Sepolcro barone Marco Trigona, XVII sec., Cattedrale, Piazza Armerina
Sepulcher baron Marco Trigona, 17th century, Cathedral, Piazza Armerina

martedì 11 novembre 2014

L'accesso al credito a Piazza-4

Monastero di S. Giovanni Evangelista, 1361

 La Cassa delle Benedettine

La terza possibilità per ottenere un prestito a Piazza, fu quella offerta dalla Cassa delle monache Benedettine del Monastero di S. Giovanni Evangelista. Il motivo principale della sua fondazione nel 1709, fu la possibilità di amministrare gli ingenti capitali provenienti dalle doti (almeno 200 onze a novizia) e dalle eredità delle numerose fanciulle che riuscivano ad entrare per condurre la vita claustrale, esclusivamente di nobile discendenza. Già nel 1450 si contavano 100 professe, oltre alle educande e alle converse. Inoltre, c'erano i proventi derivanti dai feudi di proprietà e dai lavori femminili svolti dalle monache (sartoria, ricamo, dolciumi) oltre alla loro attività scolastica a indirizzo magistrale, professionale e musicale, frequentata unicamente da figlie di famiglie nobili e benestanti. L'interdetto del 1713, che obbligò tutte le monache di Piazza ad abbandonare i loro conventi, rallentò temporaneamente l'attività della Cassa. Poi, nel 1866, le leggi eversive dei Savoia, interruppero le attività redditizie del Monastero con la confisca di tutti i beni, tanto da costringere le suore a vivere di solo elemosine e coi proventi delle loro attività che si sono protratte sino al 2003, quando le poche suore Salesiane si sono trasferite in altri monasteri della Sicilia. Gaetano Masuzzo/cronarmerina    

domenica 9 novembre 2014

L'accesso al credito a Piazza-3

Chiesa di Maria SS. della Catena (1660) già S. Nicola (XIII sec.)
Il Sodalizio degli Artigiani

La seconda possibilità di accedere a un credito a Piazza era rivolgersi al Sodalizio degli Artigiani, già presente nel 1655 sotto il titolo di S. Nicola. Era stato fondato nel 1539 come Compagnia delli maestri della Venerabile Cappella di Maria SS. della Catena. Ebbe una vera e propria attività di istituto di credito, nel senso che aiutò sempre i confrati artigiani e agricoltori, nonché persone di provata onestà, con prestiti in denaro a basso tasso d'interesse presso, appunto, la chiesa sacramentale di S. Nicola, dal 1651* chiamata Chiesa di Maria SS. della Catena, una delle primissime chiese fondate nell'originario borgo del Monte. Da considerare pure che, al rilievo su cui insiste l'antico quartiere è stato dato il nome di Mira molto probabilmente in ricordo e in riguardo della provenienza del Santo a cui è stata dedicata la chiesa del XIII secolo, S. Nicola di Mira.

*Sull'arco del portone d'ingresso principale (nella foto) c'è scolpito l'anno 1660, forse l'anno di conclusione dei lavori di restauro dell'antica chiesa con la nuova intitolazione, che ormai rappresentava un importante punto di aggregazione e riferimento anche creditizio per i Muntèri di allora.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

venerdì 7 novembre 2014

L'accesso al credito a Piazza-2

Convento (1400) e chiesa di S. Francesco (1603), antica sede del Monte di Pietà
 Il Monte di Pietà
La situazione politica ed economica disastrosa del XV secolo in Sicilia aveva portato i frati francescani oltre che a predicare, a escogitare nuove forme di solidarietà verso il popolo bisognoso come i Monti frumentari* e i Monti di pietà. Nella nostra Città il Monte di Pietà, vide la nascita su proposta del Beato francescano Andrea Ronchi da Faenza nel 1486, perciò è da ritenersi tra i primissimi in Sicilia** insieme ai tanti altri sempre istituiti dal Beato francescano morto a Cammarata (AG) nel 1495. La sede del primo istituto per l'accesso al credito a Piazza era quella della Confraternita di S. Maria degli Angeli al Monte, presso quello che era stato il Vecchio Castello, dove l'antica chiesetta di S. Lucia prima e di S. Calogero poi, dal 1392 era stata intitolata dai Francescani a S. Maria degli Angeli. Nei primi anni del Seicento l'amministrazione passò all'Arciconfraternita del SS. Sacramento che, provenendo dalla chiesa del SS. Crocifisso, ereditò quella di S. Maria degli Angeli. Nel 1627 col trasferimento presso il monastero dei Benedettini accanto alla chiesa di S. Rocco, l'Arciconfraternita, composta da nobili, veniva sciolta e sostituita dal Sodalizio della Compagnia dei Nobili detta dei Bianchi dedita all'asistenza ai condannati a morte e alla cura di altre Opere Pie, tra le quali l'Opera degli Esposti o Trovatelli, che avevano sede nei pressi dell'ospedale dal 1603 chiamato Ospedale di Santo Spirito, in  onore dell'Ordine Ospedaliero di S. Spirito di Roma che era subentrato nella gestione. Tra le Opere Pie c'era il Monte di Pietà amministrato dalla suddetta Compagnia Sotto Titolo Dello Spirito Santo, che confluirà dopo quasi due secoli, nel nuovo Monte di Prestami, com'era nelle volontà del fondatore Michele Chiello. Il vecchio Monte di Pietà portò al nuovo Monte di Prestami anche gli introiti e le rendite derivanti da 8 sostanziose EREDITA' dalle quali scaturivano i Legati di Maritaggio***, ovvero i beni che servivano per la dote senza la quale per una fanciulla dell'epoca sarebbe stato impossibile contrarre matrimonio. 
*I Monti frumentari o granatici o di soccorso davano in prestito del grano soprattutto per le nuove semine, poi il contadino lo restituiva aumentato di un tanto per l'interesse, al momento del raccolto.
**Per alcuni il primissimo in Sicilia non fu quello di Castronovo di Sicilia (1481), bensì quello di Messina nel 1493.
***Questa branca dell'Opera Pia era intesa anche come Monte dei Maritaggi.
Gaetano Masuzzo/cronarmerina

giovedì 6 novembre 2014

L'accesso al credito a Piazza-1




Le Bollette del post di giorno 25 ottobre, mi hanno dato lo spunto per parlare dell'accesso al credito nei secoli passati dei Piazzesi indigenti. Questi avevano poche possibilità per sperare in qualche anticipo conveniente per risolvere qualche loro problema contingente. Oltre alle vie normali dei prestiti familiari, degli amici e, purtroppo, degli immancabili usurai, i cittadini avevano altre opportunità potendo contare, nell'arco di 5 secoli, su 4 istituzioni: il Monte di Pietà, il Sodalizio degli Artigiani, la Cassa delle Benedettine e il Monte di Prestami di cui vi parlerò nei prossimi post, mentre oggi parleremo dell'usura, pratica severamente vietata dalla Chiesa e, quindi, svolta dagli ebrei che prestavano denaro un po' a tutti: ai governi per i loro eserciti e le loro funzioni, ai nobili per i loro lussi e alle classi più modeste, artigiani, contadini e perfino alle abbazie e ai conventi.
Era considerata usura ciò che il prestatore riceveva in più dal debitore rispetto al capitale dato. I banchi di prestito dove ci si poteva rivolgere erano gestiti quasi esclusivamente da ebrei a tassi che potevano raggiungere il 20-30%, mentre quelli dei Monti di Pietà raggiungevano al massimo il 5-6%. Il perché questi banchi di prestito erano gestiti esclusivamente da ebrei è riportato qui di seguito, tratto da una tesi di laurea discussa all'Univesità di Napoli: "Per legge, gli ebrei potevano soltanto esercitare taluni mestieri manuali, quali quelli dell'artigiano, alcune occupazioni del settore terziario, ma non potevano svolgere alcuna libera professione, salvo quelle di medico, prestatore di denaro, coniatore di monete e importatore di spezie... Anche se il mestiere di usuraio non era scevro da gravi pericoli, sia per l'incerto status sociale dei giudei, sia perché i debitori spesso tendevano a sottrarsi ai loro impegni contrattuali fomentando l'antisemitismo e le persecuzioni razziali, gli ebrei avevano buoni motivi per farsi usurai. Anzitutto, non essendo cristiani e non potendo sperare nella salvazione, non erano toccati dal divieto della Chiesa e non avevano nulla da perdere; in secondo luogo, soggetti com'erano a persecuzioni, sopraffazione e soprusi d'ogni genere, erano naturalmente portati a scegliere un mestiere i cui profitti fossero facili a nascondersi e a trasferirsi... Gli ebrei, esercitando l'usura, soddisfacevano un bisogno reale della società, in un'Europa che stava passando da un'economia di mera assistenza a un'economia che richiedeva un maggiore uso di denaro, bene che allora era assai scarso." Gaetano Masuzzo/cronarmerina

*Di tutte le 4 possibilità dell'accesso al credito ve ne parlerò nei prossimi giorni*

martedì 4 novembre 2014

Fontana c/da Furma / n. 35

Sino a qualche mese fa questa fontana/abbeveratoio era completamente sconosciuta. Adesso che sono stati tagliati tutti gli alberi e la boscaglia che la circondavano e la ricoprivano, è sotto gli occhi di tutti. Venendo da Valguarnera la vediamo sulla dx poco prima del bivio di c/da Furma, quello che precede la famosa curva a sx andando verso Piazza, che ha visto tanti incidenti anche recenti. La costruzione è molto semplice, ma doveva essere molto frequentata perché si trova lungo la strada per andare alle miniere di Grottacalda, Floristella e Gallizzi, per poi proseguire o per Valguarnera o per Enna. Era un ottimo punto di ristoro per tutti i viandanti a due e a quattro zampe, in sepecialmodo per chi proveniva dalla lunga salita di Valguarnera Caropepe e doveva proseguire verso la Ronza, ancora più in alto. Oltre la bevuta di acqua fresca il Pit Stop, adesso si chiama così, se andava bene, avrebbe compreso un tozzo di pane (pangh) con una cippolla (zz'vödda) o un'acciuga (angiòva), e se proprio si voleva strafare, un pezzo di formaggio (tumazz) stagionato da qualche semestre.

Gaetano Masuzzo/cronarmerina 

domenica 2 novembre 2014

Adesso, poi troppo tardi


 Questo giorno dedicato alla memoria di chi non c'è più, dovrebbe farci voler bene adesso, senza scuse, chi ancora c'è e non ci sarà più! Poi, sarà sempre troppo tardi!

PERDONAMI MAMMA


Perdonami mamma
per quelle parole mai ascoltate
Perdonami mamma
per quando non ti sono stato accanto
Perdonami mamma
per quel fiore che mai t'ho portato.

L'angoscia mi pesa sul petto
e un groppo mi stringe la gola
mentre una lacrima diventa pianto.

Che senso ha adesso
questo fiore in un vaso di marmo
questo minuto adesso con te.

Perdonami mamma
per l'impotenza in quell'ultimo atto
Perdonami mamma
per quelle preghiere non più ricordate
Perdonami mamma.

Sergio Piazza
8 giugno 2014

sabato 1 novembre 2014

Halloween? No, grazie!




LA FESTA NOSTRA

Talìa, cumpa’, o la cucuzza ntesta
o maschiri scantusi e scacazzari.
Pirchì? Pi quali cucca? Ma chi festa
po’ ssiri mai, chidda ca fa scantari?
Chidda ca t’assicuta lazzariatu
e cchiù vistutu sì, cchiù sì sminnatu?

Ma sta pinzata, ma di cu n’agghica!
Stu geniu di finizza e d’eleganza
ca a tutti ormai ci sfurnicìa la dica!
Chi sbùmmica, di qualchi nordicanza
ca essennu sulu tunna furastera
pari stratuni allocu di trazzera?

Ma pèrsimu lu sensu e la ragiuni,
caru cumpari, ca la nostra storia,
comu la storia di d’ognautru agnuni,
è soprattuttu fatta di memoria
e s’un si sapi sèntiri cu fummu
chiossà n’arzìa lu savujardu chiummu.

Pirchì la nostra festa fu de’ morti
ca pi tant’anni e tanta picciuttanza,
quannu pi zita c’era a Diu la sorti,
n’affuddava d’antica amurusanza
e ni cuntava d’animi purganti
ogni turnata festa d’Ognissanti.

E pari festa, na ddu campusantu,
cu na caterva di genti e di sciuri
di vuci assicutati ormai di chiantu
di chiantu assicutatu di duluri.
"Poi ricambianu, i morti, e tali e quali
stanotti poi ti portanu rijali."

E ammenzu a qualchi vesti e iucareddu
nuci e nuciddi, mennuli, azzalori
ficu, pupi di zuccaru, a punzeddu
la frutta marturana. Eh, scattacori
era l'arrusbigghiata dda jurnata
pi la ricerca di la ncannistrata.

E ma' ca ni cuntava poi lu cuntu
di visiti notturni e d'armi santi
ca si compuru ormai di contrappuntu
turnavanu a cuprinchiri vacanti.
Chista, la nostra. La festa de' morti,
quannu pi zita c'era a Diu la sorti.
Giòmetrico