soli 50 uomini, partecipò alla vittoria di Ascalona sui musulmani fatimidi d'Egitto. Presto un capitolo di canonici dediti alla cura delle anime e a opere di pietà si affiancò ai veri e propri militi del Santo Sepolcro, sempre più numerosi. Nel 1113 arrivò l'imprimatur papale; la regola era quella agostiniana. In obbedienza al patriarca latino di Gerusalemme, i cavalieri alternavano gli originari compiti onorifici a un'assidua attività militare. Nel 1291 i paladini del Santo Sepolcro si dispersero nei loro priorati, sorti nel frattempo in Europa. Nel 1489 papa Innocenzo VIII dissolse l'Ordine in quello degli Ospitalieri; ma la decisione fu annullata dal successore Alessandro VI Borgia, il quale prescrisse anche che fosse il custode francescano di Terrasanta a creare nuovi cavalieri "sulla pietra del Sepolcro". Quest'Ordine fu ripristinato nel 1847 da Pio IX, che lo riformò e lo pose sotto la tutela diretta della Chiesa: un papa, Pio IX, ne divenne gran maestro. Nel 1949 Pio XII conferì ai Cavalieri del Santo Sepolcro la personalità giuridica di diritto canonico, con sede legale in Vaticano. Gli scopi dell'Ordine sono oggi sostenere materialmente la presenza cristiana in Terrasanta e alla sua guida c'è un cardinale nominato dal pontefice. Delle Crociate conserva il celebre motto latino medievale: Deus lo vult (Dio lo vuole).

* Di questo Ordine a Piazza esiste la chiesa di S. Andrea mentre del cenobio non vi è più traccia. Costruiti nel 1137 ca. nel 1261 papa Urbano IV dichiara che il Priorato è tenuto a dipendere esclusivamente e direttamente dal Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1495 papa Alessandro VI riconosce il priorato di S. Andrea come bene ecclesiastico di regio patronato, pertanto il priore sarà eletto dal Re godendo del privilegio di sedere al XXXV posto nel Parlamento di Palermo. Nel 1892 il cenobio, dove vivono 1 custode, 4 cappellani, 1 sagrestano e 1 inserviente, viene ceduto al Comune di P. Armerina per istituirvi un ospedale. Nel 1907 il sacerdote e storico Calogero Minacapelli è l'ultimo Gran Priore nominato dal Re d'Italia perché, nel 1930, il sacerdote aidonese Giuseppe Velardita, è nominato dal vescovo. Gaetano Masuzzo/cronarmerina.blogspot.it

*Le notizie della prima parte sono tratte da FocusStoria, luglio 2013.     

Alta tecnologia

 

  Mi ricorda qualche modello FIAT !