Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

lunedì 8 dicembre 2014

Legati di Maritaggio-Benefattore Polizzi

Lo stemma fam. Polizzi sull'arco della II cappella chiesa S. Pietro
Lo stemma fam. Polizzi-Trigona sul sarcofago di dx della cappella
8 - Gilberto Polizzi, l'ultimo nominativo nell'elenco dei benefattori sul frontespizio del II Libro Maestro del Monte di Pietà, apparteneva a una illustre famiglia piazzese proveniente nel Cinquecento da Castrogiovanni e in quest'ultima, prima ancora, da Agrigento. Proprietario nel 1579 di parte delle rendite del Marchesato di Geraci (PA), lo troviamo nel 1581 sposato con Silvia Trigona. Ciò lo veniamo a sapere dalla scritta su un sarcofago esistente nella II cappella a dx (quella dell'Annunciazione) nella chiesa di S. Pietro. L'epigrafe ci ricorda che in quel monumento i due genitori avevano seppellito in lacrime il loro figlio Giovanni Tommaso morto all'età di 16 anni. Inoltre, nel sarcofago di dx un'altra componente della famiglia Polizzi, Apollonia morta nel 1615, risulta essere stata moglie di Don Alberigo Trigona. Sia la parentela con una tra le più influenti e nobili famiglie della Città, sia la costruzione e l'uso esclusivo di una cappella in questa importante chiesa, ci dimostrano il peso rilevante che aveva la famiglia Polizzi e il nostro benefattore in particolare, nella nostra comunità. Senza contare della familiarità con il padre gesuita Giuseppe Polizzi (1603-1691), per diversi anni professore di filosofia nel collegio dei Gesuiti di Piazza e poi in quello di Palermo, autore di voluminose opere anche di teologia. Purtroppo non conosciamo l'anno del testamento e la quantità di Onze messe a disposizione per i Legati di maritaggio amministrati nei secoli dal Monte di Pietà di Santo Spirito. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

domenica 7 dicembre 2014

Edicola n. 5


Edicola Votiva Piazzetta Fundrò

Ve l'avevo detto che non tutte le edicole di questo, diciamo, censimento sarebbero state in ottimo stato, e questa ne è un esempio. Pur essendo in una zona centralissima, si può dire nel cuore della città, quello di Santa Rosalia che veramente "pulsava" sino a qualche decennio fa, è ridotta così male che non la volevo neanche fotografare. Invece, mi è sembrato onesto proporvela come esempio di scelleratezza e superficialità come tanti nella nostra comunità. Ne cito qualcuno tanto per "assaggiare": l'ex Istituto Magistrale nonché ex Convento di S. Chiara, il complesso dei Teatini con chiesa e Casa, la chiesa di Sant'Anna, quella di S. Vincenzo, il Cinema Ariston e, per finire in bellezza, il complesso di S. Maria di Gesù, visto che al Chiostro di S. Pietro proprio in questi giorni ci si sta mettendo mano (speriamo bene!). Ritornando alla nostra edicola, si trova dietro la chiesa di S. Rocco dal 1622 chiamata anche di Fundrò*. Situata nella parte alta di una sorta di semi-cilindro col tetto in ciaramìtte (tegole in terracotta) nella Piazzetta Fundrò, doveva essere dedicata alla Madonna, ma non è sicuro se non si trova qualche foto precedente. Prima di diventare ricettacolo per cassonetti dell'immondizia, sino agli anni 40/50 sulla dx esiteva un vespasiano, a Piazza meglio conosciuto come p'sciarö (orinatoio). Infatti, non era raro sentir dire: "s' t' scànti t' n' poi anné darrèra Fun'rò!". Un'idea: tra le tante novene che verranno installate per Natale prossimo di qua e di là, se ne potrebbe fare una piccola, basta il pensiero, anche qui, per ridarle una sembianza di "Edicola Votiva" per rispetto e in ricordo degli abitanti che transitavano e abitavano lì vicino, che vi assicuro erano migliaia. Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Per leggere altre notizie su Fundrò cliccare sulla foto delle "Ricerche Storiche" e cercare gli 8 post dal 9 ottobre al 26 ottobre 2013. 

sabato 6 dicembre 2014

Legati di Maritaggio-Benefattore Trigona

Lo stemma dell'Ordine a cui apparteneva Don Andrea Trigona
7 - D. Andrea Trigona nacque nel 1584 dal matrimonio tra Giovanni Paolo Trigona I barone di S. Cono Superiore e Miccichè Melchiorra. Educato dai Gesuiti, già a Plaza dal 1540, decise di trascorrere la sua vita nell'eremo in contrada Palermi (ex c/da Rambaldo) coi frati Cappuccini. Quando questi si trasferirono al piano Sant'Ippolito, nel 1606, fattosi sacerdote optò per l'appartenenza all'Ordine Ospedaliero di Santo Spirito nel quale, oltre a seguire la regola di Sant'Agostino, si impegnava a servire i poveri e gli infermi dell'Ospedale di Platea, in quel periodo spostatosi al Monte. Sollecitato dai Padri Gesuiti, nel 1605 sovvenzionò l'ampliamento della casa del nobile Pietro Calascibetta unendolo, altresì, all'Oratorio di Sant'Anna per farne un Ritiro (poi Monastero) per fanciulle della Congregazione di S. Brigida. Nello stesso anno dispose i lasciti testamentari di 6 Onze annue per 4 orfane come Legati di Maritaggio. Nel complesso edilizio al Monte fu priore-amministratore delle Opere Pie (Monte di Pietà e Opera dei Trovatelli) e dell'Ospedale allora chiamato Ospedale di Santo Spirito, facendone un ospedale modello conosciuto, oltre che in tutta la Diocesi (allora di Catania), anche in tutta l'Isola. Nel 1610 ricevette in dono una reliquia, consistente in un ciuffo di barba, del Beato Teatino Padre Andrea Avellino, poi nel 1626 proclamato II Compatrono della Città di Piazza, che divenne mezzo di guarigioni prodigiose. Morì in fama di santità nel 1629 e venne seppellito nella chiesa francescana di S. Maria di Gesù. (continua) Gaetano Masuzzo/cronarmerina

giovedì 4 dicembre 2014

La famosa frase all'ingresso dell'ex ITIS

 
Tutti ormai conosciamo, più di tutti gli studenti poi diventati periti, l'iscrizione scolpita sul marmo nell'ingresso di quello che fu l'Istituto Tecnico Industriale di Piazza Armerina, oggi Uffici Comunali. Solo che c'è un errore nella firma che sta alla base sulla destra. Se guardate attentamente c'è scritto "GIORDANO" mentre deve essere "GIORDANI". Capisco che potrebbe sembrare una quisquiglia, ma a 150 anni dalla fondazione dell'Istituto (proprio in questi giorni ci sarà la celebrazione) bisogna dare a GIORDANI quel che è di GIORDANI. Infatti, dopo una ricerca ho constatato, dopo oltre settant'anni dall'apposizione, che l'autore è lo scrittore piacentino Pietro GIORDANI (Piacenza 1774-Parma 1848)*. Famoso per le sue innumerevoli iscrizioni pubbliche, private, monumentali e sepolcrali, oltreché per le orazioni, elogi, prefazioni, lettere. Questa iscrizione è la copia di quella posta per la prima volta nel 1829, su una porta d'una scuola chiamata di mutuo insegnamento nella villa Puccini a ca. 2 Km. a Nord dal centro di Pistoia.
Colgo l'occasione per fare le mie congratulazioni a tutti i Presidi, Insegnanti**, Assistenti tecnici, Segretari, Applicati di segreteria, Collaboratori scolastici e Studenti che hanno frequentato, frequentano e frequenteranno questo prestigioso Istituto che è sempre stato un fiore all'occhiello della scuola di Piazza.

*Giacomo Leopardi, che tenne col Giordani rapporti epistolari prima, numerose frequentazioni poi,  lo definì cara e buona immagine paterna. Luciano Scarabelli (1806-1878), scrittore, storico, politico, nonché prefetto di Caltanissetta nel 1862, seguendo gli insegnamenti del suo maestro Pietro Giordani, che lo salvò dall'ignoranza e lo plasmò come studioso grazie al dono che questi gli fece dei propri libri, a patto che egli una volta letti e studiati li avesse a sua volta donati, mantenne la parola donando, tra il 1862 e il 1875, oltre 2500 volumi alla costruenda Biblioteca Comunale di Caltanissetta che prese il suo nome.
**Anch'io ci ho insegnato Ed. Fisica nel mio primo anno scolastico, il lontano 1974-75.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina    

martedì 2 dicembre 2014

Legati di Maritaggio-Altri 3 Benefattori


Lo stemma della famiglia Boccadifuoco nel chiostro del Carmine
Altri 3 benefattori

4 - Biaggio Sufanti (Biagio Suffanti) di cui non abbiamo informazioni e non risulta iscritto alla Mastra Nobile della Città. Esiste una cortile con questo nome nel quartiere Casalotto a poche decine di metri dalla via Carmine, probabilmente in suo ricordo.
5 - D. Pietro Gaffore faceva parte di una antica e importante famiglia di origini lombarde (Gafforo, Gaffori, Gaffuri, Gaffurri). Tra il Cinquecento e il Seicento alcuni componenti erano possessori dei feudi del Toscano, Imbaccari Inferiore, Fargiuni, Gatta e Ganigazzeni. Nel 1580 un suo parente, il barone Francesco Gaffori, mise a disposizione parte dei suoi beni per l'erezione di un Collegio dei Gesuiti a Platia. Poi, come si sa, fu eretta, nel 1605, una "Casa Professa" che divenne "Collegio di Studi" dieci anni dopo.
6 - D. Ercolo Boccadifuoco (Ercole) faceva parte di una nobile famiglia proveniente in Sicilia da Piacenza a metà del Trecento. Nel Cinquecento la famiglia era iscritta alla Mastra Nobile. In seguito si registrano padri Gesuiti e Teatini di cui uno Vescovo di Mazara. La famiglia Boccadifuoco era una delle pochissime famiglie ad avere una cappella nel Pantheon della Città, la chiesa di S. Pietro. Infatti, la I cappella entrando sulla dx fu costruita dalla famiglia Boccadifuoco nella II metà del Cinquecento, come si può vedere dallo stemma in alto sull'arcata: il serpente alato (o drago) che butta fuoco dalla bocca, oppure quello che si trova su una colonna del chiostro del Carmine (nella foto). (continua)

Gaetano Masuzzo/cronarmerina

lunedì 1 dicembre 2014

Legati di Maritaggio-I primi tre benefattori

Platia nel 1600, particolare del dipinto di S. Andrea Avellino, Pinacoteca Comunale
Per quanto riguarda gli 8 benefattori, che donarono parte dei loro beni trasformati in Legati di Maritaggio amministrati dal Monte di Pietà, dei primi 3 in elenco nel Libro Maestro sappiamo che:

1 - Don Mariano Restagno fu il primo a fare testamento pro-legati nel 1571 lasciando 10 Onze* all'anno.  Un membro della sua famiglia, di origini lombarde venute in Sicilia nel XIII secolo, Giacomo de Ristagno, era iscritto alla Mastra Nobile della nostra Città a metà Cinquecento. Il titolo di "don" ci fa supporre che sia stato o un nobile o un religioso, comunque una persona facoltosa degna di rispetto.
2 - Beatrice Cremona lasciò 11 Onze all'anno e apparteneva a una famiglia nobile originaria di Messina. Gli appartenenti a questa famiglia nella nostra Città sono ricordati per le volontà testamentarie che arricchirono il patrimonio della Chiesa Madre nel 1600 (migliaia di Onze da Vincenzo Cremona** seconda metà del secolo) e per le badesse nell'ambito delle Benedettine nei monasteri piazzesi di Sant'Agata e di S. Giovanni Evangelista, pertanto è plausibile che Beatrice provenisse da quest'ambiente.
3 - Cl. Don Marcello di Modica lasciò nel 1580 10 Onze all'anno come Legati di Maritaggio per le fanciulle orfane. Anche lui apparteneva a una nobile famiglia, venuta in Sicilia col Conte Ruggero il Normanno dalla Francia settentrionale, che ottenne l'investitura della contea di Modica dalla quale trassero il nome (anche Moac dall'arabo Mohàc). Nella trattazione delle famiglie nobili di Piazza troviamo diversi nomi di questa famiglia nel Cinquecento, per esempio nel 1520 Giovanni Antonio de Modica-Villardita barone di Bessima e il fratello Pietro barone dei Salti dei Mulini. Il titolo di don viene preceduto dall'altro di clarissimo probabilmente perché si trattava o di un professore universitario o semplicemente di una persona molto illustre. (continua)

*Un'Onza al cambio odierno varrebbe intorno alle 150 €.
**Forse è lo stesso Dott. Cremona riportato dal Villari nel suo volume Storia della Città..., 1981, a p. 367, quando parla di un fatto accaduto nel 1638.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina