Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

domenica 26 aprile 2015

Salvatore Principato l'antifascista piazzese 2

Il maestro antifascista Salvatore Principato (1892-1944)
"Socrate" (alias Salvatore Principato) risultava attivo soprattutto per quel che riguardava la gestione della stampa clandestina e del progetto, con Alfredo Bonazzi, di un "giornaletto" antifascista e, nell'aprile del 1931, fu tra gli artefici della fuga del socialista Giuseppe Favarelli in Svizzera. Arrestato il 19 marzo 1933, Principato fu deferito al Tribunale Speciale nell'ambito di un'operazione di polizia molto vasta che coinvolse i componenti milanesi e genovesi del movimento "Giustizia e Libertà". Dopo oltre tre mesi di carcere fu rilasciato ma da allora divenne un sorvegliato speciale dell'O.V.R.A. (la polizia politica segreta dell'Italia fascista). Fu reintegrato nell'insegnamento alla "Leonardo da Vinci" ma gli venne impedito di insegnare nelle scuole serali perché non iscritto al Partito Nazionale Fascista. Nell'ottobre del 1942 fu, con l'amico Roberto Veratti, tra i fondatori del Movimento di Unità Proletaria (M.U.P.) costituito durante una riunione clandestina in casa di Ivan Matteo Lombardo e negli anni della guerra divenne uno dei punti di riferimento del Partito Socialista di Unità Proletaria (P.S.I.U.P.). Fece parte della XXXIII Brigata Matteotti (le brigate erano formazioni partigiane legate al PSIUP), del secondo e terzo Comitato Antifascista di Porta Venezia e del Comitato di Liberazione Nazionale della Scuola. A Milano, in via Cusani 10, con lo schermo di una piccola officina meccanica, la ditta "Fabbrica Insegne Arredi Mobili Metallo Affini", mascherava e gestiva lo smistamento di stampa socialista e antifascista. Qui, forse tradito dalla delazione di un giovane operaio, venne arrestato dalla "SS" tedesche l'8 luglio 1944. Imprigionato nel carcere di Monza, fu torturato dalla polizia nazifascista, che gli ruppe anche il braccio sinistro. Ai primi di agosto fu trasferito nel carcere milanese di "San Vittore", 6° raggio, cam. 8, dove fu rinchiuso con Eraldo Soncini e Renzo Del Riccio, fucilati con lui in Piazzale Loreto il 10 agosto. Salvatore era il più anziano dei Quindici Martiri che oggi riposano tutti al Cimitero Maggiore (quartiere Garegnano ex frazione del Comune di Musocco). La moglie Marcella e la figlia Concettina (Titti) continuarono la lotta partigiana sino alla Liberazione. (continua)

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

sabato 25 aprile 2015

Salvatore Principato l'antifascista piazzese 1


Il maestro Salvatore Principato con la moglie Marcella Chiorri, 1936
Oggi 25 aprile 2015 è la Festa Nazionale della Liberazione e, nel LXX anniversario della liberazione di Milano, mi sembra opportuno ricordare il nostro concittadino Salvatore Principato, maestro elementare, socialista e figura di primissimo piano dell'antifascismo milanese durante la dittatura, ucciso a Milano in Piazzale Loreto il 10 agosto 1944.

Salvatore Principato nacque a Piazza Armerina il 29 aprile 1892 e fu il IV di 5 figli di Concetto, calzolaio, e della II moglie Concetta Rausa, sposata nel 1883. Sempre a Piazza, Salvatore frequentò le scuole fino al conseguimento del diploma magistrale e sul finire del 1911 fu coinvolto, ma aasolto, in un processo per aver animato una protesta popolare contro il monopolio di una locale impresa di tarsporti, terminata con l'incendio di alcune carrozze. Due anni dopo lasciò la Sicilia per Milano sia per insegnare, sia perché spinto dal desiderio di incontrare i massimi rappresentanti del movimento ispirato da Filippo Turati e da Anna Kuliscioff. Incominciò a insegnare a Vimercate (30 Km. ca. a Nord-Est da Milano) al privato collegio "Tommaseo", poi alle scuole comunali, ma fu presto chiamato alle armi. Combattè come soldato semplice e poi caporale sul Carso. Nel maggio del 1917, durante la battaglia del monte Vodice, una delle ultime e risolutive offensive sull'Isonzo, l'aver catturato, salvandoli, una quindicina di prigionieri, gli valse la medaglia d'argento al valor militare, ma anche la gratitudine dei soldati austriaci, uno dei quali gli donò la baionetta e un orologio da tasca che Salvatore portò con sé per tutta la vita. Rientrato alla vita civile insegnò senza soluzione di continuità alla scuola di via Comasina, alla "Giulio Romano", alla "Tito Speri" e infine alla "Leonardo da Vinci". Nel 1923 si sposò con Marcella Chiorri, dalla quale ebbe una figlia nel 1924, chiamandola Concettina, come i nonni paterni. Attivo nel movimento "Giustizia e Libertà" con lo pseudonimo "Socrate", l'ispettore generale di Pubblica Sicurezza Francesco Nudi lo indicò tra i principali referendi milanesi del movimento e della concetrazione antifascista di Parigi. (continua)

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

mercoledì 22 aprile 2015

Calzolai antichi e moderni di Piazza

Il calzolaio Cateno Di Salvo nel suo laboratorio di via Monte
Il 18 maggio 2013 nel post "Sodalizio dei Calzolai" vi avevo raccontato come questa associazione di mutuo soccorso fosse da considerare tra i più antichi della Città, dovendo tornare indietro al 1253 quando fu fondato dai Padri Domenicani subito dopo il loro arrivo. Il Sodalizio, che comprendeva anche i Conciatori di pelli e i Calzettieri o Calzettai, era stato dedicato ai Santi Cipriano e Mercurio con la loro sede presso la chiesa di San Domenico e Madonna del Rosario oggi Seminario Vescovile. Vi avevo parlato anche della zona con più alto numero d' scarpèri ovvero a cas'varìa, spiegandovi da dove provenisse questo nome. 
Oggi vi elenco tutti i nomi in ordine alfabetico dei Calzolai antichi e moderni di Piazza, che sono stato in grado di recuperare grazie all'eccezionale memoria di mio padre Gino e alla disponibilità di uno degli ultimi calzolai di Piazza che vedete nella foto, il signor Cateno Di Salvo. Di alcuni di questi artigiani è riportato solo il cognome, ad altri è stata aggiunta la via o il quartiere dove avevano la loro bottega artigiana:
Barresi Alfredo piano Arcurio; Catalano Totò via Roma; Chitarra Salvatore al Monte; Commendatore Francesco; Crea Mimmo via Garibaldi; Di Dio Datola via Marconi; D'Alù via Garibaldi; Di Bartolo via Garibaldi; Di Salvo via Monte; Failla Alfredo via Garibaldi, Failla Calisto; Failla Francesco cugino di Calisto; Failla Giovanni fratello di Francesco; Fascinella via F. Guccio; Ferrigno Luigi via Sette Cantoni; Indiogia Salvatore, Gancitano Totò via Santa Veneranda; Giuffrè al Casalotto, Grillo Tanino; Lavore Salvatore via Umberto; Lo Presti via Mazzini; Marino via Mazzini; Masino al Casalotto; Masuzzo Carlo via Mazzini; Mellia Nunzio al Monte; Oste Giuseppe al Casalotto; Pellizzeri via Garibaldi; Pisano via Roma; Pisano Francesco via Machiavelli; Rosagrata Enzo via Sette Cantoni; Ruggeri (padre) via Mazzini; Ruggeri (figlio) via Umberto; Restivo via Garibaldi; Sammarco Salvatore; Sauli via Garibaldi; Sauli (fratello del primo); Scalzo Salvatore via Sette Cantoni; Scibona Concetto; Scibona Giuseppe; Scroppo Aldo al Monte; Scucchia via Mazzini, Seminato Rosario, Venezia Alessandro.

N.B.: Sono stati sottolineati i nominativi aggiunti o corretti dopo le segnalazioni dei lettori.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

martedì 21 aprile 2015

21 aprile 753 a.C.

Oggi Roma compie 2768 anni, pertanto è il Natale di Roma anticamente detto Dies Romana o Romaia. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita con la locuzione latina Ab Urbe condita (dalla fondazione della città) che contava gli anni a partire da tale presunta fondazione. Nel 1921 Mussolini proclamò l'anniversario della fondazione di Roma quale festa ufficiale del Fascismo e dal 21 aprile 1924 divenne festività nazionale denominata Natale di Roma - Festa del Lavoro. Nel 1945 la Festa dei Lavoratori fu ripristinata al 1° maggio e la festa del Natale di Roma fu limitata al solo ambito cittadino della Capitale. Altre date importanti per l'Umanità legate a questo giorno e ricordate in tutte le enciclopedie mondiali, sono il matrimonio dei miei suoceri Biagio Platania e Rosaria Di Stefano nel 1934 e la nascita del sottoscritto nel 1953. 

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 19 aprile 2015

1913 Pàngh amàr


Anche se alcuni fanno finta di non ricordare, tanti nostri parenti, più o meno stretti (in questo caso mio nonno materno), hanno provato sulla loro pelle cosa significa emigrare per un pezzo di pane. Meditiamo gente, meditiamo, sia quando accogliamo le persone bisognose anche di diverso colore, sia quando gettiamo nell'immondizia il pane del giorno prima.

A PARTENZA P' L'AMÈR'CA

S và all'Amèr'ca
Com s'annàss Aidöngh
A catè càlia e garìgghi
Currè'n p'u stratöngh.

A dunt'anànza è brutta
Ma i grài ma fa scurdè,
Siddu Dèu m' iuta 
Ddà m' pòz r'p'zè.

Gaetano Marino Albanese, 1913
(alias Ciucciuledda)

(Si va in America /Come si andasse ad Aidone /A comprare ceci (abbrustoliti) e mandorle /Correndo per lo stradale. /La lontananza è brutta /Ma i soldi me la fanno dimenticare, /Se Dio mi aiuta /Là mi posso rattoppare - riprendere - finanziariamente).

(tratto da Liborio Marino, Ricordando mio Padre, Sicilgrafica, Caltagirone, 1982)

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

 

sabato 18 aprile 2015

Il Campanile del Carmine


Il campanile della chiesa del Carmine (foto in alto) della nostra Città ha molte cose in comune con quello della Cattedrale (in basso). Quello del Carmine, almeno i primi tre piani*, fu costruito nella I metà del Duecento dai Cavalieri Crociati Teutonici come torre di avvistamento sulla valle della Taccura, strategicamente vitale per il controllo della versante a Est della città demaniale di Placea. Stesso periodo vale per quella che si ritiene sia nata come torre di avvistamento sul monte Mira, poi campanile della Chiesa Madre trecentesca, quindi Duomo seicentesco e Cattedrale ottocentesca. La pietra calcarea bianca delle due torri è la stessa e, se si guardano bene, anche I due campanili sono due splendidi esempi di architettura gotico-catalana per la caratteristica presenza dell'arco inflesso con o senza inflorescenza... Le otto finestre della torre (n.d.r. del Carmine) sono tutte ad arco a pieno centro incorniciato da arco inflesso con semplice inflorescenza, ma mentre quelle dell'ultimo piano appaiono prive di unità stilistica e quindi di fattura più sciatta e più tarda, quelle del primo... sono finestre ingentilite dallo slancio del falso arco acuto fiorito che le sovrasta, ma, contenute e sobrie... Il campanile del Duomo oggi ci appare diviso in quattro piani, i cui primi due, in pietra bianca, presentano una duplice fila di finestre cieche disegnate da fasci di colonnine con capitelli a fogliame, che lanciano verso l'alto archi acuti culminanti in fioroni ed una duplice terna di esili colonnine, il tutto chiuso in riquadri limitati agli angoli da colonne più grosse, mentre gli altri due piani**, che alternano il calcarico bianco col tufo rosato del resto della chiesa, spengono lo slancio dell'architettura sottostante, imprigionando lo spazio tra file sovrapposte di lesene e pesanti cornicioni. (I. Nigrelli, Piazza Armerina medievale, 1983)    
*Il chiostro, la chiesa e l'ultimo piano della torre-campanile sono da assegnare ad epoca successiva al XIII secolo, risultano edificati dai Carmelitani ed al riguardo abbiamo testimonianze assai precise. (L. Villari, Storia Ecclesiastica..., 1988)
**Il 1517 è l'anno della posa della prima pietra dei piani successivi probabilmente da maestri di origine iberica, forse un certo "joanni castiglianu" attivo nella vicina Castrogiovanni nei primi anni del 1500. (D. Sutera, La chiesa madre di Piazza Armerina, 2010)

Gaetano Masuzzo/cronarmerina